Libri

Published on Luglio 30th, 2014 | by Fabio D'Angelo

In fondo al tuo cuore – Inferno per il commissario Ricciardi


Maurizio De Giovanni, In fondo al tuo cuore - inferno per il commissario Ricciardi, Einaudi stile libero, 2014.

Maurizio De Giovanni, In fondo al tuo cuore – inferno per il commissario Ricciardi, Einaudi stile libero, 2014.

Se potesse soffermarsi sull’argomento, il professore penserebbe che è strano, l’amore. Ti fa fare cose assurde, lontane dal tuo abituale modo di comportarti; ti rende ridicolo, a volte, e altre riempie la tua vita di colori. L’amore crea, l’amore distrugge, direbbe con una delle sue espressioni proverbiali. E fa volare fuori dalle finestre, anche.

In fondo al tuo cuore – Recensione

Il caldo rende insofferenti, amplifica i gesti di ira, accende passioni e odi. Su questo non ci piove e per dimostrarlo non dobbiamo neppure citare i servizi di Studio Aperto sugli studi fatti in materia dalle più importanti università americane e inglesi. Ai più diffidenti basterà semplicemente ricordare la vicenda di William “Bill” Foster, che in Un giorno di ordinaria follia, stravolto da un ingorgo nel giorno più caldo dell’anno, decide di abbandonare la macchina nel traffico per regalarci momenti di cinema memorabili.
Dico questo perché sicuramente non è casuale la scelta fatta da quella bella penna di Maurizio De Giovanni di voler ambientare il settimo libro della saga del commissario Ricciardi nell’estate del 1932, passata alla memoria come una delle più calde del secolo. È come se l’autore avesse voluto indicare la particolare condizione climatica come una delle possibili giustificazioni del salto nel vuoto del professor Tullio Iovine del Castello, direttore della cattedra di ginecologia all’ospedale di Napoli, da tutti considerato come il migliore nel suo campo. Tra l’altro, il libro è proprio così che inizia, con un capitolo intero (bellissimo) dedicato al volo da una finestra del policlinico del povero professore. L’indagine che ne consegue parte invece dall’ovvia domanda che si pongono davanti al cadavere il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, il suo fedele assistente Maione e il medico legale Modo. Suicidio o omicidio?
La ricerca della risposta a questa domanda costituirà l’ossatura del romanzo. Data la natura del libro, posso solo dirvi che l’assassino non è il maggiordomo e la ricerca della soluzione, così come l’origine del male in generale, spesso va ricercata lungo percorsi non banali. Il finale è assolutamente a sorpresa. Il resto lo scoprirete solo leggendo. Per cui, al netto della trama, i ricciardiani di comprovata fede (il sottoscritto si autoiscrive alla categoria) converranno con me sul fatto che il caro commissario Ricciardi si differenzia dalla concorrenza di Montalbano, Guerrieri e dell’alligatore Marco Buratti, tanto per citare alcuni nomi, per due elementi caratteristici. L’umanità unica del personaggio, data dalla capacità, lui la chiama il fatto, di ascoltare e di raccoglierne l’ultimo pensiero dei morti. Non un dono, ma una iattura, una tortura che costringe il nostro a vivere a stretto e costante contatto con il dolore. Ricciardi non cerca comprensione e conforto e nella disperazione ci annega quasi. Sceglie invece la solitudine come cura, rifiutando ostinatamente le avance di due donne: la bellissima Livia e la sensibile Enrica. Ciò nonostante, noi ricciardiani di comprovata fede sogniamo di leggerlo un giorno finalmente sistemato e felice.
L’altro motivo è la Napoli degli anni trenta, abitata da un’umanità varia che sbanda paurosamente tra povertà e ricchezza, unita però dalla mondanità dei festeggiamenti estivi per la Madonna del Carmine. La valenza simbolica è notevole, perché la Madonna Bruna è quella che intercede per le anime del Purgatorio, le anime pezzentelle, che a Napoli alimentano vari culti, tra cui quello unico al mondo del Cimitero delle Fontanelle. La Madonna del Carmelo è raffigurata mentre trae dalle fiamme del Purgatorio le anime espianti purificate e i festeggiamenti si concludono per tradizione a piazza Mercato con il rituale incendio del campanile. Le fiamme e il caldo opprimente diventano così un’unica metafora (“il caldo, quello vero, viene dall’inferno”), che avvolge tutto e alimenta il fuoco della passione e dell’odio. Ci si brucia per purificarsi, come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli.

Fabio D’Angelo

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In fondo al tuo cuore – Inferno per il commissario Ricciardi Fabio D'Angelo

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3,5

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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