Humandroid

Regia: Neill Blomkamp
Anno: 2015
Durata: 120′
Cast: Sharlto Copley, Dev Patel, Hugh Jackman, Watkin Tudor Jones aka Ninja, Yolandi Visser, Sigourney Weaver, Jose Pablo Cantillo
Musica: Hans Zimmer
Uscita: 9 aprile 2015
Trama: Nella Johannesburg del 2006, ormai completamente in mano a pazzi e bande criminali, viene attivata la prima polizia robotica. Tutto è sotto controllo finché Deon, l’inventore stesso degli androidi protettori, inseguendo il sogno della macchina senziente infonde una coscienza a un corpo rotto che durerà 5 giorni. Il suo diretto rivale, ex militare ottuso e arrivista, una coppia di criminali schizzoidi (interpretata dal duo musicale Die Antwoord) e lo stesso Chappie in piena fase di scoperta del mondo, porteranno la capitale sudafricana sull’orlo del baratro, arrivando però a svelare il possibile futuro della razza umana.
Di Chappie (il titolo italiano fa solo vergognare, come al solito) si può cominciare a parlare snocciolando le classiche ovvietà con cui tutti si riempiono la bocca. La prima, è l’ennesima variazione sul tema dell’intelligenza artificiale. La seconda, la storia sembra Corto Circuito che incontra Robocop. La terza, sembra tanto l’ultimo lunghissimo videoclip dei Die Antwoord. La parte straordinaria sta nel modo in cui il giovanissimo Neill Blomkamp affermi queste ovvietà con una tranquilla e invidiabile arroganza, per poi ribaltarle sempre più elegantemente nel suo approcciarsi passo dopo passo, mattone dopo mattone, all’importantissimo finale.
Se con Elysium il prodigio di Johannesburg era incappato in un mezzo scivolone, perché da un’idea banale poteva, con la sua logica di mutazione fisica del protagonista parallela alla relativa ri-nascita esistenziale, portarsi a casa una grandioso secondo atto della sua giovane carriera (cosa che non è successa), con Chappie Blomkamp torna alla maestria solo superficialmente semplice e facile di quel capolavoro che fu District 9 tracciando un percorso che vuole prima stordire al cuore e poi, una volta distratti, sfondare testa e stomaco senza tanti complimenti.
Mantenendo l’idea visiva di un futuro socialmente disastrato proprio per colpa dell’eccessiva ‘umanità’ che lo popola, ma caratterizzato da scenografie attualissime (il futurismo è dove serve, mai per fare scena), viene attivata una messa in scena che di primo acchito appare quasi indirizzata ai bambini nel suo caratterizzare il personaggio centrale con la mente di un cucciolo. Si tratta però di una percezione fuorviante che si rivela nella sua ambivalenza quando la sua stessa purezza lo porta a compiere, come a subire, le azioni più estreme.
Due idee sono molto forti infatti all’interno della pellicola: il binomio uomo-dio per cui Chappie non riesce a capacitarsi o ad accettare di essere stato creato per poi morire e l’immagine degli esseri umani come demoni tentatori pronti a trascinare nel fango la più tenera delle creature per il proprio tornaconto, come però di essere capaci di un amore profondo e sincero che di salvifico però ha ben poco.
Il discorso che Neill Blomkamp vuole fare con il proprio pubblico è infatti la cosa più lontana fatta finora dallo Sci-fi fruibile per le grandi platee. Propone infatti concetti come anima, immortalità e superamento della materia nelle vesti di un vero e proprio anti-eroe, a tratti negativo e contraddittorio (come lo era ancora più fortemente il Wikus Van De Merwe di Sharlto Copley, qui dietro le quinte a dare le movenze all’androide Chappie).
Nella seconda parte la violenza visiva arriva ad esplodere portando alla scelta più radicale, rivelazione degli ultimi minuti, di una chiusa importantissima e irrefrenabile che apre nuovi, sconfinati spunti per un futuro tutto da inventare.
Angelica Milia
Voto
Summary:



