Blackout di Enzo Sodano: quando si tifa asteroide
C’è molta speranza, infinita speranza, ma non per noi (Franz Kafka)
Che probabilmente siete tra quelli che credono nel karma, nel fato, nel destino o semplicemente nella non-azione e sì, sì, lo so. Direte che non ci possiamo fare niente, che è inutile lottare perché qui decidono tutto loro. E con loro intendete gli altri: la suocera, il vicino di casa dal malocchio facile, gli extraterreni, i poteri forti, il gruppo Bilderberg e l’intero ordine mondiale. E qui vi voglio, perché il succo della questione è proprio questo: noi ci troviamo nei guai per questa sorta di fatalismo, al punto che ne abbiamo quasi fatto un’arte nel trovare l’alibi per accontentarci e sopravvivere in una realtà complessa. E questo magari solo per pigrizia mentale e mancanza di onestà nei confronti di noi stessi. In verità avremmo a disposizione anche il determinismo e il libero arbitrio, e queste possibilità ce le spiega bene Enzo Sodano nel sul romanzo Blackout, LFA Publisher.
Eh sì, insomma, possiamo aggiungere altre frecce al nostro arco, per cui tocca solo a noi decidere se continuare a sperare nell’intervento divino – il miracolo religioso gentilmente offerto da un santo di riferimento – o , in modo più prosaico, nella botta di culo per deviare un destino già scritto o tifare rivolta, provocando noi stessi la catastrofe in grado di rompere l’inerzia del mondo.
Tifare asteroide
Come se fossimo noi l’asteroide di cui abbiamo bisogno e fare come Riccardo, uno dei protagonisti del libro, che si ribella alle attenzioni morbose dello zio materno provocando quel blackout nel rione che cambia la traiettoria delle vite dei protagonisti del romanzo: Rolando, un pornoattore in declino, Elena, una cassiera che aspira a diventare una starlette. Guido. Emilia e Nicola, il suo marito tossico. Poi ci sono un boss della camorra, Henry e Trezeguet, la coppia di killer spietati, il Cinese, un uomo cerca di vendetta e riscatto . Sono tutti, fino ad allora, intimamente perduti. A unire le storie c’è questa vena grottesca e iperrealistica che lacera. C’è un fetore che impregna ogni cosa. Ci sono le ossessioni, i sensi di colpa, i rimpianti, le illusioni. C’è la vita del rione fatta di contrasti fortissimi, di colori più vivi e passioni più intense. E c’è questo senso del tragico che Enzo Sodano espone e ostenta.
Han spento già la luce
Enzo Sodano interroga i protagonisti sulle proprie esistenze e li fa camminare su un reticolo in cui si intrecciano realtà e sceneggiatura, letteratura e teatro. E il lettore li segue e naviga con loro a vista, verso quello che appare un chiaro destino. “C’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole, andiamo avanti tranquillamente”, direbbe il capitano del Titanic di De Gregori. Per questo Blackout è un romanzo viscerale che rompe – grazie a una narrazione densa e una scrittura tagliente – il sipario e trascina il lettore dentro storie forti, reali, pullulanti di vita, di sogni, speranza, in cui il lieto fine è un qualcosa di raro, perché la vita di lieti fine ne mette in palio pochi, pochissimi e quando lo fa chiede sempre qualcosa di costoso in cambio.
Fabio D’Angelo
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