Fumetti

Published on Febbraio 28th, 2014 | by Martina Caschera

Doomboy

 

Lucca Comics&Games 2013.

Mi aggiravo per il capannone delle case editrici e autori indipendenti con Doomboy aperto e ancora sgocciolante, quando un fumettista, dagli stand, avendo intravisto la dedica mi chiede “Ma che c’è che fa le dediche?”, emozionato.

In persona.

Tony Sandoval è evidentemente già una leggenda nel mondo del fumetto e con estremo rispetto e attenzione veniva trattato mentre, allo stand della Tunué, firmava e disegnava montagne di dediche.

Attento, minuzioso, ma anche mercuriale, energico, e un po’ impenetrabile nascosto dietro il suo cappuccio, muoveva incessantemente la testa al suono di quella che sembrava musica dura.

A ogni fan in fila sorrideva dolcemente, per un secondo, per poi ricominciare a scuotere la testa, e la barba, a ritmo di musica e disegnare con attenzione le sue dediche.

Mentre ero in fila anche io, incuriosita, un fan(atico) ha attaccato bottone.

“Tony Sandoval è un genio! Un genio!” e mi ha spiegato che la cosa più bella, nelle opere di Sandoval, è l’incontro tra la sintesi e il sublime.

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Da una parte la delicatezza dei personaggi “pupazzati”, un tratto infantile e un po’ naïf, dall’altra la grandiosità tecnica di certi acquerelli nel delirio dell’onirico che diviene improvvisamente reale. E squarcia i cieli.

Doomboy, dicono sia, ad oggi, il capolavoro di Sandoval.

Una storia adolescenziale? Forse. Ma che c’è di male?

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Il titolo, Doomboy,  è riferito al protagonista della storia: D., un ragazzo che vive in una città provinciale sulla costa messicana, un po’ desolata ma rigonfia di natura. Suona la chitarra, non benissimo, pare, e ha un buco nel torace. Il vuoto di un’assenza. I suoi capelli biondi gli coprono quasi tutta la faccia mentre si muove nel suo gruppo di amici metallari, musicisti, appassionati. Di musica e di vita, ma soprattutto di musica.

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Il mondo di Sandoval è sempre carico di creature straordinarie, che invadono inaspettatamente i cieli calmi come in quelli tempestosi, che rispondono ai tormenti dell’anima dei protagonisti che a loro si rivolgono con totale abbandono.

I personaggi non sembrano infatti accusare il colpo: ogni stranezza fantastica è perfettamente normale nel mondo di un adolescente. È anzi forse l’unica cosa normale.

Così Doomboy, con tutta la sua rabbia e il suo amore, da piccolo ragazzino violento (che usa la chitarra come una clava per punire i “cattivi”) diventerà un’icona, una star. Una fonte di ispirazione.

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Tematiche importanti come la morte, l’amore, la malattia, la libertà, la fantasia, l’omosessualità, il disadattamento sociale, la violenza vengono affrontate, in questo fumetto poetico e metallaro, con candore, purezza e vigore.

La musica ci accompagna per tutto il tragitto, non ci lascia e non lascia mai nessuno da solo. Se volete leggere Doomboy dovrete amare anche il ritmo concitato, poi rallentato, della sua musica.

Doomboy, Tony Sandoval

Martina Caschera

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Summary:

5

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