Film

Published on Settembre 11th, 2013 | by Mariangela

L’intrepido

(Italia, 2013)

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Regia: Gianni Amelio

Genere: drammatico

Durata: 104 min

Lingua originale: italiano

Cast: Antonio Albanese, Livia Rossi, Gabriele Rendina, Sandra Ceccarelli, Alfonso Santagata

Sceneggiatura: Gianni Amelio, Davide Lantieri

Fotografia: Luca Bigazzi

Montaggio: Simona Paggi

Distribuzione: 01 Distribution

Uscita nelle sale: giovedì 5 settembre 2013

Antonio Pane vive a Milano e ha un lavoro particolare: fa il ‘rimpiazzo’ cioè sostituisce gli assenti in qualsiasi tipo di attività.

 

 

 

Gianni Amelio è un omino piccolo e col viso buono, di quei visi che hanno un che di gentile come di uno che ti ringrazia anche quando non è necessario. Me lo ricordo presentare i film al Torino Film Festival con quel suo fare sempre garbato e se capitava di incrociarlo tra le sale del cinema o per strada tra una corsa e l’altra da film a film, ti sorrideva e sembrava un sorriso sincero.

Quanto è sincero il suo film, L’intrepido. Era parecchio tempo che non mi imbattevo in qualcosa di così onesto e umano. Toccante, come quel peso con cui ti svegli la mattina, lì in pieno petto, ma ti alzi lo stesso ed esci, ché tanto, pensi, poi sparirà. Antonio Pane almeno si sveglia così. Non ha un lavoro tutto suo chissà da quanto, ma almeno gli resta quello degli altri. Sì, perché lui è un rimpiazzo, sostituisce chi al lavoro in quel giorno, a quell’ora, non può andarci. E i lavori gli piacciono tutti, non è uno schizzinoso, soprattutto quelli onesti, umili in cui ti sporchi le mani. Gli piace guidare il tram in una Milano deserta all’alba, fare il manovale anche se soffre di vertigini lassù sulle impalcature, scaricare il pesce al mercato se poi può portarsi i resti a casa e cucinare alici fritte per tutti. E se è fortunato gli capita persino di poter passare la notte in biblioteca con la sua giovane amica Lucia a etichettare i libri e sentire la carta tra le mani, e scherzare sui nomi strani degli scrittori, sui libri che forse non leggeranno mai. Quando può scappa a sentire il figlio suonare il suo sax, quel figlio che gli regala i calzini perché i suoi sono tutti bucati, quel figlio che ha paura, come tutti figli del nostro tempo. Poi torna a casa la sera, stanco, apre i suoi libri e si mette a studiare, perché la vita ci può far perdere tutto, ma se siamo bravi e sappiamo come legarceli addosso, i sogni non li perdiamo mai.

La crisi dei nostri giorni è diventata comune nei racconti cinematografici di molti registi italiani, ma qui Gianni Amelio la sa raccontare in un modo tanto delicato che è spiazzante. La paura, il panico, l’ansia che ti prendono vivendo un presente che sembra tanto friabile da sbriciolarsi al solo pensiero di un futuro angosciante, e non si parla del futuro lontano ma di quello prossimo della mattina dopo in cui potresti non avere un motivo per alzarti dal letto, sono contrapposti e bilanciati sempre dallo sguardo buono di Antonio, dal suo approccio delicato e garbato verso la vita e gli altri. Perché alla paura c’è chi risponde con altra paura, un po’ come cercare di ruggire a un leone, al dolore c’è chi risponde con altro dolore, e chi invece come lui che risponde a tutto con un sorriso, magari alcuni giorni triste, storto, ma pur sempre un sorriso. C’è chi molla, chi non ce la fa, chi rimane schiacciato, chi si arrende, ma lui no, lui non lo lascia vincere quel peso che ha del petto, quel vuoto pieno che sembra mangiarti da dentro, ogni giorno un po’ di più. Non è un caso se il regista decide di inserire, come una specie di cameo, una scena omaggio a Tempi Moderni di Charlie Chaplin, che, certo, acquista probabilmente un significato metaforico molto diverso, ma si adatta perfettamente all’intero film e aggiunge come una poesia degli occhi a quella delle parole, se pur ce ne fosse bisogno (e seppure a volte forse peccano di troppa poeticità se inserite in un contesto così legato a una realtà che vuole essere fredda e distaccata).

Io non so se al mondo esistono davvero persone come questo Antonio/Charlot, con una dignità così alta, così pulita, così irraggiungibile, così inviolabile, ma vorrei credere che sia così e che se un giorno dovessi incontrarne una, mi basterebbe guardargli le scarpe per saper leggere in un attimo tutta la sua vita.

 

Mariangela Napolitano

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