Fumetti

Published on Dicembre 12th, 2014 | by Martina Caschera

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Poco raccomandabile, Chloé Cruchaudet

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Poco, molto poco raccomandabile questo fumetto. Eppure, proprio per questo, consigliatissimo.

Lo aspettavo da tempo, da quando, subito dopo il Comicon 2014, incappai per caso in un articolo di Tonio Troiani, con annessa galleria di immagini.

I disegni mi colpirono subito e anche per voi, molto probabilmente, saranno il gancio che terrà l’attenzione alta fino all’ultima pagina. Affascinanti, i disegni, e affascinante anche la storia.

Il saggio La Garçonne et l’assassin di Fabrice Virgili e Daniele Voldman, tratto da una storia vera, ha ispirato la fumettista francese per quest’opera,  Mauvais Genre,  uscita in Italia lo scorso settembre per Coconino Press, con il titolo Poco raccomandabile.

Ne elencherò i premi vinti, così, solo per posticiparne la sinossi: Prix Landerneau de la BD,  Prix coup de coeur al festival Quai des bulles di St-Malo e Prix du Public Cultura  (Premio del pubblico) ad Angoulême. 

Il lavoro tutto, di Chloé Cruchaudet, è un lavoro di tipo storico e letterario: le sue opere precedenti, Groenlandia Manhattan (Coconino, 2008), che la trilogia Ida (inedito da noi) sono ambientate tra il XIX e i primi decenni del XX secolo. Un importante lavoro di ricerca, narrativa e soprattutto estetica, che rapisce lo sguardo e lo trattiene con originalità e carattere.

In Poco Raccomandabile,  la narrazione spazia in un ampio lasso di tempo: tra le pagine di quest’opera siamo chiamati a partecipare alla vita notturna della Parigi ante-guerra e la Parigi post-bellica, passando per le trincee e l’orrore della Prima Guerra Mondiale.

Cattura di schermata (104)

 

Il racconto si incentra inizialmente sulla storia d’amore di una giovane coppia, Paul e Louise, dalla sala da ballo ai primi appuntamenti, fino al matrimonio e alla leva militare. Una coppia come tante, frizzante, giovane, gioiosa, innamorata. Sarà la guerra, con il suo ingresso in scena improvviso e brutale, a cambiarli definitivamente.

Cattura di schermata (105)

Paul Grappe e sua moglie Louise Landy si separano, e Paul non sarà più lo stesso.

Il focus si sposta dunque sulla vita di Paul in trincea. Il sangue e l’orrore di questa lo costringeranno a plurimi tentativi di fuga, fino a che, in seguito ad un’automutilazione inefficace e alla minaccia di un prossimo ritorno alle armi, Paul si decide per il definitivo ammutinamento.

Ma per l’uomo che scappa dalla guerra l’unica soluzione, per lo Stato, la Nazione, c’è  solo la fucilazione. Che fare? Come sopravvivere?

Ricercato e frustrato da una lunga clausura, totalmente dipendente dalla moglie stanca e sfibrata dal troppo lavoro, Paul una sera approfitta dell’ora tarda e del buio per indossare gli abiti di Louise ed esce a comprare una bottiglia di vino.

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Il travestimento, che avrebbe dovuto semplicemente essere un escamotage temporaneo e un mezzo per ottenere la tanta agognata libertà, gli piace. E si rivela come l’inizio di una nuova vita.

Iniziamo a questo punto con Paul, accompagnati dalla timida Louise, un percorso di riappropriazione e scoperta ex novo dei piaceri dello stare al mondo.

Cattura di schermata (106)

In questo percorso Paul scopre pian piano lati di sé che non avrebbe mai immaginato e così anche Louise: il suo ruolo ambiguo di vittima /carnefice crea un effetto stridente costringe costantemente il lettore a riflettere sul senso ultimo della “trasformazione”e su come  le scelte personali si riflettano in maniera complessa sull’altro.

Della trama non voglio rivelare più di questo, è giusto che la tensione accompagni lo sguardo del lettore mentre gira le pagine e si fa ammaliare dal tratto sinuoso, dalla tecnica elegante e sensuale dell’artista, dalla sua scrittura vivace e non banale. Si tratta infatti di un periodo storico di recente molto trattato dalla narrativa a fumetti, ma l’angolazione scelta dall’autrice è nuova, particolare.

Cattura di schermata (107)

L’utilizzo del colore è particolarmente interessante, tanto da essere stato definito dalla stessa autrice “simbolico”:  il rosso, colore femminile, associato ai vestiti, allo smalto, al sangue. Il verde è il cielo di guerra e, acidulo, degli ambienti stagnanti. Il nero è utilizzato con sapienza nelle sue tonalità più intense e nello sfumato, a creare vere e proprie “atmosfere”.

Questa luce soffusa, ambigua, mantenuta con coerenza grafica e narrativa (tanto che non vi è quasi mai netta separazione tra le vignette, che sfociano una nell’altra), incarna la questione centrale di quest’opera, la questione di “genre” (genere), che è da intendersi più come un concetto sfumato che come una categoria tranciante.

La sessualità, il genere, la libertà, e la (ri)scoperta di queste, sono argomenti difficili da trattare ma sempre attuali, sempre necessari se trattati con intelligenza e sensibilità.

L’invito che ci viene fatto, tra le pagine di Poco raccomandabile, è di rimanere sempre elastici e aperti, di accettare le proprie contraddizioni e di fare il possibile per non farsi ingabbiare dai pregiudizi sociali e culturali.

Ne vale della propria felicità e della felicità di chi ci ama.

Martina Caschera

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Poco raccomandabile, Chloé Cruchaudet Martina Caschera

Voto

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4,5


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