Black Mirror – Christmas Special
Ideatore: Charlie Brooker
Genere: drammatico, thriller, fantascienza
Durata: 50′-60’ (a episodio)
Lingua originale: inglese
Stagioni: 2
Episodi: 7 puntate
Cast: Jon Hamm, Rafe Spall, Oona Chaplin, Daniel Rigby, Rory Kinnear
Distribuzione: Channel 4
Prima Tv: Regno Unito, 2011
Forse la miglior miniserie mai realizzata – vincitrice dell’International Emmy Award come miglior Miniserie del 2012 – Black Mirror è la produzione britannica che tortura e tiene sulle spine tutti noi avidi spettatori raccolti nel giro di tre anni con enorme successo in tutto il mondo: uscita per la prima volta nel 2011, si contano due stagioni di tre puntate ognuna, e il 16 dicembre 2014 è stata released la puntata di Natale, che ha confermato le aspettative di quanti attendevano con ansia un nuovo episodio.
La serie fin dall’inizio si distingue per una peculiare caratteristica a cui non eravamo abituati: ogni puntata è a sé, il cast varia di episodio in episodio e la produzione pesca a piene mani dalle file dei migliori attori britannici e non, primo tra tutti, protagonista dell’episodio natalizio, Jon Don Draper Hamm.
Le puntate quindi cambiano ogni volta: non soltanto gli attori ma anche le storie, passando dal genere satira, al drama puro, al thriller, sempre in un contesto più o meno fantascientifico, ma terribilmente realistico. Niente zombie, vampiri, draghi e serial killer: il dramma è creato dal quotidiano puro che genera mostri, in un mondo che va sempre più veloce dei protagonisti.
Non esiste forse una serie più terribilmente realistica di Black Mirror: provare per credere, vi sfidiamo a guardare il primo episodio e a non sentirvi un personaggio Pirandelliano.
La puntata di Natale di Black Mirror, la cui breve e tagliente sigla d’apertura spacca il titolo cristallizzato in una superficie gelata e fumosa, accoglie lo spettatore nella spartana cucina di una piccola e rustica baita, con la canzone “I wish it could be Christmas every day”. I due personaggi principali della serie sono Joe Potter e Matt Trent, e si ritrovano visibilmente controvoglia a festeggiare modestamente la mattina di Natale insieme.
I due si conoscono poco e Matt invita Joe a chiacchierare, almeno a Natale: il clima di confidenza è assecondato e creato tutto da Matt che parla di sé, e poi chiede di Joe, portandolo a raccontare cosa lo ha spinto fin lì. Entrambi hanno una storia alle spalle di cui vanno poco fieri, eppure sin dall’inizio il più estroverso e positivo Matt risulta distaccato e rassegnato anche ai propri imperdonabili errori, mentre è Joe, più chiuso e schivo, che anche conserva una forte capacità di empatia ed un traballante senso di colpa che non riesce a scrollarsi di dosso.
Quando prova a farlo, raccontando tutto all’accidentale confidente Matt, ben presto realizza di aver fatto un grosso errore (inevitabile, date le circostanze), decretando la propria condanna:
l’ascolto continuo di “I wish it could be Christmas every day”, per una mattina di Natale che durerà per sempre.
Black Mirror ci augura un buon Natale ricordandoci le contraddizioni dello spirito umano, la degenerazione dell’utilizzo di una tecnologia invadente e onnipresente che porta allo sdoppiamento delle personalità, alla possibilità di chiudere con il mondo esterno in due modi: isolando la propria coscienza in un artificiale micromondo fatto di codice, diventando una funzione di sé stessi, oppure diventando reietti della società impossibilitati a vedere, sentire ed interagire con una persona (o, in casi estremi, qualunque persona) intorno a sé.
La morale dell’agghiacciante puntata natalizia sembra essere “La scienza e il progresso possono essere davvero crudeli quando ci si mette in trappola da soli”: ciò nonostante la serie, e anche questa puntata, non punta mai il dito contro gli strumenti, ma contro chi li utilizza, posizionandosi a metà tra apocalittici ed integrati e portando costantemente lo spettatore al puro sgomento.
C’è una parola nella lingua inglese che descrive perfettamente questa sensazione: Terrific!
Perché guardare Black Mirror?
Perché la cruda verità mi eccita, perché sono a rischio sociopatia, per Don Draper, il maiale e Waldo, per le coltellate della sigla, perché credo che la società non abbia bisogno di eroi, perché non si finisce mai di approfondire un’ipotesi.
Perché non guardare Black Mirror?
Perché non sopporto le atmosfere british, perché non sono un masochista, perché non sono un paranoico, perché non voglio essere masochista e paranoico, perché per vedere un po’ di tits rischio di andare in terapia.
Noemi Borghese






