Fumetti

Published on Ottobre 31st, 2014 | by Martina Caschera

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Il Muretto, di Fraipont e Bailly

Cattura di schermata (81)

Frapoint e Bailly, Il muretto. Eris edizioni.

Il muretto

Questo graphic novel, uscito per la Eris edizioni, è un pezzo interessante.

La casa editrice di Torino quest’anno porta in Italia, insieme a Il Muretto, anche Mox Nox, l’opera di quel losco figuro che è Joan Cornellà (forse ne parleremo anche in futuro, #staytuned).

Il Muretto, graphic novel originariamente prodotto per un pubblico franco-belga, ci presenta due autori, Fraipont e Bailly (una coppia anche nella vita: lei scrittrice, lui disegnatore), mai pubblicati in Italia. E lo fa con classe, con un’edizione curata: 190 pagine su carta avoriata piuttosto spessa (300 gr), corposa.

La lettura ravvicinata del Il murettoE la chiamano Estate mi ha costretta a fare un confronto tra le opere.

Si tratta di due storie d’adolescenza. C’è, in entrambe, il rapporto con l’altro che si concretizza in un confronto/scontro con un’amica d’infanzia. Ma altri elementi che avvicinino queste due opere non ve ne sono, gli autori trattano quella che potrebbe essere considerata come la medesima “tematica”, in modi completamente diversi. Tanto gioiosa e vitalistica l’atmosfera di E la chiamano estate, tanto dark e senza mezzi termini quella de Il Muretto.

Il racconto di Fraipont e Bailly ruota intorno ad una giovane solitaria: Rosie. Nelle sue lunghe giornate di tedio, noia, vapori sonnolenti, ci accorgiamo di quanto questa ragazzina solitaria e un po’ scontrosa sia invece sola, lasciata sola, e desiderosa di trovare un affetto.

Siamo nel 1988, in Belgio, e ce ne accorgeremo più tardi, quando la musica, grande protagonista del racconto, proromperà nella storia, in un’esplosione di stimoli, insieme all’amore.

Ma facciamo un passo indietro, con Rosie. E ricordiamo le nostre adolescenze e pre-adolescenze, i pomeriggi vuoti, al ritorno da scuola, l’inedia, la voglia di far nulla, il vuoto in cui si annidavano paura, tristezza, rabbia. A casa la piccola Rosie ciondola e ci confessa qualsiasi pensiero, qualsiasi cosa le passi per la mente: il racconto è in prima persona.

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Fuori casa il dolore di Rosie si reifica e diviene un muretto, quello del titolo, su cui appoggiarsi, dietro cui nascondersi. Esso diviene luogo di solitudine e isolamento dopo l’allontanamento forzato dall’amica del cuore.

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Il luogo dei primi esperimenti  con l’alcool, delle risate sciocche, della stupidità incosciente, diviene semplicemente un luogo in cui ricordarsi la propria condizione senza scampo, nell’annullamento del sé, nell’alcool che è oramai dipendenza.

La vita di Rosie non è infatti per nulla semplice: una situazione familiare drammatica (la madre non c’è più, il padre è assente) la segue come una nuvole nera che minaccia perenne tempesta.

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Mentre si lamenta, parla da sola, mentre nasconde l’alcool nello zainetto, mentre salta giorni e giorni di scuola, racconta bugie, butta i pomeriggi al bar a giocare ai videogiochi vorremmo irrompere anche noi nella sua vita e scuoterla dalle fondamenta.

Per fortuna come spesso accade anche nella vita reale, tra le pagine di questo fumetto la bellezza arriva improvvisa a portare scompiglio. Arriva l’amore che tutto annulla.

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Un ragazzo ribelle e affascinante la prenderà in custodia, la porterà nel mondo della musica punk e rock: testi, poster, copertine di Ramones, Mano Negra, Bauhaus, Minor Threat , Crass e Cure tappezzano le pagine di questo fumetto e i silenzi di questo amore sbocciato. Un gruppo d’amici, finalmente, un po’ sopra le righe ma che importa? Tutti accettano Rosie e la accolgono nel loro mondo, chiassoso, arrogante, senza mezzi termini. Dal canto suo Rosie, timidamente, silenziosamente, senza fare troppe domande, si lega al giovane Jo nel profondo, pur rimanendo sempre un pizzico sofferente.

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Ma la ferita di Rosie è profonda e la voglia di tornare a casa, dopo un periodo di “fuga” d’amore (per Jo) e d’odio (per il padre), riuscirà a comprendere un lato fondamentale di se stessa, tenuto lontano, celato. Quella una ragazza desiderosa di famiglia, di amore, di affetto e approvazione, si farà avanti e chiederà il suo riscatto. E Jo le starà vicino in questo percorso di riconoscimento, anche qui silenzioso ed intimo, fino a che gli sarà possibile.

La scelta stilistica, un bianco e nero secco, il tratto a momenti graffiato, a momenti più calligrafico, ricorda la qualità di certe xilografie: grandi campiture di nero dominano gli spazi bianchi. Il nero divora le pagine che segnato la divisione in capitoli, divora i volti nella notte, i corpi nel fumo.

Alla fine Rosie scoprirà molto di più di se stessa, scoprirà che tutto questo nero può esplodere in migliaia di fiori bianchi.

 

Martina Caschera

 

 

 

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Summary:

3.5

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