Storie di Amsterdam
“Fu un’epoca meravigliosa. A pensarci bene, è un’epoca che deve durare ancora adesso, durerà sempre finché ci saranno ragazzi di diciannove, vent’anni. Ma per noi è finita da un pezzo. Eravamo al di sopra del mondo e il mondo era al di sopra di noi, e ci schiacciava con tutto il suo peso. Lo vedevamo laggiù in basso, il mondo e tutto il suo darsi da fare, e disprezzavamo la gente, soprattutto i signori importanti, quei signori sempre affaccendati, convinti di essere arrivati”.
Nel 1932 Jan Hendrik Frederik Grönloh era impiegato in prestigiose aziende commerciali di Amsterdam e portava avanti con vigore e dedizione una fortunata carriera borghese. Forse leggeva un quotidiano tutti i giorni a colazione, si recava al lavoro sempre alla stessa ora, e quando la sera andava via accompagnava le formule di congedo con gli stessi gesti della sera prima, e di quella prima ancora. Nessuno avrebbe sospettato che da ragazzo si fosse iscritto al partito socialista, che avesse preso parte ad una comune agli inizi del Novecento, e che i suoi racconti sarebbero diventati un classico della letteratura olandese. È lui l’autore di Storie di Amsterdam, un bohémien travestito da borghese che nel 1932 esce dall’anonimato e si dichiara scrittore con lo pseudonimo di Nescio, “non so”, proprio come afferma placido uno dei suoi giovani protagonisti scarmigliati: “La vita, grazie a Dio, non mi ha insegnato quasi niente”.
Storie di Amsterdam, arrivato fino a noi nella incantevole edizione Iperborea, è una raccolta di racconti accomunati dalla giovinezza, dalle speranze perdute, dall’incapacità di accettare la vita come un susseguirsi di azioni ordinarie, logiche, meschine. I suoi protagonisti risplendono di una bellezza fugace e inutile, vivono di dialoghi serrati e ironici, delle atmosfere timide dei paesaggi nordeuropei, e si rifugiano in imprese scanzonate e disperate, lontani dalla città, dalle famiglie esigenti, dai completi eleganti che affollano la linea 2 del tram, quartiere del Museo. La loro giovinezza incarna tutte le giovinezze, quelle perdute e quelle che saranno, e la loro sconfitta è la resa dell’uomo al suo tempo, e insieme l’intima insofferenza verso la buona società, la buona famiglia, le buone maniere del cittadino modello.
Tutti i personaggi di Nescio, dai giovani titani allo scroccone al piccolo poeta, riescono ad incarnare allo stesso tempo la resa e la rivolta, ad essere poetici e disincantati, indifferenti e fragili, edonisti e stoici. Hanno in dono quella purezza che è concessa all’uomo moderno solo per pochi anni, e che poi diventa un rumore di fondo, il sogno perduto di un’esistenza eroica e singolare.
Pochi racconti hanno saputo essere poetici e attuali come Storie di Amsterdam, narrazione intrisa di una spiritualità tutta terrena, contingente, quasi pagana e autoreferenziale ma profondamente vera. Chiunque sia stato giovane, almeno una volta nella vita, si troverà riflesso nei giovani titani di Nescio.
Roberta Rega
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