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Published on Febbraio 6th, 2012 | by Giuseppe Gioia

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Hanno tutti ragione

Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione, Feltrinelli, 2010, € 18,00 (edizione tascabile € 9,50)

 Non lo poteva fermare nessuno ad Alberto. Perché è un uomo che non ha nulla da perdere. E

io ci ho un debole assoluto per gli uomini che non hanno nulla da perdere. Quando li

incontro è come se mi iniettassero un etto di cocaina tutto nel corpicino. Mi

galvanizzo. Mi mettono al tavolino del mondo attraverso di loro. Mi fanno ridere e

piangere per la commozione.

Sono i nuovi bambini, pur di giocare un’altra mezz’oretta sarebbero pronti a

vendersi la madre.

Eccedono, gli uomini che non hanno nulla da perdere, fino alla nausea. Ma la

differenza tra me e il resto del mondo è che io, dentro allo stato di nausea, ci sto una

meraviglia. Non la vivo come un problema, la nausea. Per questo sono inadatto al

mondo. Per questo sono solo.

 

Mi sono sempre mostrato intollerante e contrario all’uso dell’audiolibro, però c’è sempre la prima volta e ti capita, un giorno, di cambiare completamente idea: complice la suadente voce dell’infinito Toni Servillo e un’economia domestica ai piedi del collasso, così ho conosciuto Hanno tutti ragione, quadro di disarmante bellezza di quel geniaccio di Paolo Sorrentino.

Non si tratta di un libro, di un romanzo, di un diario, qualsiasi definizione canonica rifugge le pagine di questo piccolo capolavoro, così come ogni steccato o definizione rifugge, da sempre, l’universo “sorrentiniano” e le colonne portanti del suo cinema contemporaneo ne sono la prova.

Hanno tutti ragione è un esame di coscienza, è sussurrare con paura e violenza gli attimi più intimi, è fare a pugni con il tempo che passa, commuoversi quando per chiunque altro intorno c’è solo lo schifo. Sono gli aneddoti di Tony Pagoda, cantante neomelodico per antonomasia, sono la sua vita e la vita di ognuno di noi.

È catartico e allo stesso tempo sconvolgente perdersi nel divagarsi di Tony, tra i suoi mille aneddoti, nella sua costruzione, se pur precaria, di una morale, nella riuscita di un disegno finale capace di scuotere ciò che resta vivo sotto le viscere della nostra pelle.

Qualcuno dirà che Sorrentino spesso è prolisso, racconta troppo, indugia, ma chi non lo fa nella vita di tutti i giorni? Siete voi forse capaci di essere sicuri, diretti e infallibili?

Tony Pagoda plasma l’elogio e il manifesto dell’attesa come slancio di libertà, il non fare nulla e restare a guardare, per poi raccontare, come ultima ancora di salvezza.

 

Giuseppe

 

VOTO: 9

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