Quicksand – Distant Populations
Dopo una pausa di quattro anni dalla loro reunion, i Quicksand tornano con Distant Populations, un disco carico di energia con cui la band dimostra al mondo che Interiors non era il frutto di una reunion casuale ma un progetto editoriale/musicale vero e proprio. Nel 2017, Interiors ha ricevuto critiche a causa di un’impronta che niente aveva a che fare con il post-harcore, genere di cui la band era alfiera negli anni’90.
Stavolta si torna alle origini, i Quicksand sono tornati in un canone musicale che gli è più congeniale e hanno confezionato un disco tosto dove la voce di Walter Schreifels torna a essere rabbiosa, senza tralasciare momenti melodici, che hanno ancora strascichi della militanza del bassista Sergio Vega nei Deftones.
Per la parte estetica i Quicksand si sono rivolti a Tetsunori Tawaraya e hanno realizzato video spaziali e lisergici di ogni traccia dell’album.
Distant Populations apre con grande carica, inanellando Inversion che è praticamente una titletrack sotto mentite spoglie e Lightning Field, canzone che si colloca più di altre nelle sonorità della scena post-hardcore newyorkese.
Colossus è una delle tracce che mischiano melodia e impatto, con un in ritornello che rimanda agli amici Deftones. Con Brushed si entra in una dimensione diversa. Lo stile musicale, atmosferico e lento, ricorda i Rival Schools, band di Schreifels dei primi 2000. Una canzone dall’incedere morbido e inconsueto, che cattura l’attenzione.
Nella parte centrale il disco prende qualche inciampo ma niente di troppo invalidante. La band prova ad autoplagiarsi con Katakana, che sarebbe un pezzone se non fosse un calco di quel capolavoro che era Can Opener del ’93.
Anche Phase 90, che a molti è piaciuta tantissimo, non mi ha convinto pienamente, soprattutto a causa di un ritmo di batteria di cui Alan Cage dovrà rispondere a Dio. Un peccato, perché gli inserti di synth e mellotron danno alla canzone una sfumatura interessante.
Nella parte finale i Quicksand recuperano il timone della nave con Rodan, la canzone che chiude l’album ed EMDR, la canzone più stilisticamente legata a Interiors.
Nel cercare il proprio passato, i Quicksand hanno dato vita a un album incisivo ma con qualche sbavatura. Sicuramente un disco dall’identità chiara ma con una realizzazione a tratti manierista. In ogni caso l’ascolto è degno del miglior post-hardcore.
Tracklist:
- Inversion
- Lightning Field
- Colossus
- Brushed
- Katakana
- Missile Command
- Phase 90
- The Philosopher
- Compacted Reality
- EMDR
- Rodan



