Recensioni space force

Published on Luglio 15th, 2020 | by Noemi Borghese

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Space Force – un gioiellino per il quadrante lib-left

Ideatore: Greg Daniels e Steve Carell

Genere: Workplace comedy

Durata: 25-35’

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 10

Cast: Steve Carell, John Malkovich, Lisa Kudrow, Ben Schwarz, Tawny Newsome

Produzione: Netflix

Prima Tv: 29 Maggio 2020

Poche serie TV hanno avuto l’enorme fortuna di The Office, di cui già abbiamo parlato: nove stagioni, un pubblico fedelissimo, e, molto più che per altri casi, un esercito di fan impegnati periodicamente nel cosiddetto rewatchriguardare una serie che si è già visto -, che oggi, con un’offerta di nuove serie così ricca ma lo stesso monte ore a disposizione, significa davvero vero amore. 

Space Force

Why am I in trouble because Boomers are weird around women?

Il creatore di The Office US e l’attore protagonista Steve Carell questo lo sanno bene, e forse da anni aspettavano l’occasione per tornare in scena insieme per farci divertire ancora con una storia nuova: l’occasione è arrivata qualche anno fa, quando il Presidente Trump dichiarò di voler creare la US Space Force, inaugurata poi nel 2019, andando ad aggiungere un nuovo braccio alle forze militari statunitensi.

Netflix ha accolto così l’idea di una serie, chiaramente comica, che racconta, o meglio fantàstica, su come si lavora nella Space Force americana: il fatto che lo spunto sia arrivato da un fatto realmente accaduto regala alla serie la giusta dose di attualità e attira un pubblico affamato di satira.

La storia comincia con il protagonista, anche qui interpretato da Steve, il generale Mark Naird, che riceve l’incarico di ricoprire il ruolo di Chief of Space Operations. Naird passa dall’Air Force alla Space Force ed entra in un nuovo ambiente di lavoro, costretto a trasferirsi insieme alla figlia adolescente in Colorado.

Space Force

POTUS wants to make some changes. He’s tweeting about it every five minutes

Insieme al generale Naird incontriamo il capo del team di scienziati delle operazioni, Adrian Mallory, interpretato da John Malkovich: Mallory rappresenta la scienza, è rigoroso, razionale e sordo alle questioni politiche del Generale Naird. I due sono comicamente agli opposti, come poi accade realmente negli ambienti di lavoro governativi. Alle richieste del POTUS – che sappiamo essere il vero POTUS, Donald Trump, il quale non viene però mai nominato – di invadere la Luna, distruggere le basi cinesi e far partire la spedizione contro i pareri scientifici, Mallory reagisce con tagliente sarcasmo, Naird è costretto a mediare. 

Insieme a Mallory, troviamo il social media manager Fuck Tony, impegnato in una scalata di Twitter, ossessionato dal racconto filtrato delle vicende quotidiane della Space Force, consapevole di essere il più facile da rimpiazzare, insopportabile e fuori luogo anche se completamente necessario quando c’è da fare crisis management: la rappresentazione perfetta di una generazione di giovani che per lavoro usano strumenti che per i superiori sono un’incognita e un’arma tagliente costantemente in agguato.

E il quarto personaggio chiave è una figura femminile: il capitano Angela Ali, che da pilota passa a dirigere la squadra di astronauti che sbarcheranno sulla luna, diventando così la prima donna a metter piede sul nostro satellite. 

Space Force

It’s good to be BLACK on the Moon

Space Force è un piccolo gioiellino che dura poche ore ed è una serie con un grande potenziale. La storia si interrompe al decimo episodio con un cliffhanger che lascia intendere che ci saranno nuove stagioni: proprio nelle ultime ore è arrivata la conferma della seconda stagione, che sarà messa in produzione verosimilmente appena negli Stati Uniti – quelli veri, non quelli della fiction – si calmeranno le acque per l’emergenza Covid-19.

C’è, in tutte le produzioni Netflix, il chiaro segnale che il pubblico di riferimento si stia spostando pian piano verso il famoso quadrante verde del political compass: tra i temi più ricorrenti troviamo spesso la gender fluidity, i temi sociali che stanno a cuore ai teenager, la satira accompagnata alla nostalgia per le colonne del cinema e della tv degli scorsi decenni, la narrazione ricorrente dei disagi di una generazione. 

Quello che fa Netflix, però, nonostante si impegni in battaglie ideologiche con prodotti rivolti al futuro – i più giovani – spesso è trascurare la qualità tout-court. Cosa che non fa Amazon Prime, che se talvolta rinuncia ad ammiccare ai più attenti titillandoli con i temi dell’attualità, è in grado di costruire storie più complesse e più belle esteticamente.

Ma noi vogliamo fidarci di Greg Daniels e di Steve Carell, no?

Perché guardare Space Force?

Perché mi manca The Office, perché sono il target di Netflix at its finest, perché c’è bisogno di più satira nelle fiction e non solo nelle stand-up comedy, perché ho voglia di vedere una scimmia nello spazio, perché sono un social media manager.

Perché non guardare Space Force?

Perché voglio una serie impegnativa, perché sono un supporter di Trump, perché sono un supporter della Cina, perché non sono nel quadrante verde, perché sono una persona noiosa.

Noemi Borghese

 

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Space Force – un gioiellino per il quadrante lib-left Noemi Borghese

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3

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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