Recensioni

Published on Gennaio 8th, 2020 | by Francesco Papadia

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Il blu è un colore calvo – Watchmen La Serie

Titolo: Watchmen

Ideatore: Damon Lindelof

Regia: Vari

Genere: Supereroi, Azione, distopico

Durata: 52′ – 67′ a puntata

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 9

Cast: Regina King, Don Johnson, Jeremy Irons, Tim Blake Nelson, Jean Smart

Distribuzione: HBO – Sky Atlantic

Prima Tv: 20 Ottobre 2019

Quando ho visto il trailer che annunciava il lancio della serie Watchmen la mia preoccupazione era ai massimi storici. Watchmen è uno dei graphic novel della mia vita, ci sono affezionato e gli voglio bene come se fosse un fratello.

Quanto è difficile rendere sullo schermo la distopia di Watchmen, il senso di angoscia per un imminente olocausto nucleare, in un 1985 in cui la guerra fredda non è mai stata così bollente? Chiedetelo a Zack Snyder, che col suo film aveva quasi azzeccato tutto nonostante critica e pubblico lo abbiano stroncato ugualmente. Il graphic novel di Moore è praticamente intoccabile, inattaccabile, una vera reliquia sacra.

Stavolta ci pensa Damon Lindelof, colui che ha rilanciato la serie TV per come la conosciamo oggi, papà di un’altra reliquia sacra: Lost. Lindelof si riallaccia direttamente al graphic novel, non considerando il (brutto) finale del film di Snyder, e ambienta la storia trentaquattro anni dopo.

Siamo a Tulsa in Oklahoma. È il 2019, il Presidente degli Stati Uniti è Robert Redford, i vigilanti mascherati sono fuorilegge (i pochi rimasti sono affiliati ai corpi di polizia) mentre i poliziotti semplici indossano maschere che coprono il volto. Un poliziotto verrà ferito gravemente da un esponente del Settimo Cavalleria, un gruppo terrorista che indossa la maschera di Rorschach. Questo evento spalanca l’abisso sul passato e sul futuro del paese e dei suoi abitanti.

La cittadina ha radici sporche di sangue: nel 1921, infatti, si è verificata una delle più sanguinose stragi razziste della storia USA  e la violenza tornerà prepotente sconvolgendo la vita di Angela Abar, poliziotta, vigilante mascherata e protagonista principale della serie. Seguiremo, parallelamente alla trama principale (ma solo in apparenza), le grottesche avventure steampunk di Adrian “Ozymandias” Veidt.

No cappuccio, no party!

Lindelof è un disordinato, chi ha visto Lost lo sa. In Watchmen tiene le redini per i primi cinque episodi, mantenendo uno stile lento e composto da poliziesco classico, per poi andare a briglia sciolta e senza freni fino alla fine.
I nuovi personaggi sono caratterizzati molto bene, ben recitati e si incastrano alla perfezione nelle dinamiche e nei rapporti tra i personaggi “storici”. Oltre alla già citata Abar/Sorella notte, c’è il misterioso Specchio, interpretato da Tim Blake Nelson, che con un il suo costume riflettente riesce a capire senza esitazione dov’è la verità e dov’è la menzogna.

Avranno spazio anche i personaggi della storia classica: troveremo una Silk Spectre II in una veste più istituzionale e ovviamente non può mancare il nostro pelatone blu, Dr.Manhattan. Il merito di Lindelof sta nell’essere riuscito a mantenere l’interesse alto su punti, che poi si riveleranno trascurabili, per poi spostarlo su una questione molto più conforme al fumetto.

Uno dei difetti più grossi nella scrittura sta nella gestione del Settimo Cavalleria. Questo gruppo, figlio del KKK, indossa la maschera di Rorschach, ma perché? Non si sa. Nella storia, a parte la maschera, non ci sono mai immagini, dialoghi, flashback di Rorschach o che raccontino perché il riferimento dei terroristi sia Rorschach, che è un personaggio sicuramente reazionario ma mai razzista.

La regia frammentata come un puzzle riesce a tenere attento lo spettatore senza mai confonderlo e senza essere troppo didascalica. La fotografia tiene il passo, è precisa e molto attenta ai dettagli che possono ingolosire i fan del fumetto.

Il ritmo narrativo poteva essere gestito meglio, spesso si ha la sensazione di perdita di tempo (non per il ticchettio d’orologio che si sente ogni tanto nelle scene. spettacolare). Tutta la parte di Veidt è un divertissement riempitivo che, nonostante Irons sia sempre eccezionale (anche se un po’ troppo sopra le righe), lascia il tempo che trova fino a quando il personaggio di Ozymandias non entra negli ingranaggi della trama.

Una menzione d’onore va alla spettacolare colonna sonora. Trent Reznor ha saputo creare eccellenti temi originali, che spaziano dall’elettronica al ragtime, si ripetono e danno il giusto colore alla scena. Anche la selezione delle canzoni note è azzeccata, emozionante e sempre all’altezza.

Scardinata dalla componente fumettistica, la serie è più attuale che mai. In un mondo che vaneggia sempre più di “razzismo al contrario” ci troviamo al cospetto di un’opera che ricorda agli Stati Uniti le basi su cui hanno fondato la loro storia e quanto i morti comincino a pesare davvero tanto sulla coscienza.

La morale di Watchmen non cambia, si sposta solo un pochino. Cosa succede se chi è davvero disposto a sporcarsi le mani per il “bene superiore” ha un bene superiore che non è il nostro? 

Perché vedere Watchmen?
– Perché non è una porcheria e già questo non è poco.
– Perché sì alle scazzottate e no ai superpoteri.
– Perché io ci vedo una farfalla.

Perché non vedere Watchmen?
– Perché mi piace dare fuoco a grosse croci di legno
– Perché il graphic novel di Moore è il verbo e per me non esiste altro.
– Perché sto finendo di leggere il diario di Rorschach.

Francesco Papadia

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