Vizio di forma

Regia: Paul Thomas Anderson
Anno: 2014
Durata: 148′
Cast: Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Katherine Waterson, Joanna Newsom, Eric Roberts, Hong Chau, Michael Kenneth Williams, Benicio Del Toro, Jena Malone, Owen Wilson, Reese Witherspoon, Martin Short
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson (adattamento del romanzo di Thomas Pynchon)
Fotografia: Robert Elswit
Musiche: John Greenwood
Montaggio: Leslie Jones
Distribuzione: Warner Bros.
Uscita: 26 febbraio 2015
4
‘È tecnicamente ebreo, ma vuole essere un nazista.’
Come Paul Thomas Anderson non c’è nessuno. Solo lui, con la sua intelligenza raffinata e quel sorriso timido che si porta dietro ovunque, con quell’aria da artista annoiato e divertito al tempo stesso, di ragazzino che ha realizzato un sogno nel combinare un guaio enorme risoltosi nella migliore delle soluzioni, solo lui poteva arrischiarsi ad adattare per primo un romanzo del misterioso e folle Thomas Pynchon e tramutarlo nella sua ennesima, personalissima belva domata.
Perché di veramente bello Vizio di forma ha esattamente quello che rende indimenticabili tutte le pellicole del regista californiano venute prima di questa, ovvero tutta quella sua prepotente Paulthomasandersonionità che lo rende riconoscibile al primo sguardo, mescolando tutto ciò che è venuto prima (il caleidoscopio di personaggi introdotti alla Boogie nights e il romanticismo disperato e intimissimo di Ubriaco d’amore) aggiornandolo con l’evoluzione sorprendente che sarà dopo (chi pensava che il post The Master sarebbe stato inafferrabile sbagliava).
Partendo da una stesura nata ricopiando ‘battuta per battuta’ il manoscritto originale, Anderson arriva a estrapolarne la propria anima altmaniana, inquinandola con una delle più colossali e tossiche interpretazioni di Joaquin Phoenix (il suo Doc Sportello è stato più volte definito un Lebowski scritto da Chanlder), puntellato da comprimari tanto numerosi quanto centellinati eppure fondamentalissimi. Spicca tra questi il suo furibondo alter ego Bigfoot Bjornsen, un Josh Brolin tutto ‘diritti civili calpestati’ col moccio al naso, i pugni serrati e il gelato costantemente in bocca.
Ed ecco che il maestro cala l’asso. In un susseguirsi di intrighi e complicazioni, nomi facili da ricordare solo per la loro improbabilità, situazioni grottesche raffinate da quel ritmo trascinante a cui ci ha da sempre abituati, i piano sequenza in cui ti accorgi di essere caduto quando stanno già per esplodere, le inquadrature mai statiche perfino nell’immobilismo più totale, Anderson cresce piano piano, respira, ribalta il tavolo, irretisce e affonda quando meno te lo aspetti, non spreca un secondo, un centimetro di inquadratura, una nota di colonna sonora, non dimentica una smorfia, un incoraggiamento filosofico, una battuta velenosamente vera, una risata disperata.
Anderson ci rende partecipi del fatto che l’Inherent vice (la proprietà di certi oggetti che li spinge a deteriorarsi per loro stessa natura) altro non è che l’essenza stessa della vita, un guazzabuglio divertentissimo e terrificante in cui tutti c’entriamo qualcosa col nostro prossimo, per quanto ci sembri ridicolo e raggelante.
Un film maestoso, divertentissimo, dolce e crudo quanto sottovalutato, in cui ognuno è l’eroe della propria stupidità.
Da mandare a memoria.
Angelica Milia
Voto
Summary:



