Tragic Technology Inc. – NODe
Questo disco è una bomba. Non si comincia così una recensione, perché non è tecnico, non è obiettivo, è slang, ecc. Ma non fa niente, perché questo disco è una bomba.
Sto parlando di Tragic Technology Inc. dei NODe (Not Ordinary Dead). Elettronica curatissima, tiratissima, un piglio rock sfrontato e soprattutto un caleidoscopio di ispirazioni differenti. Un frullato di suoni che si dipana per dieci tracce forti e che alla fine ti lascia l’idea di aver ascoltato qualcosa di omogeneo, e la sensazione di aver ballato, anche da fermo. Perché il piglio danzereccio è innegabile. Meno certa la collocazione, ma a parere dello scrivente una zona liminale della new wave che tocca le zone più calde della coldwave e più fredde del synth-pop è piuttosto calzante.
Cantato a metà strada fra Blur e Franz Ferdinand, synth sovrano, onde non sinusoidali e repentini cambiamenti di ritmo. The way I do è un inizio col botto ed è quasi programmatica perché contiene in sé gli elementi che poi si rintracceranno durante l’intero lavoro, compresa l’inquietante ironia del testo. Il mood si fa più acido e nevrotico con le robotiche evoluzioni armoniche di Precinct node. “One, two, three, four, start the fire!” e Dead man working ci riporta per suoni, tematiche e complessità al Bowie anni ’90, quello più elettrico e paranoico di Earthling. Entriamo nei momenti più alti del disco con To die 10000 times e Matter of time. Più ritmata la prima, più melodica la seconda, il richiamo ai Depeche Mode è innegabile, ma quello che colpisce è l’equilibrio delle texture, l’intreccio dei suoni che crea un’atmosfera più cupa e claustrofobica nella prima e più viscerale e melanconica in Matter of time, una vera perla. Man in the middle conserva l’atmosfera ed è l’ingresso ufficiale nella Tragic Technology del titolo, e spicca per i contrasti fra basso modificato, buzz e chitarre che da delicatamente grunge si fanno violente e così via. Si balla indie con Videocy, godibilissima. In Something against me è un salto nel contemporaneo, dalle suggestioni new wave si torna ai Daft Punk e ai Planet Funk, ma meno pacchiani (sì, l’ho detto). E poi subito indietro nel tempo con l’episodio più coldwave del disco, la storta Kinky Yes. E con le scorie nucleari di The Atomic Love si chiude il tutto su una nota nevrotica e sci-fi.
Un lavoro maturo che mette sul piatto moltissimi elementi e li combina in maniera non banale e assai fruibile al tempo stesso. E che lascia sperare in evoluzioni ancor più interessanti in futuro. Caldamente consigliato.
Il disco è in free download sul sito ufficiale dei NODe.
Roberto D’Angelo




