Cave In – Heavy Pendulum
Se siete fan affezionati dei Cefali sapete già che io sono particolarmente legato ai Cave In, il disco di cui vi parlo ha per me un profondo significato.
Avevamo lasciato i Cave In nel 2019 con la produzione di Final Transmission, album uscito dopo la tragica scomparsa del bassista Caleb Scofield.
Ci vuole coraggio a continuare quando un membro cardine della band viene a mancare. Ma la famiglia dei Cave In è grande e Nate Newton, bassista dei Converge, che aveva accompagnato la band nel tour per celebrare Scofield, entra di diritto nella lineup.
Heavy Pendulum è un disco lungo 14 canzoni, dura poco più di un’ora e dimostra quanto la band sia ancorata a una produzione musicale di altri tempi. Non è un caso che a produrlo sia Kurt Ballou, produttore del loro primo disco.
Come quasi tutti i lavori della band anche questo è caratterizzato da una forte contaminazione musicale. Negli anni, i Cave In hanno saputo spaziare dall’hardcore, allo sludge, al rock melodico.
Stavolta dalle canzoni esce fuori un’impronta grunge molto marcata, che nei dischi precedenti era stata più o meno nascosta.
Il disco parte col botto, tra le prime quattro tracce si spara due singoli e la titletrack. New Reality, il potentissimo primo singolo estratto dall’album, farebbe pensare a un nuovo inizio, a una rinascita. Invece no, si tratta di una delle ultime canzoni composte da Caleb Scofield, dove Newton ha l’arduo compito di sostituirlo nelle parti di cantato growl: il risultato c’è.
Blood Spiller, terzo singolo estratto, è caratterizzata da un bellissimo arpeggio, quasi robotico, che vi si incastrerà in testa senza andarsene mai più. La voce di Brodsky imposta la strofa come un pezzo degli Alice In Chains. Non sarà l’unica canzone che ci rimanda alla storica band di Seattle.
Mi piace pensare che la scrittura di Floating Skulls sia stata ispirata da Bill Kelliher dei Mastodon durante le sessioni del canale Two Minutes to Latenight, dove Stephen Brodsky è ospite fisso. Le chitarre suonano un riff tentacolare, imitando lo stile mastodoniano. Impossibile non fare su e giù con la testa.
È con Heavy Pendulum che i Cave In calano l’asso. Un sound che ci riporta indietro di trent’anni. La titletrack ci fa ricordare le camicie a scacchi e quanto ci mancano Chris Cornell, Layne Staley e quanto eravamo giovani, signora mia.
A metà del disco la band si prende tempo per far respirare l’ascoltatore con Blinded By A Blaze. Secondo singolo estratto, è una power ballad che rimanda ai suoni che la band aveva nei primi anni 2000, l’anno di Jupiter. La chitarra di Brodsky suona col classico tremolo acuto, che nel tempo è diventata la sua firma.
Il disco riparte aggressivo con Amaranthine, un’altra canzone del compianto Scofield. L’ipnotica Nightmare Eyes ci prende per mano verso la fine dell’album, che si ammorbidisce un po’ nei toni con Reckoning per chiudere poi con Weavering Angel. Un articolato brano lungo dodici minuti, con cambi di tempo, di dinamiche, di intenzioni, una chiusura perfetta.
Non so se ho il coraggio di dire che Heavy Pendulum è il capolavoro dei Cave In. Sicuramente è un disco che ne contiene l’anima, la storia, il passato e il presente. Di certo non il futuro, perché se i Cave In ci hanno abituato a qualcosa è al non darli mai per scontati. Con loro le sorprese non mancano mai.
Tracklist:
-
- New Reality
- Blood Spiller
- Floating Skulls
- Heavy Pendulum
- Pendulambient
- Careless Offering
- Blinded By A Blaze
- Amaranthine
- Searchers of Hell
- Nightmare Eyes
- Days Of Nothing
- Waiting For Love
- Reckoning
- Wavering Angel



