Niente
Non c’è niente che abbia senso, è tanto tempo che lo so.Perciò non vale la pena far niente, lo vedo solo adesso.
Pierre Anthon, un ragazzino che vive in un piccolo paese danese, decide improvvisamente di salire su un albero vicino alla scuola dichiarando il suo abbandono al mondo. Dall’alto della sua postazione, comincia ad urlare frasi di puro nichilismo:
“E’ tutto inutile perché tutto comincia solo per finire. Nel momento in cui siete nati avete cominciato a morire.”
Gli amici provano in tutti i modi a farlo scendere dal ramo ma ogni frase, ogni parola, ogni minaccia rivolta al ragazzo cade nel vuoto. Decidono quindi di accumulare, in una segheria abbandonata, tutti gli oggetti che abbiano un valore, qualcosa che dimostri pienamente il senso della vita. Cominciano a raccogliere gli oggetti più cari: un paio di scarpe, una bicicletta, una bandiera, creando una “catasta del Significato” da poter mostrare a Pierre, qualcosa capace di indurlo a tornare alla sua vecchia vita. Il gioco però diventa quasi subito perverso, ognuno di loro chiede all’altro un oggetto sempre più importante. La posta in gioco si trasforma in una sorta di vendetta per compensare il dolore di aver sacrificato qualcosa che si ama.
Pierre Anthon diventa una figura secondaria lasciando il ruolo principale all’odio, alla vendetta, all’orrore di cui è capace un gruppo di adolescenti in pieno delirio di onnipotenza.
È chiesta la profanazione di una tomba, la testa di un cane, il dito di una mano che suona la chitarra come i Beatles, il crocefisso della chiesa fino ad arrivare alla verginità di Sofia.
La catasta diventa un totem, una divinità capace di conservare il significato intero dell’esistenza.
Come nel libro, Il signore delle mosche, il gruppo si trasforma in branco che segue rituali sempre più violenti in un crescendo di follia che li conduce a una dipendenza dalla violenza e dall’orrore.
Il Significato diventa una sorta di concetto mistico capace di giustificare qualsiasi orrenda azione
Il Significato. Voi non ce ne avete insegnato nessuno. Perciò ce lo siamo trovato da soli.
Quando tutto finisce, i ragazzi sono consapevoli di aver “perduto qualcosa e trovato qualcos’altro”, di aver vissuto una sorta di catarsi evolutiva che li ha trasformati in adulti. Niente è un racconto di poco più di cento pagine, agghiacciante e inquietante allo stesso tempo.
Janne Teller usa frasi semplici ma dense di significato che s’insinuano nella mente di chi legge lasciando il lettore con un inspiegabile senso di angoscia e sgomento.
Il libro ha creato notevole scandalo e suscitato tante polemiche al punto di essere escluso dai programmi di alcune scuole norvegesi e tedesche e dal catalogo di molte librerie in Francia e Spagna. In Italia arriva, grazie alla Feltrinelli, ben dodici anni dopo la sua pubblicazione.
Indubbiamente è un romanzo crudele e provocatorio ma resta pur sempre un piccolo gioiello, un capolavoro di scrittura nordica. Non è proprio un libro che si digerisce facilmente e lo sconsiglio ai moralisti e a tutti quelli che non subiscono il fascino ambiguo del cinismo, anche perché con il Significato non si scherza.
Vero, Pierre Anthon? Vero?
Flavia Peluso
Summary:




