Recensioni

Published on Gennaio 11th, 2017 | by Selvaggia Serini

0

Lovesick

Genere: Comedy
Durata: 24 minuti (a episodio)
Lingua originale: 
inglese
Stagioni:
2 (in corso)
Cast: 
Johnny Flynn, Antonia Thomas, Daniel Ings
Prima TV: 2 ottobre 2014
Distribuzione: 
Channel 4/Netflix

TRAMA: Dylan è un ragazzetto molto tenero e un po’ svampito, il classico bravo ragazzo inglese, che vive col donnaiolo Luke e la dolce amica del cuore Evie, e un giorno scopre di avere la clamidia. Come un bravo ragazzo, dovrà allora contattare tutte le sue ex, anche occasionali (delle quali ha compilato una lista in ordine alfabetico), per consigliare un bel test. Ricordarle, chiamarle, rivederle, sarà la scusa per Dylan per riesaminare la propria zoppicante vita sentimentale, in un buffo alternarsi di flashback.

“Benvenuta nel mondo della clamidia!”

Non è facile catalogare Lovesick. Intanto, è bene ricordare che originariamente si trattava una produzione Channel 4 (gli stessi che ci hanno regalato My Mad Fat Diary, Utopia, ma anche Il mio Grosso Grasso Matrimonio Gipsy), e si chiamava SCROTAL RECALL.

Avete capito bene. SCROTAL. RECALL.

Detto questo, la serie ha tutti i pregi delle tipiche commedie British: è buffa in modo quasi goffo; i personaggi non sono troppo patinati, ma hanno capelli crespi, visi segnati, barbe sfatte; non c’è pudore nel dire nulla, nemmeno clamidia (sapete bene che in una serie USA avrebbero generalizzato, parlato di “malattia sessualmente trasmissibile”); gli episodi sono brevi e le stagioni anche (sei episodi la prima, otto la seconda, rilevata da Netflix).
Ci sono dei momenti da risata grassa, ma lontani dalla classica concezione stelle e strisce tutta incentrata sulla punchline, che ha fatto tanti danni in giro nel mondo.
È una commedia, sì, ma è anche dolce, merito soprattutto di un casting perfetto (se cercate la foto di Johnny Flynn, la troverete sotto la definizione di PUCCY), con un’Antonia Thomas lontana dalla volgarità di Misfits, che riesce ad essere tenera e sexy allo stesso tempo.

La ragazza della porta accanto

Come se non bastasse, nei viaggi (mentali) di Dylan siamo accompagnati da una colonna sonora d’acciaio: Goldfrapp, Alt J, Daughter… Take That.
Di fronte a maxi produzioni o a serie più smaccatamente romantiche, Lovesick potrebbe passare inosservata, e sarebbe davvero un delitto: riesce infatti, in appena 24 minuti per volta, a farci sorridere e a farci tornare nel mondo ancora sorridenti.
La sensazione di benessere alla fine della prima stagione, consumata in circa due ore e mezzo, è insistente, dolce e contagiosa.
Di fronte alla vita amorosa di Dylan, del piacione Luke e della tenera Evie, tutti i nostri errori relazionali (passati, presenti e magari anche futuri) prendono una piega più sopportabile e ridicola, permettendoci di perdonarci qualche scivolone qui e lì (però ecco, non fate mai uno spruzzo all’Olandese).

Uno spruzzo a che, scusa?

Se My Mad Fat Diary aveva ritratto benissimo la nostra adolescenza imbranata, Lovesick fa la foto ai nostri vent’anni da cretini, permettendoci di guardarli da lontano con l’occhio benevolo del fratello maggiore.

PERCHÉ VEDERE LOVESICK?
– Perché uso sempre il preservativo.
– Perché si ama ogni volta come fosse l’ultima.
– Perché si ama ogni volta come fosse la prima.
– Perché voglio innamorarmi.
– Perché potrebbe essere un buon argomento da rimorchio.

PERCHÉ NON VEDERE LOVESICK?
– Perché non amo nessuno.
– Perché la clamidia mi mette ansia.
– Perché non capisco nulla di musica.
– Perché odio i biondi.
– Perché sono un borioso supponentino e nessuno mi vuole bene.

Selvaggia C. Serini

 

Twitter
Visit Us
Lovesick Selvaggia Serini

Summary:

5

Voto


Tags: , , , , , ,


About the Author



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di aver letto, compreso e accettato la privacy policy del sito

Back to Top ↑
  • Seguici su facebook

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni
  • Giustizia per Mario Paciolla

    Mario Paciolla