Marlene Kuntz – Casa della Musica – 1 febbraio 2013
Moda o nostalgia. Quella che accomuna artisti e fan, ma solo quelli storici della prima ora.
Quelli un po’ romantici, a cui piacciono tanto i revival o la pasta riscaldata che un po’ bruciacchiata è più buona. Quelli che il passato è sempre più bello. La nostalgia che spinge vari artisti dal passato glorioso e dal presente triste a lanciarsi in tour per curiosi integralisti, genuini o maliziosi che siano. Tanto per citare il post di chiamata alle armi dei Marlene Kuntz che hanno chiuso proprio a Napoli (il primo febbraio alla Casa della Musica di Fuorigrotta) un minitour costruito, così era promesso, su Ho ucciso paranoia. Allettato dall’invito e dalla compagnia decido di andarci, ma proprio mentre faccio la fila per comprare il biglietto mi sale su quel po’ di tristezza, perché penso ai Marlene Kuntz e a tutte quelle persone che ci hanno lasciato per diventare altre persone. Tutti quelli che sono stati leoni e adesso sono gattini. Tutti quelli che sono stati Jimi Hendrix e oggi sono Dodi Battaglia. Quelli che ci hanno fatto sognare e che oggi sognano di farci sognare ancora come abbiamo sognato un tempo, ma non ci riescono. Ad esempio i Litfiba. Come me tanti nostalgici in fila.
Il concerto inizia bene. Si parte subito con una bellissima versione di Ape regina, ma poi scatta quasi subito il conflitto insanabile tra presente e passato. Tutta colpa della scaletta (ma non dovevate fare tutto Ho ucciso paranoia?), un perfetto dosaggio tra perle di un passato glorioso ed elementi di un presente triste. Dura così fino alla fine. Si chiude, dopo 3 bis, con Sonica ripetuta a go go. Te ne vai con la consapevole certezza che è vero, i figli so piezz ‘e cor, però Cristiano mio a quel povero figlio tuo hai regalato solo canzoni che manco Marco Mengoni e i Modà chiusi insieme in una stanza. Ho detto tutto.
Fabio




