El Pintor – Interpol

Sul tema mi sono soffermato spesso, ma è una cosa familiare a tutti, per cui ci ritorno: l’attitudine a creare un legame tra la musica che ascoltiamo e un posto. In questo, spesso, siamo aiutati anche dall’automobile che, resistendo al passaggio dalla cassettina a Spotify, rimane uno dei principali luoghi d’ascolto della musica. Ieri, ad esempio, di ritorno dal lavoro, ascoltavo in macchina il nuovo album degli Interpol (El Pinton), proprio mentre attraversavo in volata la superstrada Nola-Villa Literno. La musica creava un’atmosfera cupa e drammatica, come il paesaggio che scorreva di lato, arricchito qua e là da una serie di fuochi al tramonto. Ecco fatto, il gioco d’associazione era servito: per me quella strada sarà sempre All the rage back home.
El Pintor (quinto lavoro della band americana, uscito il 9 settembre) conserva tutte le caratteristiche di un tipico album degli Interpol: le già citate atmosfere cupe e drammatiche, i riff di chitarra come se piovesse, la voce del cantante che tanto ricorda Ian Curtis, orgogliosamente ostentata così come le chiare influenze per la new wave. L’anagramma no, quella è una novità che ha stupito tutti, pure i fan più accaniti.
In El Pintor Paul Banks soffre e si strugge. L’abbandono è un macigno che il nostro porta sulle spalle come fosse il peso del mondo intero. È esausto, fragile e vulnerabile: “Tu conosci tutto di me e questo mi fa paura” dice in Anywhere, a mio sindacabile giudizio la traccia più bella dell’album. Il disco procede così, in un continuo alternarsi di tristezza, paura, malinconia e, ovviamente, rabbia. Il risultato finale è un concentrato denso d’emozioni, supportato da un suono robusto, ben definito e riconoscibile. Al netto del titolo, quello degli Interpol è decisamente un buon album. Probabilmente non converranno con me gli amanti della sperimentazione a tutti i costi che dopo l’ascolto di El Pintor storceranno il naso e cercheranno stupore altrove, lasciando il posto sotto al palco agli abitudinari come me già muniti di biglietto e in cerca di solide certezze. E poi, ecco, diciamolo: i drammi esistenziali cantati da Paul Banks danno conforto. Non lamentatevi, c’è chi in amore sta peggio di voi, come ad esempio chi canta.
Fabio D’Angelo
TRACKLIST:
1. All the rage back home
2. My desire
3. Anywhere
4. Same town, new story
5. My blue supreme
6. Everything is wrong
7. Breaker 1
8. Ancient ways
9. Tidal wave
10. Twice as hard
Summary:



