Musica Greenleaf – Echoes From A Mass

Published on Aprile 23rd, 2021 | by Francesco Papadia

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Greenleaf – Echoes From A Mass

I Greenleaf sono, dall’inizio della loro carriera, una band anomala. Nati come progetto parallelo di Tommi Holappa, chitarrista dei Dozer, hanno poi consolidato la loro formazione sulle ceneri di questi ultimi e di altre band che orbitano nel panorama stoner rock svedese.

A fine marzo è uscito Echoes From A Mass, dove i Greenleaf snocciolano dieci canzoni belle toste. Alcune ancora con il cuore incastrato nei Dozer e altre che fanno l’occhiolino al southern rock degli zii d’America Clutch.

È Tides, il primo singolo estratto dal disco, ad aprire la strada con la sua intro a tamburi battenti e voce bella aperta. Nonostante l’epicità che cerca di evocare e il video che omaggia Kubrick, la canzone a mio parere è una delle più deboli del disco.

Good God I Better Run Away riporta l’ascoltatore nella carreggiata giusta, è la canzone che più delle altre ricorda i Dozer. La batteria di Sebastian Olsson tira drittissimo e la chitarra ripete un riff serrato nel più classico stile stoner. La corsa si interrompe bruscamente per lasciare all’ascoltatore il tempo di saltellare con Needle In My Eye, anche lei molto ancorata allo stile dozeriano.

Con Love Undone abbiamo finalmente rotto il ghiaccio e cominciamo a vedere un po’ di luce. La batteria viaggia serrata, il basso di Fröhlich ha un fuzz scurissimo e Holappa sforna un bellissimo arpeggio, la voce finalmente è meno ingessata.

Fino a qui la band è rimasta fedele a se stessa e al suo passato. Bury Me My Son ci porta dritti dritti nel southern rock e nonostante la voce di Arvid Hällagård non sia del tutto adatta, la prova è  convincente. Ne è la conferma anche A Hand Of Might, un divertissement in cui Hällagård fa palesemente il verso a Neil Fallon.

Torniamo serissimi con March On Higher Grounds, secondo singolo estratto e la mia preferita del disco. Sono contento quando il rock riesce a essere melodico e incisivo allo stesso tempo, questa canzone ne è un ottimo esempio. Il riff di chitarra crea una bellissima malinconia che insieme al cantato senza picchi si accentua ancora di più, per una canzone da ascoltare a tutto volume.

Le tre canzoni che chiudono il disco gli danno anche uno spessore che fino a questo punto non aveva raggiunto. Hang On, On Wings Of Gold e What Have We Become hanno una smaccata impronta southern, il sound è di grande impatto e anche se la deriva è ovvia, non ci sono dubbi sull’identità della band.

Echoes From A Mass non è un disco perfetto, non è innovativo e non proietta i Greenleaf in avanti o in una dimensione diversa. È un disco stoner rock solido e puro, suonato benissimo, facile da ascoltare e con degli ottimi singoli; non gli si può chiedere di più.

 

Francesco Papadia

Tracklist:

  • Tides
  • Good God I Better Run Away
  • Needle In My Eye
  • Love Undone
  • Bury Me My Son
  •  A Hand Of Might
  • March On Higher Grounds
  • Hang On
  • On Wings Of Gold
  •  What Have We Become

 

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