Parigi XXI
Penso, scrivo, sogno.
Parlo di diritti, libertà e uguaglianza.
Sorrido alla vita e mi innamoro tutti i giorni.
Ah, dimenticavo: #vorreiprendereiltreno
(Iacopo Melio)
Viviamo in un mondo cinico e socializziamo on line in ambienti ad alto tasso di cattivismo, per cui un giorno non sarà improbabile leggere frasi del tipo “io non ho niente contro i romantici, ho tanti amici romantici”. E forse per questo, Iacopo Melio con il suo Parigi XXI, libro edito da Miraggi edizioni, si lancia nella sfida: quella di far uscire i romantici dalla riserva indiana in cui sono stati cacciati a forza. Come i più attenti alle cose del web già sanno, Iacopo Melio è una delle personalità più interessanti emerse negli ultimi anni nel panorama dei social: un ragazzo con disabilità fisica che da anni si batte per i diritti dei disabili e la loro effettiva inclusione (andate a vedere la campagna di sensibilizzazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche sui treni), attraverso l’arma dell’ironia e una dose considerevole di genio.
E Parigi XXI è un libro coraggioso, perché parla di cose difficilissime: amore, abbandono, separazione, sofferenza, speranza.
Tutto questo senza cadere nei soliti clichè, quasi a voler riparare da solo i danni incalcolabili – un giorno, qualcuno si dovrà prendere la briga di chiedere una commissione parlamentare sulla questione – prodotti dalle canzoni sanremesi dalla rima ingenua.
Perché la retorica del cuore/amore ha mietuto vittime, distrutto carriere musicali, invaso con Toto Cutugno e Pupo la Russia di Putin, contribuito alla diffusione del cattivismo, e rovinato i romantici come me. Quelli che per un senso del pudore, ma soprattutto per la paura di essere etichettati con l’appellativo di zuccherini, finiscono col costruire castelli di sogni su equivoci mai chiariti e frasi non dette. O che nei momenti importanti, come nel gioco del Taboo, si ritrovano a corto di parole e si rifugiano nel rassicurante “oh, ti va una pizza?”. Che magari la pizza fosse un sentimento, tanto per citare per l’appunto Iacopo Melio.
La sfida vinta da Parigi XXI è quella di regalare un bagaglio di parole rassicuranti per i romantici, in cui si possono rifugiare o con cui costruire una corazza necessaria per affrontare le emozioni e i travagli esistenziali. Perché il libro parla di Giacomo e Francesca, ma anche di noi.
«Devo scordarmi di pensare. Che manchi poco. Ma manchi sempre»
Che, non so se avete presente, ma ci sono storie del tipo “una vita intera sempre in due e ci avrei scommesso su noi due”. Invece no. Uno dei due parte e si allontana e allora l’altro immagina il ritorno. Ed è un po’ imbarazzante perché chi rimane già lo sa che col cavolo lei/lui ritornerà, ma inizia lo stesso questo viaggio, questo “safari mentale” come dice Melio nella prefazione, in cui inizi a sognare tutti i posti in cui magari ci si possa ritrovare. Ed è un viaggio triste e chi legge si commuove e sta male non solo per l’empatia che si crea con lui/lei che aspetta e sogna. Perché tra i paesaggi evocati da Giacomo finisci col riconoscere quel “posto nel tuo cuore dove tira sempre il vento”. Ed è qui che in soccorso del lettore arriva il corredo di parole di Iacopo Melio che, sin dalla prima pagina, come una corazza attutisce il crash test emotivo e al flashback risponde così: “In un’altra vita ti cercherò prima”.
Fabio D’Angelo
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