Cefalonia

Published on Febbraio 14th, 2015 | by cefalo precario

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Lo spiegone di Sanremo 2015

Eccomi qua, pronta a sparare tre o quattro cefalate su questo sessantacinquesimo Festival (con l’accento sulla “àl” come nella migliore tradizione – dizione dei giornalisti del Tg1) di Sanremo in attesa della finale di questa sera.

Perché Sanremo è Sanremo!

E’ un po’ come inciuciare con la vicina di ombrellone, una perfetta sconosciuta a volte, con la quale dare sfogo a tutto un calendario di banalità e luoghi comuni. E poi ormai certe cose sono diventate un rito: “Ma perché guardi Sanremo? A me fa schifo, non lo vedo, preferisco il documentario sugli ornitorinchi che si riproducono, però nella pubblicità ho fatto un po’ di zapping, per questo conosco già tutto il pezzo di Raf a memoria!”. I socialnetwork poi hanno messo il carico da novanta: ci sono più status di gente che finge di non guardare Sanremo e si lamenta di quelli che scrivono status su Sanremo. Incredibile!

Dico io, ma non è meglio ammettere a noi stessi che siamo italiani, che inciuciare è la cosa che ci riesce meglio (dopo distruggere tutto ciò che la storia ci ha lasciato in custodia, truffare il prossimo e cucinare in televisione) e che Sanremo altro non è che lo specchio della nostra società? È un caso secondo voi che quest’anno ci sia stato Carlo Conti al timone? Un “fiorentino” tanto bravo, abbronzato e “democristiano”? …
Ma veniamo a noi. Da dove iniziare? Ma dalle mie vallette preferite!!!

Emma ed Arisa.

Emma e Arisa a confronto

Emma e Arisa a confronto

Dire che le preferisco quando cantano la dice lunga. Sono state così inappropriate, inopportune ed imbarazzanti che mi fanno quasi tenerezza. E i vestiti? Ne vogliamo parlare? Io non ne capisco un fico secco di moda, solo quest’inverno ho scoperto che esiste una tizia che fa intimo di lusso, una tale Victoria vattelapesca ma, credetemi, persino io ho capito che stavano vestite davvero male.

Emma, che per quattro sere mentre si toglieva continuamente qualcosa tra i denti sosteneva di sentirsi una principessa, ha raggiunto il picco massimo quando si è presentata sul palco come una novella Grecia Colmenares negli anni d’oro, quando io ero bambina, per intenderci, e lei girava tutte le soap opera di Rete 4;

Arisa, invece, ha creduto per quattro sere di trovarsi ad una festa di Halloween o ad una serata musicale di una tribute band di Marilyn Manson, non lo so. E poi sono riuscite ad incartarsi e sbagliare, a leggere il gobbo talmente tante volte che Rocio Munoz Morales, la bellona straniera di turno che nella vita fa la fidanzata di Raul Bova, era un’insegnante madrelingua di italiano a confronto.

Ma ora passiamo alle canzoni e ai cantanti in gara.

Per prima cosa voglio dire, tutto d’un fiato, che

“ASanremolamusicanonvieneproprioconsiderata, 

sipensasoloaivestitieagliospitistranieri,

chevergogna!”.

Liberatami da questo luogo comune che va avanti da sessantacinque anni nei salotti della Vita in Diretta. Sarei tentata di aggiungere qualche altra banalità ma, con il vostro permesso, mi soffermerei sui cantanti o pseudotali, perché il tempo stringe e le cose da dire sono parecchie. Così come Sanremo rispecchia la nostra società, i cantanti dei talent show rispecchiano parte della nostra musica e questo fatto dobbiamo in qualche modo mandarlo giù, a malincuore ovviamente, perché sembrano fatti con gli stampini, ma non abbiamo alternative se non quella di farcene una ragione. Forse.

Mettiamola così: è un po’ come negli anni sessanta – settanta – ottanta, quando si accettava il cantante di turno (lo stesso che vi fa ballare nelle serate revival mentre siete quasi in coma etilico) che faceva un pezzo e poi scompariva!

