Atti osceni in luogo privato
“Ti penso sempre, ieri più di sempre: in bibliò è venuto un sedicenne che mi ha chiesto un consiglio di lettura. Ho deciso per “La collina dei conigli” e mentre glielo davo ti vedevo a mille chilometri di distanza con la paura di scegliere tra la vita e l’oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento.”
Atti osceni in luogo privato. Raramente un titolo mi ha turbato tanto, con la semplice sostituzione di un aggettivo con il suo contrario. E il termine osceno, in questo caso, ha un sapore decisamente interessante, familiare, come se restituisse, a chi li compie, la voluttà di certi atti nella quotidiana vergogna privata.
La vita interiore di Libero Marsell comincia proprio con un atto osceno, consumato in luogo privatissimo: il tradimento di sua madre, spiato dalla porta socchiusa della camera da letto. È la fine dell’infanzia, dell’amore irrazionale per la madre, un’esplosione che segna l’inizio della sua educazione sentimentale.
Libero ha il grande vantaggio di essere giovane nella Parigi di fine anni 70, una città che gode ancora della presenza di Sartre e non si risparmia in nessuna circostanza, cospira con il lettore, pagina dopo pagina, compiaciuta e seducente sempre. Figlio di borghesi italo-francesi, Libero inizia a frequentare un liceo bobo (bourgeois bohemian), a leggere Camus e Buzzati, a capire la differenza tra le periferie e il Marais. Parigi incarna l’adolescenza stessa, la terra vergine, la scoperta del mondo che è sempre sperimentazione di sé. Già da qui, come lettori, siamo attraversati dalla rivelazione del romanzo, da una verità che poteva svelarsi solo in un paese di tradizione laica come la Francia: il sesso non è una parte della vita, non è la tessera del mosaico ma ne è il collante, il respiro. L’educazione sentimentale di un individuo non smette mai di parlargli di sé e non dell’altro; ogni azione, relazione, opposizione, passa attraverso questo filtro granitico e primitivo. Attraverso questa rivelazione si potrebbe scrivere la storia di una vita senza cedere a faziosità o invenzioni.
Fin dai primi anni, Libero rende noto il suo dialogo interiore in purezza, il suo corpo – dunque egli stesso- è uno strumento di lettura della realtà tutta, non solo quella privata.
Come l’adolescenza, anche Parigi finisce e gli eventi trascinano la storia nella città adulta, pragmatica, che nelle architetture ostinatamente concrete annuncia la fine delle illusioni e del sogno. Libero si trasferisce a Milano per liberarsi dal superfluo, per farsi del male e poi del bene, e anche qui la città è manifestazione e testimone di nuove stagioni della vita, amori, letture prese e abbandonate, nostalgie e riti di passaggio.
Lo definirei un romanzo dei luoghi, una storia in cui le stanze, gli appartamenti, le città e le strade hanno un ruolo fondamentale, dettano il ritmo, segnano passaggi esistenziali, scandiscono e accompagnano il movimento continuo e appassionato di Libero, senza dimenticare il luogo più importante della narrazione, il primo tra tutti, quello originario: il corpo.
La storia di Libero attanaglia: si presenta senza filtri, reticenze, con un’onestà travolgente, credibile, così piena da sigillare un patto con il lettore, che lo segue ovunque, lo comprende, gli crede. C’è qualcosa di profondamente vero nella voce narrante, nonostante le iperboli, personaggi e luoghi idealizzati e intrisi di simbolismi, i troppo riconoscibili richiami ad archetipi freudiani, i sorprendenti furori intellettuali.
È tutto troppo perfetto per essere vero. Eppure, lo è. Perché Libero è verosimile, reale quanto lo siamo noi stessi in un atto di autoerotismo o in un risveglio furtivo nel mezzo della notte.
Una contraddizione mi ha affascinato profondamente in questo romanzo, e cioè la costante sensazione che quanto scritto sia finto nella costruzione, ma sorprendentemente vero nella sostanza.
Marco Missiroli, giovane e già affermato scrittore, conosce bene il suo mestiere, e qui sprigiona una voce autoriale autentica, sfacciata, che sa di Francia e desiderio. Una meravigliosa indecenza che consiglio a tutti di ascoltare e seguire.
Roberta Rega
Voto
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