Recensioni

Published on Giugno 19th, 2019 | by Francesco Papadia

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Il Cefalo che gridò AMore nel cuore del mondo – Neon Genesis Evangelion

Titolo:Neon Genesis Evangelion

Studio: Gainax

Regia: Hideaki Anno

Genere: Robotico, psicologico, post-apocalittico

Durata: 24’ (a episodio)

Lingua originale: Giapponese

Episodi: 26 (completa)

Distribuzione: Netflix

Prima Tv: 4 ottobre 1995 – 27 marzo 1996


Su Evangelion è stato detto tutto e il contrario di tutto, l’internet è pieno di saggi che speculano sulla trama, speculano sul finale, speculano sulla sigla. Quindi cominciamo subito con un bel luogo comune: nel mondo degli anime esiste un prima e un dopo Neon Genesis Evangelion.

Perché anche io ho sentito il bisogno di dire la mia su un anime di ormai vent’anni fa?
Perché siamo nel 2019 e Netflix ha deciso di proporre al suo pubblico una delle più importanti produzioni animate del secolo scorso.

Evangelion è una serie figlia del suo tempo, figlia della depressione del suo creatore, figlia del quasi totale fallimento dello studio che la produceva. Un riflessivo anime intriso di tristezza, solitudine, angoscia e rabbia.

Può dunque un prodotto del genere piacere a giovani spettatori (non volevo dire Millennials, oddio l’ho detto NdR) abituati al contatto interpersonale continuo ma virtuale,  al disagio da aperitivo il sabato sera, e del tutto ignari di ciò che il genere robotico ha rappresentato per noi non più tanto giovani?

La risposta è sì.

Prima di Neon Genesis Evangelion, il genere mecha era sinonimo di azione pura e divertimento, facevano eccezione le crepuscolari opere del genio Yoshiyuki Tomino, Gundam e Zambot 3. Bisognerà aspettare la fine degli anni ’80 con Patlabor per avere un anime non più incentrato sui combattimenti dei robot ma sulla vita  quotidiana dei personaggi.

Evangelion si spinge oltre; perché parla di tre adolescenti, più che problematici, costretti a pilotare robot alti novanta metri , gli Eva, per combattere gli Angeli, esseri venuti sulla Terra a distruggere l’umanità. Hideaki Anno ribalta i topos del cartone robotico, trasformando tutto ciò che c’era di entusiasmante (le sequenze di assemblaggio, l’entrata in scena del robot, i combattimenti) in un incubo orrendo fatto di ansia e disperazione.

Gli Eva sono robot spaventosi, sgraziati e come se non bastasse hanno bisogno che il loro pilota sia una persona mentalmente stabile, ed è qui che iniziano i problemi.

Neon Genesis Evangelion

Da sinistra a destra Eva-02, Eva-01, Eva-00. Detti anche gli scucchioni

I tre protagonisti sono archetipi delle debolezze umane: Shinji Ikari, pilota dell Eva-01, è costantemente indeciso e bloccato, rifiuta la sua responsabilità di pilota e per la prima volta vediamo un protagonista che odia il suo robot, addirittura ne ha paura.

Asuka Sōryū Langley, pilota dell’Eva-02, è aggressiva e impulsiva, all’inseguimento ossessivo di autoaffermazione, e rifiuta il proprio oscuro passato.

Rei Ayanami, pilota dell’Eva-00, è passiva ai limiti dell’inerzia, non rifiuta mai niente se non l’idea dell’esistenza stessa. Ed è quindi il rifiuto il tema centrale della serie.

Neon Genesis Evangelion

Rei, Shinji e Asuka con le loro faccette distese e serene

In Evangelion il mecha diventa il divano dello psicanalista e, dopo una battaglia con gli Angeli, si esce persone migliori o annientate in un bagno di lacrime e fratture scomposte.

Ma la serie non si ferma al banale scontro Eva Vs Angeli, la trama è profonda e complessa arriva a scomodare l’esistenzialismo tedesco e la psicanalisi freudiana, passando per riferimenti continui all’Antico Testamento.

Si parla dell’uomo, di Dio, del perfezionamento dell’uomo inteso come coscienza collettiva, dell’essere e dell’essere presenti a sé stessi. C’è Edipo, c’è Elettra, nessuno dei personaggi ha un rapporto sano con i propri genitori.

Gendo Ikari, padre di Shinji, è il perno su cui poggia l’intera struttura narrativa della serie. Forse il miglior villain involontario della storia. Gendo è un personaggio duro, manipolatore, anaffettivo e cinico oltre ogni limite. Un padre modello. Col suo volto impassibile e i suo modi dittatoriali ha saputo stregare gli spettatori, che da anni lo omaggiano con tonnellate di meme.

Neon Genesis Evangelion

L’altra faccia della medaglia è Misato Katsuragi. Materna, gentile, risoluta e fiera, sarà sempre pronta ad aiutare i protagonisti, soprattutto Shinji, a crescere come individui e a non fuggire davanti alle proprie responsabilità.

Per quanto riguarda il comparto tecnico c’è poco da dire. I disegni sono di una bellezza incredibile, i combattimenti e le scene d’azione sono armonici e fluidi, l’animazione è ancora oggi una delle migliori mai viste. La regia dosa il ritmo delle puntate in maniera sapiente, la serie ha sicuramente un passo lento ma non risulta mai noiosa.

È difficile interpretare il significato intrinseco di Evangelion. Non basta neanche conoscere Freud e Schopenauer. La serie chiede attenzione continua e cercherà di farvi abbassare la guardia per poi lanciarvi dettagli importantissimi ai fini della comprensione dell’opera.

A Evangelion non manca niente: amore, dolore, introspezione, azione, è la perfezione fatta anime. Sì okay, il finale all’epoca non l’ha capito nessuno, si incazzarono tutti e Anno dovette dovette rimediare col finale alternativo in The end of Evangelion, che spero arrivi su Netflix insieme al resto della serie.

Hideaki Anno ha usato Evangelion come strumento di autoanalisi, gridando l’odio verso tutti gli otaku e quindi verso se stesso. Tuttavia la serie è anche un inno alla vita e al libero arbitrio, alla forza della scelta, alla sconfitta delle proprie paure.

Sono contento che Evangelion abbia l’ennesima chance di diventare un culto;  l’occasione è tutta per la nuova generazione, che merita di soffrire tanto quanto abbiamo sofferto noi, no? Ma anche la vecchia generazione ha diritto di vederlo ancora una volta, con occhi nuovi.

N.B.
Questo articolo fa riferimento alla prima versione dell’anime Neon Genesis Evangelion. Quando l’ho scritto non sapevo del nuovo adattamento per Netflix, ad opera di Gualtiero Cannarsi, che ha modificato sensibilmente (nel bene o nel male lo deciderete voi) i dialoghi della versione storica. (NdR)

Perché vedere Neon Genesis Evangelion?
– Perché  sono un fan dei robottoni
– Perché sono stato un adolescente problematico.
– Perché  negazione, soppressione e conversione della volontà significa anche soppressione e scomparsa del mondo.
– Perché non mi sento solo e sono amato.

Perché non vedere Neon Genesis Evangelion?
– Perché se non l’ho visto nel ’97 non vedo perché lo dovrei vedere adesso.
– Perché è un anime da otaku puzzolenti e pervertiti.
– Perché vedo nel perfezionamento dell’uomo una “volontà di potenza” preoccupante.
– Perché non sono voluto salire sul fottuto robot.

Francesco Papadia

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