October Drift – Forever Whatever
Se la sono presa comoda gli October Drift. Dal 2015 lanciano singoli, singoloni e video live in giro per l’internet senza mai far uscire un EP, un album, una cassetta, niente.
Il 24 Gennaio 2020 i fan della band sono stati accontentati con l’uscita del disco Forever Whatever.
Il sound degli October Drift è una miscela di post-punk, shoegaze con una spolverata di grunge. Se vi siete spaventati leggendo il nome di alcuni dei più deprimenti generi musicali di sempre, sappiate che Forever Whatever è un disco che va giù come l’acqua fresca.
Dieci tracce dirette, mai pesanti, coinvolgenti e delicate, che percorrono un arco di cinque anni. Gli October Drift hanno saputo dosare le energie per arrivare al cuore di chi ascolta e scaldarlo come una coperta.
Ma cinque anni di lavorazione sono tanti e il prezzo da pagare si sente lungo il disco. Le canzoni infatti mostrano un’eterogeneità che distrae, i pezzi composti nei primi anni si dimostrano acerbi e ingenui contrastando la produzione più attenta delle canzoni più recenti. Forever Whatever è un’altalena dove sarete completamente rapiti da alcune tracce mentre altre le dimenticherete nell’istante in cui finiranno.
Losing My Touch appartiene alla categoria “singoloni”. Afferra l’ascoltatore con un’apertura tosta ma ariosa, la voce di Kiran Roy è profonda e suadente nella strofa per poi perdersi nelle distorsioni del ritornello.
Oh the Silence alza il ritmo con un beat trascinante, una canzone da ballare quando siete da soli nella vostra cameretta, magari cantando davanti allo specchio.
I riff delle chitarre di Don’t give me hope, una ballad delicata e malinconica, portano gli October Drift in un territorio puramente indie, mentre in Milky Blue l’anima shoegaze della band è protagonista assoluta. Arriverei a scomodare i Whipping Boy, i rimandi sono palesi, ma non lo faccio perché “scherza coi fanti…”
Cinnamon Girl è un singolo. Uscita tre anni fa, è la canzone più dura e cupa del disco, più ancorata ai dogmi stilistici del post-punk.
Chiudono il disco la titletrack, Forever Whatever, che ci trascina di prepotenza nei flanellosi anni ’90 e la letteraria The Past che apre con una semicitazione di Lowenthal e il suo“Il passato è una terra straniera”.
Forever Whatever è lontano dall’essere un disco perfetto ma è bello, sincero e facile da ascoltare. Semplicità e confortevole sono le parole chiave per descrivere l’album. Non ci sono strappi, novità, avventure in luoghi sconosciuti. Dopo un esordio così, gli October Drift sono chiamati a confermare il loro talento, ancora e ancora di più.
Francesco Papadia
Tracklist:
- Losing My Touch
- Oh The Silence
- Cherry Red
- Don’t Give Me Hope
- Just Got Caught
- Milky Blue
- Cinnamon Girl
- Naked
- Forever Whatever
- The Past



