My Bloody Valentine – Roma 29 maggio 2013

My Bloody Valentine – Roma 29 maggio 2013
Per un concerto dei My Bloody Valantine ci vuole il fisico e io non ho l’età, sto invecchiando e male. È quello che penso al binario 24 di piazza Garibaldi, mentre attendo il treno per Roma. Poi come spesso capita, parti e non ci pensi più, all’età e a tutto il resto. Rimane però la tua lista di cose da ricordare del viaggio. Io ci metto dentro lo scambio di segni di approvazione dei passeggeri di Italo nel leggere ogni nuovo record di velocità. La discussione sulla dieta vegana: “La mia bimba è sottopeso, ma vivace”. Le foto fatte fuori la stazione di Ponte Mammolo. Le case basse di Ciampino. L’enorme quantità di pannelli fotovoltaici. Lo sguardo sadico e soddisfatto di chi distribuiva all’ingresso i tappi salva timpani (è vero, la distribuzione di tappi prima di un concerto può sembrare una cosa poco conveniente, ma questo è un concerto dei MBV e la presenza dei tappi è segno positivo). L’eccesso di blu che fa molto kitsh dell’Orion Club.

A mio sindacabile giudizio, il concerto è stato fantastico anche nel suo essere tremendo. Per me quello della voce era solo un finto problema. A tal fine, è giusto segnalare la presenza di due scuole di pensiero. Quella di chi propendeva per un fatto voluto, la voce bassa come scelta stilistica, e chi invece lanciava amenità di vario tipo (va riconosciuta la geniale creatività di molte di queste) nei confronti del fonico. Come sempre la verità sta nel mezzo. Dischi e concerti dei MBV stanno lì a confermare la tesi della scelta voluta, però chi diceva che l’acustica del locale faceva un po’ cagare non sbagliava mica. Insindacabile è invece la potenza delle canzoni, oltre ogni valutazione critica. Ricorderò sempre quel senso di avvolgimento e You Made Me Realize: 15 minuti, o forse più, di puro rumore. Nel complesso, concerto massiccio come pochi altri.
Fabio D’Angelo

P.S. Inutile nascondere la verità, Kevin Shields è Casaleggio.



