Sāqiya – Soni Sfardati

Ode a Google, che colmi le lacune e riempi il meta-testo. Perché talvolta la musica, in particolar modo quella strumentale, può arricchirsi di suggestioni extra-musicali di carattere storico e letterario tali da renderla un’esperienza concettualmente densa. È il caso del bel disco Sāqiya dei catanesi Soni Sfardati, di per sé un godibilissimo esempio di libertà compositiva ben confezionato, ma carico di rimandi che non si possono prescindere. Il chitarrista Enrico Cassia e il batterista Antonio Quinci, con la collaborazione dell’impressionante voce di Gaia Mattiuzzi, si prodigano in tempi non convenzionali, composte dissonanze, musica ricercata e verrebbe da dire “cesellata”. Ma non un puro gioco intellettuale fine a sé stesso, e soprattutto privo di quelle “asperità” che spesso questo tipo di ricerca produce all’ascolto. Una feconda anarchia che richiama certe esperienze del Kraut Rock, delle avanguardie italiane figlie degli Area e una vocazione per la world music che è “world” nella misura in cui la Sicilia è un mondo al crocevia delle culture (Arabia, Spagna e Grecia su tutte).
Nel mondo islamico la sāqiya è una ruota idraulica che ha lo scopo di trasportare l’acqua in luoghi diversi, e l’acqua, anzi più specificamente il mare, ritorna come un leit-motiv nelle scelte timbriche dell’elettronica (fatta per lo più di pad e di effetti) e nelle tematiche. A tal proposito il brano di apertura Tyn da Ris è emblematico, con il suo gorgoglio di fondo, il canto di sirena lontana e gli improvvisi sprazzi delle percussioni. E con la storia sottesa, quella della statua lignea della Madonna Nera di Tindari, che la leggenda volle recuperata dai pescatori da una cassa perduta da una nave naufragata, e che da secoli affascina i visitatori nel santuario della cittadina messinese. La Malinche fu la schiava, amante e interprete azteca del conquistador spagnolo Hernán Cortés, figura ricolma di leggende e suggestioni. L’amore, il tradimento della patria, la violenza del colonialismo, sono evocati nel dittico La Malinche: El Encuentro e La Matanza del Templo Mayor. La prima si regge su un metro complesso in cui un ostinato di chitarra e una batteria lontana sorreggono delle esplorazioni vocali, timbriche e tonali, che non possono non ricordarci le ricerche di Demetrio Stratos e Diamanda Galàs. La Mattanza è rock, con un ostinato di basso che fa pensare ai momenti più cadenzati di Area, Neu, Mahavishnu Orchestra, e chitarra e batteria la fanno da padrone in un dialogo serrato che sul finale si scarica in un potente riff ossessivo.
L’atmosfera si mantiene tesa in Kimono Rosso che somiglia alla colonna sonora di un incubo di Michelangelo Antonioni, con una lunga, aerea intro che sfocia in una sorta di flamenco deflagrato fra suoni gutturali e acrobazie vocali da brivido. Mazar ha uno schema simile, lentamente costruisce un quadro cupo fatto di suoni lontani fra loro, musica concreta che minaccia l’arrivo di qualcosa di impetuoso. In realtà si chiude con una nenia sbilenca che rende il tutto più inquietante. Mar Adentro è una lunga suite che contiene in sé tutti gli elementi snocciolati nei brani precedenti, come detriti che un fiume riversa nel mare, appunto. E le onde ci spingono in Corsica, per ascoltare il canto tradizionale Sumiglia, arrangiato per voce sola in una versione che, tralasciando il dettaglio tecnico, è un momento ad alto contenuto emozionale, con i suoi echi di ricordo. Torniamo lì dove l’oriente delle scorribande incontra la Sicilia, Al Madarig, “le scale”, il nome con cui gli arabi chiamavano Castellammare del Golfo. Il pezzo percorre a ritroso la struttura percorsa in precedenza con Mar Adentro, con un’andatura discendente che ci porta al brano di chiusura, la suadente Sāqiya.
Un disco che è una barca in mezzo al mare, un mare che è una rete di rimandi extra-musicali. E la barca si concede la libertà di andare dove le pare, sorretta da una solida struttura fatta di partiture costruite con estrema perizia e coraggio.
L’album è in free download nella sua versione EP su La bèl e in vendita nella sua versione integrale su Bandcamp



