High Mountain Bluebirds
Il rock non se la passa bene, ma di certo non è ancora morto, per quanto una certa idea di indie stia cercando di dargli il colpo di grazia. Se mai dovessero farlo fuori del tutto, di sicuro gli High Mountain Bluebirds non saranno complici del delitto. Il terzetto veneto si presenta in una classica formazione Chitarra e voce, Basso, Batteria. Con l’aggiunta del Synth che per lo più utilizza le frequenze dell’organo, stracolmo di Leslie. Ep omonimo di quattro pezzi, sedici minuti circa di rock sincero. Amplify your love apre le danze: l’orecchio esperto (ma anche l’orecchio che che ne ha solo sentito parlare) coglierà immediatamente le coordinate temporali. Siamo a cavallo fra gli anni ’60 e i primi anni ’70, balliamo con gli Yardbirds, i Sorrows, i Jefferson Airplain. Siamo fra beat e psichedelia. Pochi accordi col tremolo e poi un organetto bello pieno di leslie e bando alle ciance. I coretti e il missaggio fanno il resto. Entra in testa come uno spot. Con The Girl on the bus stop bench le armonie si allargano, il ritornello si fa più arioso, i coretti accattivanti mantengono il filo conduttore con il brano precedente e l’atmosfera si fa molto “Hello, I love you”. In Desert Flower è la psichedelia a prendere il soppravvento fino all’arrivo della cassa in quattro, una marcia in stile Donovan che poi si scioglie in riverberi degli Who meno rumorosi e più onirici. Nel complesso un collage musicale costruito bene. In chiusura Crystal, a mio parere l’episodio più interessante del lavoro. Si parte ancora con il tremolo, entra l’acustica, il mood è lo stesso degli altri pezzi. Ma all’improvviso la melodia e il cantato si fanno acidi, sembra quasi di sentire gli Alice in Chains. Il tono è cambiato, gli intrecci si sono fatti più complessi, arriva l’organo e infine il parlato. Per poi tornare a lamenti beat che chiudono il cerchio.
Che dire, un prodotto ben confezionato, ben suonato, e sicuramente gradevole all’ascolto. Da consigliare a chi crede che ogni stagione possa essere una Summer of Love (in acido, possibilmente).
Roberto D’Angelo
Su SoundCloud trovate il loro disco in streaming.