Conti ha radunato un bel po’ di gente direttamente dagli anni 90: Raf, Masini, Irene Grandi, Britti, Grignani…che tenerezza! Non riesco a parlarne male, perché è un po’ come parlare male di mamma e papà. Ammetto che il pezzo di Raf non me lo ricordo, forse anche per questo sarà stato eliminato, non lo so, però gli voglio bene solo per avermi fatto dare il mio primo bacio accompagnato da Infinto. Stesso discorso per Masini che ha portato sul palco il classico pezzo alla Masini, senza parolacce però. Irene Grandi non mi ha convinto un granché vestita da ex rockettara in pensione, la preferisco quando saltella scimmiottando Vasco, ma rimane sempre una gran figa!

Raf, versione sanremo 2015.

Raf, Sanremo 2015.

E poi, lui: Gianluca Grignani. Quanto ti ho amato! A questo punto dovrei dire un’altra frase “Grignani mi fa schifo, ma ha fatto un bell’album, Fabbrica di plastica!” per riconoscermi nella massa, ma non lo farò. Il pezzo presentato è uguale a quelli scritti negli ultimi anni, quando sfornava figli e album alla velocità della luce. Non mi è dispiaciuto, ma più per un fatto affettivo.

Britti devo approfondirlo meglio dunque mi limiterò a giustificarlo come si usa fare, affermando che è un gran chitarrista! Anzi, che ha scritto la vasca però è un gran chitarrista!

Poi c’è stata la Tatangelo, che per grazia di Dio ricevuta, è stata eliminata. Ha portato un pezzo scritto anche dal cantante dei Modà, che ha firmato altri tre pezzi. Ha finto di non esserci rimasta male dicendo che “quando le persona sono nulla, l’eliminazione è zero” e poi magari è andata a piangiare sulla spalla di Giggino.

Raggrupperei Chiara, Annalisa e Bianca Atzei. La prima la riconosco perché per un anno circa mi sono chiesta per quale motivo la Tim l’abbia scelta come testimonial, la seconda non so proprio chi sia, la terza idem però ho capito che si compra i vestiti nello stesso negozio di Emma ed Arisa. Tre pezzi banali, due firmati dal cantante dei Modà, già pronti per accompagnare le prossime esterne della De Filippi.

Poi ci sono Cochi e Renato, ah no, I Soliti Idioti!
Devo dire che li ho trovati carini anche se per nulla originali. Negli anni passati,  nella categoria “Alternativi per far vedere il festival anche agli alternativi (che comunque lo vedono lo stesso)”, ci sono stati i Subsonica, gli Afterhours, i Marta sui tubi.  Quest’anno ci son toccati loro. Aggiungo altro?

Dalla squadra De Filippi quest’anno si sono presentati Dear Jack, Grazia Di Michele insieme a Platinette senza paillettes, che ha scritto un altro pezzo dopo Le ragazze di Gaugain per l’occasione e Moreno, che c’ha fatto rimpiangere il nostro Clementino che spacc ‘e vetrin (spacca le vetrine, per quelli di fuori Milano e provincia). Come si dice a Napoli: “Stanno loffi!”. Quest’anno X Factor e la Clerici gli fanno un culo così.

I papabili vincitori: Il Volo e Lorenzo Fragola!

I primi fanno impazzire le signore di una certa età americane e solo per questo mi porrei delle domande.

Il volo, i più amati dalle signore americane di una certa età

Il Volo, Sanremo 2015

Il secondo, invece,  sembra che viva in un fantastico mondo di unicorni. Sta sempre lì, con una gran faccia da schiaffi, mezzo addormentato; per capirci, assomiglia un po’ ad Arisa quando presenta le canzoni. E’ stonato, ma piace assai e vincerà. Almeno così dicono gli inviati di tutti i programmi spazzatura della televisione italiana.

Lorenzo Fragola, un volto da Sanremo 2015

Lorenzo Fragola,  Sanremo 2015

Devo terminare e i finali sono sempre la parte più difficile, perché sai di aver dimenticato sicuramente qualcosa. Albano e Romina che fingono un nuovo amore li ho dimenticati apposta.

Albano e Romina

Albano e Romina, Sanremo 2015

Avrei dovuto raccontarvi anche della tristezza delle battute di Siani, di Charlize Theron, di quanto ci piace il Tizianone nazionale, ma ho preferito soffermarmi sui cantanti in gara e su tutto ciò che orbita intorno ad essi.
Che vinca il migliore, ragazzi!
Noi faremo finta di non sapere già chi sarà: Luca e Paolo!

Rita Fusco

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