Cefalo emergente

Published on Gennaio 23rd, 2015 | by Guest

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La Bestia Carenne – Catacatassc

cata

E’ stato un anno importante il 2014, che ha visto uscire per l’etichetta indipendente BulbartWorks Catacatassc, il primo album della folk band campana Bestia Carenne, formata da Paolo Montella, Antonello Orlando, Giuseppe di Taranto e Giuseppe Pisano.

Per chi non lo sapesse, “catacasce” è un termine dialettale, diffuso nel dialetto campano e lucano, che sta per lucciole. Le lucciole non si vedono più da tempo a causa dell’inquinamento, ma solo  raramente in campagna. Ed è proprio dalla campagna che la Bestia Carenne è partita per il suo lungo viaggio ed è da queste lucciole che si è fatta guidare.

Le 13 tracce di Catacatasc sono nate durante giornate smaniose e romantiche, lunghe e sognanti. Giornate (ma soprattutto serate) passate nella provincia beneventana di Ponte in cui la Bestia Carenne è stata un tutt’uno con la natura, andando a tempo con questa, rispettandone i tempi, prima di ritornare al tran tran quotidiano della città.

Sentori country, jazz e swing d’oltre oceano, chitarre manouche e melodie balcaniche, liriche degne del più nobile cantautorato nazionale: questo, a grandi linee, il percorso tracciato, seguendo le lucciole, dalla Bestia Carenne.

Ecco la tracklist e in breve, le mie impressioni viaggiando tra le sue poliedriche melodie.

  • Catacatasce: valigia in mano, sbarco in qualche posto. Che posto è? Non lo so, ma forse non mi interessa. Mi guardo un po’ intorno e intanto aspetto. Intanto ascolto…
  • Il sapore: sono in un sobborgo, nemmeno di tanto tempo fa. La testa dondola fino a che, ad un tratto, lascia spazio a una air guitar molto rock, molto bella. Di nuovo, non so dove mi trovo. Ma forse mi piace!
  • Billy il mezzo marinaio: questa è facile! Imparo a navigare e naufragare sulle note di questo mezzo valzer. Non fermatemi. Non fermatelo.
  • Le cose che desideri: queste note un po’ autoreferenziali (Voi la conoscete E da Mosca è tutto?) mi riportano ad Est, all’inizio di Ponte, e poi mi portano altrove, nell’immaginario di canzoni folk più o meno note su cui vorrei tanto danzare ma, putroppo, non ne sono capace. Non mi resta che ascoltare e immaginare. Non mi resta che dire che si “Le cose che desideri, sai, ti uccidono meglio…”.
  • #1: intermezzo di americana memoria. Ci sta. Ma ora ripartiamo…
  • La vacanza di un ferroviere: ritmo serrato, treno in corsa, spazio a pensieri “impressionisti”.
  • Tranksei: sono in Sud Africa, ma anche negli States e pure in Italia, negli anni settanta. Batto le mani a tempo di questa ballata folk, imparo subito il ritornello.
  • Una macchina trasversale: conosco già un paio di battute, memore di un bel live, dove questa canzone già spiccava tra le favorite del pubblico. Non mi sorprende sia stato scelto come primo singolo dalla band. Mi piace il nuovo arrangiamento, mi piace il video e il rimando agli spaghetti western di Sergio Leone, mi piace l’entusiasmo della narrazione.

  • #2: ancora un intermezzo…a breve si ritorna in scena!
  • Jeanne: un accenno di tango e tanta poesia. Rimane la voglia di ballare,o quantomeno di rimanere affascinati a sognare di essere parte di questa storia.
  • Toccare: partono le parole, poche ma intense; ne continuano gli intenti le note. Vale la pena di lasciarsi trasportare al suono di questa poesia che sa di rimpianti.
  • Uno studente e Vysotskij: un omaggio al più grande chansonnier russo, un esempio di cantautorato fine. Niente di particolarmente nuovo, ma nonostante tutto particolarmente apprezzabile.
  • Cadillac: con questa malinconica ballata, che rimanda al mito di Marylin Monroe, si chiude l’album e finisce il mio viaggio in musica nel mondo della Bestia Carenne.

Se anche solo in qualcuna delle sue tappe questo mio viaggio, questo viaggio della Bestia, vi ha coinvolto, stuzzicato, trastullato…allora seguite le lucciole fino a qui. E se ancora non siete soddisfatti, seguitele fino ad una delle nuove tappe live in programma per il 2015.

Simona Capuozzo

 

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