Musica

Published on febbraio 24th, 2018 | by Francesco Papadia

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Fu Manchu – Clone Of The Universe


Ascolto lo stoner perché adoro i deserti e  le lande desolate. Ascolto lo stoner perché mi piace percorrere strade assolate con la mia auto a finestrini abbassati, musica a palla, e sentire il caldo addosso. I Fu Manchu, più di chiunque altro gruppo, sono un ascolto perfetto per chi cerca queste sensazioni nella musica.

Tra i padri fondatori del genere insieme ai Kyuss, negli ultimi anni i Fu Manchu hanno alzato lo sguardo e dal Mojave si sono spostati nello spazio. Clone of the universe si spinge dove l’universo si fa più buio e sconosciuto.

Fu Manchu, Clone Of The Universe, recensione, una banda di cefali

Niente è più cosmico del deserto.

Clone of the universe è un disco accademico: ogni sfumatura del genere stoner viene affrontata e raccontata dalle sette tracce che lo compongono. Nella prima metà del disco sono condensate le canzoni dalla struttura regolare. La seconda metà è occupata da una mastodontica suite di diciotto minuti.

Dalla partenza cadenzata di Intelligent worship, passando per Don’t panic e Slower than light fino alla titletrack, che nello stile richiama i Clutch, tutto fila liscio, senza sorprese: c’è il fuzz, c’è la lentezza sabbathiana, c’è il deserto.

A metà del disco arriva Il mostro atomico (sic), una canzone gigantesca nella lunghezza e nelle intenzioni, diciotto minuti di puro stoner psichedelico

Per rendere tutto più cosmico, i Fu Manchu si sono avvalsi della collaborazione di una leggenda, esperto in atmosfere cosmiche, Alex Lifeson, chitarra dei Rush. I Fu Manchu hanno registrato Il mostro atomico in un solo take, dopodiché hanno inviato il pezzo a Lifeson, lasciandogli assoluta libertà. Il risultato è una suite meravigliosa che porta il disco a un livello nettamente superiore.

Il mostro atomico è un capolavoro dello stoner psichedelico, Lifeson si integra perfettamente nel pezzo senza mai sconfinare negli ipertecnicismi, tutti i suoni si incastrano alla perfezione.

Con Clone of the universe, i Fu Manchu consolidano la loro identità. La vita musicale di Brant Bjork, Homme e Oliveri li ha portati via dal deserto, invece i Fu Manchu sono il tumbleweed che ci rotola in mezzo.

Se avete voglia di un viaggio in macchina che vi porti al di là della reale destinazione, questo è il disco che fa per voi.
Se poi avete anche dei peyote nel bagagliaio, tutto potrebbe funzionare ancora meglio.

Francesco Papadia


 

Tracklist:

1. Intelligent worship
2. (I’ve been) Hexed
3. Don’t panic
4. Slower than light
5. Nowhere left to hide
6. Clone of the universe
7. Il mostro atomico

 

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