Momenti straordinari con applausi finti – Gipi
La prima recensione che ho scritto, in assoluto, è stata per LMVDM di Gipi. Due cose colsero la mia attenzione e gettarono su di me l’incantesimo che non mi abbandona tutt’oggi: un tratto rozzo, naïve, e uno spinto autobiografismo. Lo stile “improvvisato”, scarabocchiato, ingannavano il lettore, invitandolo ad assaporare, tra le righe di un racconto svelto, divertente, impacciato, una profonda inquietudine. Opera dopo opera, Gipi ci ha poi abituati allo splendore, alle sue abilità grafiche (di disegnatore e acquarellista), alla sua qualità di pensiero e ad una certa logorrea.
Con Momenti straordinari con applausi finti, edito dalla Coconino e pubblicato nel 2019, Gipi fornisce un’ennesima prova della sua abilità di disegnatore, alternando il suo riconoscibile stile abbozzato, in bianco e nero, a tavole acquarellate che potrebbero stare tranquillamente appese in un museo. Questo autore è capace, in sostanza, di attingere a piene mani a soluzioni grafiche molto diverse, ai poli estremi dello spettro, potremmo dire, conscio che ogni scelta porta con sé uno specifico precipitato sociale ed emotivo, legato all’estetica e alla doxa dei generi letterari.

Lo scrittore Francesco Piccolo ha proposto la candidatura di quest’opera al Premio Strega, definendola “un capolavoro intimo che abbatterebbe le barriere dei generi, se ci fossero ancora.” Mi associo a lui, consigliandone la lettura anche a chi fosse curioso di osservare in prima persona come questo fantomatico processo di dissoluzione dei “generi” si stia consumando nelle mani di uno dei fumettisti italiani più famosi e, al momento, interessanti.
Il percorso era già maturo in Una Storia, opera particolarmente coinvolgente per gli occhi e sfidante per la mente. Cifra comune questa sceneggiatura sincopata, che taglia e cuce racconti diversi (paralleli? Completamente slegati o interdipendenti?), mettendo alla prova curiosità e pazienza del lettore.
In quest’ultimo testo i racconti sono gestiti in maniera più ordinata, comprensibile, gerarchica. Sappiamo che c’è una storia principale, coerente dall’inizio alla fine, e comprendiamo che tutto quello che accade, pagina dopo pagina, deve essere in qualche modo legato alla narrazione principale e all’io narrante, Silvano Landi, comico di professione. All’uomo dal volto abbozzato, che altro non è che Gipi stesso, che torna (quasi) sempre nelle sue opere.
L’autore non fa mistero dei motivi che l’hanno spinto a realizzare l’opera e rimane coerente nel rappresentare se stesso, i propri movimenti interiori altalenanti. Questo non svilisce l’opera in alcun modo, ma sicuramente strizza l’occhio ai fan che amano riconoscere il proprio beniamino, così finemente tratteggiato sia dal punto di vista estetico che psicologico, che cresce (e invecchia) tra le pagine delle sue opere. Gipi non fa sconti a se stesso, si prende in giro e, allo stesso tempo, costruisce con quest’opera una profonda empatia e una forma delicata di perdono.
Momenti straordinari con applausi finti è una storia delicata di un momento durissimo, dell’incontro con la morte della creatura che ci dà la vita. E questa difficoltà, questo buco nero, nelle mani dell’artista produce un fiore che dona i colori dell’acquerello e il nero d’inchiostro graffiante. Ha il volto del protagonista della storia, del suo alter ego bambino – che ci trascina prepotentemente in paginoni colorati che odorano d’infanzia, caldi e freddi come solo le memorie possono essere – di un uomo primitivo, di un gruppo di astronauti perduti su un pianeta sconosciuto. Tutte facce di una stessa medaglia che portano fuori uno scavo profondo, sofferto ma rielaborato attraverso l’artificio estetico, in un cuore dolorante.
Sulle prime, il lettore si troverà, come in Una Storia ma meno di frequente, a chiedersi dov’è. Ma qui siamo più saldi sull’io narrante, sul suo sarcasmo, anche perché riconosciamo meglio il personaggio pubblico di Gipi. Ben presto, senza accorgersene, il lettore si abbandonerà ad un flusso inesorabile che non potrà in nessun modo lasciarlo indifferente. Sia per i temi trattati, sia per le soluzioni estetiche ad essi dedicate. Ci sembrerà, chiusa l’ultima pagina, di tenerlo proprio tra le mani quel cuore dolorante, senza sapere se sia il suo o il nostro. Ma che differenza fa?
Martina Caschera



