Serie TV

Published on Ottobre 20th, 2014 | by Noemi Borghese

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The Walking Dead – Stay Human!

Rick-Grimes-Governor-the-walking-dead

“This isn’t a democracy anymore”

Ideatore: Frank Baramont, basata sull’omonimo fumetto di Robert Kirkman

Genere: drammatico, thriller, horror, azione, fantascienza

Durata: 42′ (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 5

Episodi: 53 puntate

Cast: Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Norman Reedus, Scott Wilson, David Morrissey, Danai Gurira.

Distribuzione: AMC

Prima Tv: Stati Uniti d’America, 2010

A differenza delle due precedenti produzioni di cui vi abbiamo parlato, con The Walking Dead ci troviamo a dover recensire una serie che è arrivata piuttosto avanti con la programmazione: domenica 12 ottobre 2014 infatti, in America (il 13 in Italia), è uscita la prima puntata della quinta stagione. Sarà dunque difficile parlare di una delle serie più chiacchierate degli ultimi anni senza spoiler e, diciamocelo, sarà ancora più difficile dirvi qualcosa che non sapete già! Ma siamo fortemente fiduciosi e ci proviamo lo stesso a farvela leggere. (tanto, che avete di meglio da fare?)

The Walking Dead è la storia del protagonista Rick Grimes, della sua famiglia e di un gruppo di pochi sopravvissuti ad una terribile epidemia che ha decimato migliaia di persone in tutto il mondo: epidemia che trasforma lo sventurato contagiato in zombie, un “morto vivente”, che di fatto è un morto che cammina – walking dead – continuamente alla ricerca di umani di cui cibarsi. Nel corso delle stagioni molti nuovi personaggi arrivano e tanti altri muoiono: quelli che vengono attaccati dagli zombie, e quelli contagiati, sopravvissuti ma costretti a morire per evitare che sopraggiunga la veloce e inevitabile trasformazione.
All’inizio della quinta stagione, punto in cui ci troviamo adesso in contemporanea con gli USA, il gruppo è in marcia verso una nuova destinazione dopo essersi ricongiunto con estreme difficoltà.

daryl_dixon_the_walking_dead_season_4_episode_1

“Anger gets you stupid. Stupid gets you killed”

Diciamo la verità: raccontata così, la trama non sembra davvero niente di particolare. Ma allora non possiamo non farci questa domanda: come ha fatto The Walking Dead a raggiungere tanto successo?
Innanzitutto il pubblico della serie si divide tra i pochissimi che conoscono l’omonimo fumetto a cui la serie si ispira, e tutti gli altri, che prima del 31 ottobre 2010 – giorno in cui ha debuttato la serie sul canale AMC in America – Rick Grimes & co. non sapevano neanche chi fossero.

Sarebbe dunque riduttivo dire che la serie ha avuto successo grazie al fumetto, perché non è così; inoltre, da Bela Lugosi fino all’acclamatissimo Romero, di variazioni sul tema zombie ne abbiamo viste e straviste al cinema; ancora, dopo LOST, lo scenario apocalittico che gira intorno alla vita di una manciata di disperati alle prese con un destino avverso, non ci sorprende né appassiona più.

The-Walking-Dead-Midseason-Michonne

“Everybody loves a hero”

Quindi non abbiamo né uno zoccolo duro di appassionatissimi che ha guidato i neofiti (come è accaduto per Game of Thrones, per intenderci), e non abbiamo l’originalità della storia in sé: no, secondo noi il successo di The Walking Dead dipende da una cosa che forse non era mai successa con nessuna serie fantascientifica: è il ritratto dell’evoluzione umana.

La storia mostra la realtà così come la conosciamo noi, in cui però la maggior parte della popolazione mondiale viene decimata (state pensando all’ebola, vero?) trasformando i contagiati in walkers: il mondo diventa presto un posto pericoloso, in ogni momento del giorno e della notte.

In mancanza di strutture sicure si dorme a turni, si mangia poco e male, e le medicine, il carburante, i beni di prima necessità scarseggiano. E come qualunque società in cui mancano i beni di prima necessità, improvvisamente le strutture e le convenzioni sociali che noi siamo abituati a dare per scontate, come la parità di diritti, la tutela dei più deboli, l’educazione al rispetto degli altri e all’accoglienza dei nuovi membri, tutte queste regole crollano perché ontologicamente inadatte e inefficaci in un mondo in cui il più forte – la Morte – non si può fermare né rallentare:
<<This isn’t a democracy anymore>> è la frase che pronuncia Rick quando si rende conto che sarà costretto a diventare un capo senza poter far sempre leva sulla speranza e sulla solidarietà, ma sulla paura di restare indietro dei singoli membri.

Tale consapevolezza porta progressivamente tutti i personaggi leader a sopportare ed affrontare continui attacchi alla propria forza, e lentamente al proprio lato umano – come accade infatti al Governatore, la nemesi di Rick.

L’unica cosa che conta è restare vivi e non farsi contagiare dalle due grandi minacce del mondo raccontato da Frank Baramont:
la prima minaccia è il virus, capace di annientare decine di vite umane in pochi morsi;
la seconda minaccia è un diverso tipo di trasformazione, una trasformazione che porta a diventare spietati, crudeli, affamati di potere: in una parola, inumani.
In due, Stay Human.

Perché guardare The Walking Dead?

Perché mi piacciono gli zombie, per Daryl e Michonne, per i dialoghi tra spacconi, perché non mi fa schifo il sangue, perché mi piacciono i personaggi cazzuti, perché almeno una volta ho pensato che la democrazia è altamente sopravvalutata.

Perché non guardare The Walking Dead?

Perché sono più tipo da Vampire diaries, perché ai versi di zombie preferisco le risate da sit-com, perché è una serie troppo cupa, perché secondo me è una serie finalizzata all’educazione di nuove leve di elettori repubblicani, perché si vedono più cervelli spappolati che tette.

Noemi Borghese

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



10 Responses to The Walking Dead – Stay Human!

  1. serhype says:

    In realtà le tette c’erano, poi ha preso il sopravvento la trama.
    cmq un altro motivo per vederlo si chiama Maggie (Lauren Cohan)

  2. Mariangela says:

    Io credo che sia la tecnica cinematografica che c’è dietro che rende encomiabile quello che poteva essere l’ennesimo zombieland. Ottima regia, bellissima fotografia, stupende ambientazioni. Sul tema hai ragione, fa parte della natura umana probabilmente specchiarsi se ci piazzano uno specchio davanti. È un po’ un Cecità in versione badass. Che questa quinta stagione ci salvi dall’ultima però…

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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
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