Cefalo emergente

Published on Marzo 28th, 2015 | by Giuseppe Gioia

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John Mario – Per fare spazio

Cabezon Records / Audioglobe 2015

Cabezon Records / Audioglobe 2015

All’ufficio anagrafe John Mario risponde al nome di Mario Vallenari. E’ un veronese atipico (forse nel cuore più mediterraneo di tanti salentini nostalgici dei Borboni), un musicista atipico nel rispetto della sua indole e delle sue svariate sfaccettature ed è un produttore discografico atipico che con la sua Cabezon viaggia in un oceano di squali, senza mai perdere la rotta verso una direzione libera e fantasiosa. Anche questo suo nuovo lavoro Per fare spazio è un disco atipico, ma molto bello, coeso, resistente, vivo, nudo e crudo.

L’idea di fare spazio può essere accostata facilmente all’idea di ripulire, eliminare, fare ordine, mettere un punto fermo per voltare pagina e questo nel disco di Mario sicuramente non manca, ma conosco troppo bene l’uomo prima che l’artista per pensare che si tratti solo di questo. John Mario ha fatto qualcosa di molto più coraggioso in questo LP: ha aperto a tutti noi le porte del suo armadio nascosto, mostrandoci cosa custodisce in maniera curata e misteriosa nei meandri più veri e sensibili della sua indole. Ha lasciato che potessimo contare i suoi nervi scoperti, e ha fatto tutto questo con grazia, naturalezza, semplicità ed estrema umiltà.

Umiltà e semplicità sono le due cifre stilistiche che, da sempre, hanno accompagnato il percorso artistico del musicista veronese: un interessante LP intriso di folk e States nel 2008 con Embarcadero e splendidi dischi sparsi nell’etere con i Dead Man Watching.

John Mario in questo disco non è solo un cantautore, ma dimostra di conoscere a menadito folk, pop, grunge, dark, new wave, elettronica, ma soprattutto di saper usare queste suggestioni cromatiche differenti: sa metterle insieme con la stessa passione e libertà di un bambino davanti al suo primo Lego, si libera a soluzioni disparate e inusuali senza preoccuparsi che il recensore figo di turno possa storcere il naso.

La letteratura dei testi è veloce, fluida, come quelle discussioni piegati sul bancone di un bar mentre il barista pulisce lentamente il whisky colato fuori dal tuo bicchiere, la gente fuma la sua ultima sigaretta e fuori la pioggia, lenta anche lei, non vuole tornare a casa.

Ah beh si, dimenticavo, dovrei citarvi i titoli delle canzoni, ma sarebbe ingiusto fare classifiche o scegliere, mi basta dire che NoVR vale più di mille discorsi di Grillo (o Salvini che ora fa più tendenza), Dalla tua Ford toglie il fiato per la sua capacità, tutta cinematografica, di dipingere la realtà, Foglie verdi ha un’anima black e forse Mario nemmeno lo sa e Venerdì meriterebbe di vendere tanti dischi e di risuonare in tutte le radio d’Italia, dandoci un attimo di tregua dopo l’ennesima zuppa di Ligabue.

Attenzione signorini dell’indie: qui non ci sono miracoli, nuove promesse, la salvezza dell’underground, qui c’è vita in circolo e nervi scoperti di un uomo maturo che continua a vivere, produrre, sognare!

Giuseppe Gioia

Tracklist:

01. Pecora nera
02. Dalla tua Ford
03. Esprimi un desiderio
04. Foglie verdi
05. NoVR
06. Ghost Town
07. 16 anni che ci conosciamo
08. Niente da dire
09. Per fare spazio
10. È venerdì
11. Vagabondo delle stelle

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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
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