Istantly Elsewhere: Intervista a Martoz e Lorenzo Palloni
La piattaforma Spaceman Project ha lanciato una nuova campagna di crowdfunding internazionale per il progetto nato dalla collaborazione fra i due grandissimi autori italiani Lorenzo Palloni e Martoz. Il progetto si intitola INSTANTLY ELSEWHERE ed è una storia fantastica e violenta, che s’interroga sulla potenza universale della creazione e del racconto, in cui niente è certo e dove il finale ribalta ogni carta in tavola.
“Owen Theobart ha un segreto: non può smettere di scrivere, perché tutto ciò che non scrive diventa realtà. Ma quando le sue storie mettono in pericolo la sua famiglia e il pianeta, l’unica cosa che può fare è provare a sconfiggerle con ogni mezzo necessario e fare cose che mai avrebbe immaginato, fino a mettere in discussione sé stesso e il mondo che lo circonda.”
Il fumetto, scritto da Palloni e disegnato da Martoz, è pensato per essere pubblicata in quattro lingue (italiano, francese, spagnolo e francese) a luglio 2018 in un volume unico di 208 pagine pagine a colori. La campagna di crowdfunding, che ha un goal di 15.000 euro e durerà tutto il mese di marzo 2017 e prevede vari reward.
Indecise se intervistare Palloni o Martoz, abbiamo deciso di chiamare entrambi in causa, ed ecco cosa ci hanno raccontato.

Ciao ragazzi, e benvenuti su una banda di cefali!
Istantly elsewhere è il progetto di crowdfunding creato da voi due, e che vede Lorenzo Palloni ai testi e Martoz ai disegni. Com’è nata l’idea di questo libro e questo sodalizio?
Martoz: io e Lorenzo ci siamo proprio “incontrati”, nel senso che abbiamo molte cose in comune. Siamo entrambi iperattivi, molto produttivi per natura, al di là di ciò che possiamo scegliere. Abbiamo una passione irrefrenabile per questo mestiere che ci rapisce e non ci fa sentire la fatica. Quindi… dopo che ci siamo conosciuti c’è voluto poco tempo perché decidessimo di collaborare. Lorenzo mi ha proposto delle storie e “Instantly Elsewhere” era decisamente cucita su di me!
Palloni: l’idea nasce come al solito da un’ossessione, in questo caso quella che è anche il mio lavoro: raccontare. E se scrivere fosse una galera, una prigione da cui non puoi scappare? E se le storie stesse volessero essere raccontate e lo scrittore fosse il tramite? Poi un’incredibile intervista di Ray Bradbury ha fatto da innesco: la storia era tutta lì, arrotolata nel cervello. Mani in fiamme, Colpa, ricerca di sé, avventura, soprannaturale. Una roba onirica ma comunque decisamente solida, non potevo pensare ad altri che ad Alessandro. Era da un po’ che cercavo qualcosa da proporgli, gli ho buttato lì l’idea e mi ha sorpreso il suo entusiasmo istantaneo. Alessandro l’ho conosciuto durante un piccolo festival in Piemonte, ci siamo trovati io, lui, Guarnaccia e la Nuke a dormire in una stanza senza riscaldamento e senza acqua calda in pieno inverno. La mattina abbiamo cominciato a tirarci merendine confezionate. È stato subito amore. Ho cominciato a conoscerlo meglio dopo, durante la produzione delle tavole di prova, quando gli ho mandato trenta tavole di sceneggiatura dicendogli “tranquillo, fanne cinque o sei, andranno bene”. Dopo una settimana me le manda tutte e trenta. È matto, genuino, una persona incredibile, ci fai caciara serenamente fino alle cinque del mattino. Come fai a non collaborarci?
Per quanto ognuno di voi abbia la sua peculiarità (Palloni come sceneggiatore e Martoz come disegnatore), siete entrambi autori completi. Cosa significa non lavorare da soli ma con uno sceneggiatore/disegnatore al proprio fianco, senza il pieno potere su una storia? Come avete intenzione di organizzare il processo creativo e il lavoro?
Martoz: per me è stimolante e istruttivo. Si tratta di scoprire un modo nuovo di fare questo lavoro. La cosa bella è che, proprio perché siamo entrambi autori completi (sottolineo che Lorenzo è un bravissimo disegnatore), il confine stra scrittura e disegno è grigio, sfumato. C’è interazione libera tra noi, io posso dare spazio alle mie intuizioni e, viceversa, Lorenzo può aiutarmi nelle imprese grafiche. Il pieno potere non è sempre una buona cosa! Ci siamo organizzati in maniera abbastanza classica, semplicemente mantenendo un corridoio di comunicazione sempre aperto per libero scambio di idee. Io, quando è necessario, sono malleabile. Penso sia importante.
Palloni: per me guardare le mie idee che prendono la forma che qualcun altro gli dà è una sensazione simile all’orgasmo. Davvero, è impagabile. So perfettamente come darei forma io stesso a quelle idee, e vederle trasformate, originali, e comunque presenti nella loro essenza è un brivido pazzesco seguito da un sorriso, è lo scoprire che l’assassino è chi mai ti saresti aspettato. Quando ho cominciato a lavorare con Ale ho subito messo in chiaro che, non essendo lui un disegnatore comune, canonico, prevedibile, mi sarei affidato molto più al suo storytelling di quanto mi affidi ad altri fumettisti con cui collaboro. Lo script è scarno, essenziale, pochissime indicazioni di regia (che per me è una forzatura, di solito immagino le pagine e le inquadrature nel loro complesso). È complicato tenere in gabbia o indirizzare un segno come quello di Ale, gli dai delle idee, ne discuti, e poi fa quello che gli pare. Ogni cosa viene semplice ed epica. Muove la matita come un leone nella savana. Devastante.
