Musica red fang

Published on Giugno 21st, 2021 | by Francesco Papadia

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Red Fang – Arrows

“I Red Fang, non sono più gli stessi, si sono ammosciati!”. Questa era l’opinione generale dei fan della band di Portland nel 2016, subito dopo l’uscita del disco Only Ghosts. C’è del vero in questa esternazione così tranchant. Gli ultimi due album dei Red Fang presentavano un sound molto più rock e orecchiabile rispetto al fangoso sludge suonato in quel capolavoro che è Murder The Mountains.

Il 4 giugno è uscito Arrows, il quinto disco della band, che ha spiazzato tutti per tanti motivi diversi. Arrows fa infatti una marcia indietro pazzesca rispetto alla recente discografia dei Red Fang: la produzione è grezza, i suoni sono sporchi, la voce è ovattata. Non suona come un disco di una delle più influenti band stoner degli ultimi anni, ma come quello di una band con un budget ridotto, che prova a fare il meglio con quello che ha a disposizione. Si torna a una composizione robotica, quadrata, monotona ma sempre con chitarre che suonano riff interessanti o con soluzioni sonore non banali. La produzione, molto poco patinata, avvicina i Red Fang ai mostri sacri del genere, i Melvins. Tuttavia le due voci, il chitarrista Bryan Giles e il bassista Aaron Beam, non sembrano ancora aver trovato un compromesso nello spartirsi le canzoni.
Giles è perfetto per le atmosfere sporche e paludose tipiche dello sludge, Beam ha la voce adatta a dare ai singoli maggiore orecchiabilità. Nell’album troveremo più di una canzone in cui, a mio parere, era preferibile che i due invertissero il ruolo di cantante.

Dopo la cavernosa intro Take It Back, è  Unreal Estate a lanciare il disco con un riff pesantissimo e un cantato che rimanda pesantemente al mitico Buzz Osborne, leader dei Melvins. Se siete tra i fan della band saprete sicuramente che non amano prendersi sul serio, soprattutto nei video.
Il video di Arrows, titletrack e primo singolo estratto, richiama quello di Wires, una delle canzoni più famose della band. Inutile aggiungere che è uno spasso e loro sono più belli che mai.

È Fonzi Scheme il pezzo più stoner dell’album. Arricchito da synth che danno un tocco psichedelico a una canzone caratterizzata da un riff potentissimo, avrei preferito che a cantarla fosse Giles e non Beam. Altre canzoni interessanti sono la cupa Days Collide e Why, la più sabbathiana di tutte.
Funeral Coach, che chiude il disco, è un’altra canzone che avrei fatto cantare a Giles, avrebbe reso tutto più roco e oscuro.

Non possiamo dire che Arrows sia un disco riuscito al 100%. I singoli sono come sempre ottimi ma, conoscendo gli standard della band, sul resto si poteva fare di meglio con poco sforzo in più. Se non avete mai ascoltato i Red Fang sconsiglio invece caldamente di partire da questo album, la produzione così lo-fi potrebbe far storcere il naso. Ascoltate Murder The Mountains e poi tornate qui.

Francesco Papadia

Tracklist:

  • Take It Back
  • Unreal Estate
  • Arrows
  • My Disaster
  • Two High
  • Anodyne
  • Interop-Mod
  • Fonzi Scheme
  • Days Collide
  • Rabbits In Hives
  • Why
  • Dr.Owl
  • Funeral Coach

 

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