Fumetti

Published on Luglio 24th, 2015 | by Giorgia Recchia

Sandro

Alice Socal, Sandro. Eris Edizioni, 2015. € 15,00

“…E il tuo amico che poteri ha?”

“Beh, lui ha delle braccia molto lunghe, poi è nato da un vulcano, e…ecco! Lo posso vedere solo io”.

Ognuno di noi esseri umani ha o ha avuto, nel corso della propria vita, almeno un buon amico a cui confidare tutti i propri segreti, una persona con la quale confrontarsi e condividere gioie e dolori, speranze e avversità. Le cose cambiano, però, quando l’amico in questione esiste solo nella nostra testa. È questo il tema portante di Sandro, il nuovo graphic novel di Alice Socal edito da Eris Edizioni. L’artista veneta, classe 1986, formatasi all’ Accademia di Belle Arti di Bologna e attualmente residente ad Amburgo, ha voluto raccontarci il difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza, fino all’età adulta di Pallas, così soprannominato dal suo amico Frank. Il bambino, il cui vero nome è Sandro, trova rifugio dalle proprie insicurezze nella confortante amicizia con uno strano essere immaginario, cui dà il suo stesso nome, a dimostrazione ancora più evidente del tentativo di affermare se stesso nel mondo.

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Ma se, già durante l’ infanzia, la creazione di un amico immaginario è indubbiamente un segnale con cui il bambino comunica al mondo una difficoltà di interazione con il prossimo, il disagio non può che essere ancora più grande quando questo avviene in età adolescenziale. È quindi così che Pallas allontana tutti dalla propria vita, isolandosi in un suo mondo cui diventa pressoché impossibile accedere. Si arriva, quindi, con un consistente salto temporale, al ventiseiesimo compleanno del protagonista.

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Il ragazzo, disoccupato, senza amici né uno scopo, trascorre la giornata nella più totale solitudine. E’ forse proprio per questo motivo che, durante una passeggiata nelle strade del suo quartiere, Pallas scorge tra le forme delle siepi la sagoma del suo amico Sandro, evidentemente sopito nelle coltri della memoria ma mai dimenticato. Ricomincia subito a ricordare le prime cotte adolescenziali e, con esse, il senso di fallimento e di inadeguatezza tipiche di quell’età, dalle quali si difendeva, però, sprofondando negli abbracci di Sandro. L’acme della nostalgia per l’amico perduto viene raggiunto, però, quando Pallas incontra dopo anni Frank, il suo vecchio compagno di scuola, testimone oculare della “nascita” di Sandro e del conseguente e lento allontanamento di Pallas dalla sua vita. Alice Socal affianca al personaggio di Frank quello di un essere con le sembianze di un’oca a tre teste che si identifica come il life coach dello stesso Frank, promotore della sua ripresa emotiva e professionale.

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È dunque attraverso una realtà surreale popolata contemporaneamente da personaggi reali e immaginari che l’autrice descrive in maniera tutt’altro che scontata le paure e le incertezze di un ragazzo che diventa, suo malgrado, un uomo. Pallas è costretto a svincolarsi dall’abbraccio prima rassicurante e via via sempre più tendente all’angoscioso e al patologico del suo amico immaginario, la cui dicotomia è già suggerita nell’aspetto fisico con cui si rievoca da un lato un disneyano Topolino, dall’altro l’inquietante coniglio del celebre film Donnie Darko.

Il contrasto tra il senso di protezione e la consapevolezza di dovere imparare a camminare con le proprie gambe si evince dalle parole dello stesso Pallas: ” ….E poi c’eri tu. Tu non mi potevi mai lasciare solo. Dovevi starmi sempre accanto. Sempre ad aspettarmi pronto con un abbraccio.”

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La stessa oca a tre teste che si offre a Pallas e a Frank come life coach potrebbe essere interpretata come il subconscio stesso dei ragazzi, i quali, chi più, chi meno, si rendono conto di dover abbandonare si la spensieratezza della gioventù, ma anche il senso di dipendenza dal prossimo che essa comporta.

Dal punto di vista grafico Alice Socal sceglie l’uso della matita sfumata. L’utilizzo dei colori , il rosso e il bronzo, è limitato alle sole parti in cui viene rievocato il passato e, in tutto il graphic novel, i dialoghi sono ridotti all’osso, e ciò rende il racconto ancora più inquietante, onirico, addirittura privo di senso, per i lettori più disattenti. Il tutto, invece, è teso a rendere ancora più evidente il profondo simbolismo di cui l’opera è intrisa e a fare si che una storia incentrata sulle paure di un bambino diventi, invece, un po’ la storia delle paure di ciascuno di noi.

 Giorgia Recchia

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