Quali prevedi che saranno gli aspetti positivi e quelli negativi di lavorare con Palloni/Martoz? (Rispondi quello che vuoi, tanto l’abbiamo chiesto anche a Palloni. Come direbbe Madonna: “express yourself don’t repress yourself!”)
Martoz: non ne ho idea. L’ultima volta che ci siamo visti abbiamo passato 12 ore esatte a bere alcolici. Lorenzo è una persona ricolma di sapienza, quindi da lui si può imparare molto nell’ambito del fumetto. Non vedo aspetti negativi, si tratta di un’esperienza utile e formativa, oltre che una collaborazione tra artisti. Le collaborazioni sono un aspetto fondamentale di questa professione!
Palloni: aspetti positivi: verrà un libro della stramadonna, per cui mi aspetto un futuro interessante a livello internazionale più che italiano. Negativi: ho paura che alla fine sarò Martoz-addicted, non immagino un collaboratore migliore su progetti intriganti come questo. Probabilmente avremo da discutere su certe scelte narrative che portano al secondo colpo di scena, ma non mi preoccupo, lui sta a Milano, io ad Arezzo, per menarmi deve farsi tipo quattro ore di treno. Ho tutto il tempo per scappare.
Instantly Elsewhere è pensato per un pubblico di ogni età, e per la pubblicazione in ben quattro lingue: italiano, spagnolo, inglese e francese, come mai questa scelta?
Martoz: sono due cose separate, in realtà. La storia è per sua natura adatta ad un pubblico ampio, per i contenuti con cui è stata immaginata. E’ una scelta creativa a monte, precedente alla gestione editoriale. La questione delle lingue è una cosa positiva, in genere NON si fa così se non se ne ha la possibilità. quindi è una cosa buona. In definitiva potrei rispondere semplicemente che è la politica di Spaceman. Il crowdfunding si rivolge a un pubblico globale, perciò è necessario pubblicare in almeno tre lingue tra le più parlate.
Palloni: la scelta è dell’editore. Spaceman, come piattaforma di crowdfunding, si rivolge ad un pubblico internazionale. Mi interessa molto come scelta, perché mi farà capire se ho un po’ di pubblico in quell’oceano che è il mercato francese, per il quale sto per uscire con un terzo libro (“La Louve”, edizione francese di “Esatto”). E soprattutto è una buonissima scelta per il respiro che ha già il lavoro di Alessandro. È un ottimo richiamo.
Curiosità cefala. Tra i vari rewards del crowdfunding la possibilità di diventare un personaggio del fumetto. C’è già qualcuno che vi ha chiesto questa opzione e di chi è stata l’idea?
Martoz: non ne ho idea. E’ una fantastica caratteristica del crowdfunding, che aumenta la partecipazione. Credo sia un’interazione divertente che sbilancia la divisione netta tra artisti e lettori. Io avevo proposto di fare un concorso: “disegna il tuo supereroe” e il vincitore avrebbe visto il suo supereroe entrare a far parte dei personaggi all’interno della storia. Siete ancora in tempo, donatori, scrivetemi in privato (!!!)
Palloni: per ora abbiamo un pazzo che si è votato a questa meraviglia. Ho intenzione di mettermi in contatto con lui ed eventualmente con i prossimi pazzi per parlare del ruolo che reciteranno. Niente di primissimo piano, ma qualcosa di sostanzioso sì, volentieri. C’è abbastanza spazio nel libro per delirare e divertirsi un po’, e mi piacerebbe farlo con persone che credono nel progetto al punto da metterci i loro sudati risparmi, cosa per la quale gli sono grato da morire.
Due autori come voi, messi insieme, non avrebbero avuto problemi a trovare un editore disposto a pubblicarli, o avrebbero potuto autoprodursi. Perché avete scelto di lanciare il progetto su una piattaforma di crowdfunding con il metodo del prima o mai?
Martoz: infatti se avessimo voluto sarebbe finito a un editore e avrebbe seguito un percorso classico. L’autoproduzione no, troppo impegnativa per due autori impegnati come noi (non me la sto tirando, parlo cinicamente di tempo disponibile), sarebbe stato un flop di vendite perché troppo difficile da seguire come iter. Quando si è presentata l’ipotesi Spaceman, che per noi è una novità, ci ha intrigato. Una casa editrice diversa dalle altre, che punta subito a un respiro internazionale, scevra da certi meccanismi arrugginiti. Non è proprio un “prima o mai”, però capisco cosa intendi. Effettivamente il “tutto o niente” è un rischio per autori giovani che non hanno in tasca una vittoria predeterminata, non è per nulla scontato, abbiamo bisogno di tutto il sostegno possibile. Vedremo come andrà!
Palloni: sinceramente ho provato a proporlo in Francia, ma è davvero complesso spiegare cosa abbiamo in mente in un dossier di presentazione. La storia non basta. “Instantly Elsewhere” è qualcosa di più denso. E capisco se qualche editore non l’ha intuito, ci vuole molto coraggio per investire su un libro simile: “un fantasy con i supereroi con segno futurista di duecento pagine? Cosa può venire fuori?” E mentre stavamo provando in Francia si è fatta viva Spaceman, ci è piaciuta l’idea di provare una nuova esperienza, lontana dai soliti giri produttivi, e a cui siamo grati per la fiducia in un progetto a dir poco singolare. Non resta che aspettare il 7 aprile, quando la campagna di crowdfunding chiuderà, per capire se abbiamo fatto tutti la scelta giusta. Comunque al momento mi sto divertendo un sacco, quindi in parte ho già vinto!
Intervista a cura di Carla De Felice e Simona Di Rosa



