Interviste

Published on Novembre 5th, 2015 | by Carla De Felice

Bastaddi – Intervista a Stefano Amato

“Il libro è meglio del film” è una regola che si tramanda di generazione in generazione e salvo rare eccezioni è una delle poche certezze dello spettatore in caso di trasposizioni cinematografiche di un libro. Ma come la mettiamo se uno scrittore decidesse di fare l’esperimento opposto, e cioè di elaborare una sorta di cover letteraria, esperimento unico nel genere? E se poi quello scrittore non scegliesse un film qualsiasi ma l’intoccabile Inglorious Basterds di Quentin Tarantino? Il risultato sarebbe un libro fantastico, e questo libro esiste miei cari, si chiama Bastaddi di Stefano Amato, ed è edito da Marcos y Marcos.

Bastaddi, Stefano Amato. Marcos y Marcos 2015, € 16,00

Stefano Amato, scrittore, traduttore, libraio e blogger siciliano, ha elaborato questo coraggioso e riuscito esperimento: una trasposizione letteraria in salsa siciliana del capolavoro di Quentin Tarantino. Siamo in Sicilia,  nei primi anni ‘90, la mafia e i picciotti fanno da padroni. Ad opporsi un gruppo di otto uomini, guidati dal tenente Ranieri, che, assetati di giustizia, collezionano scalpi di Cosa Nostra.

Non posso/voglio svelare di più, perché chi di spoiler ferisce di spoiler perisce e rovinerei la sorpresa. “Ma sappiamo tutti (o quasi) quello che succede nel film di Tarantino” – penserete voi,  ma vi assicuro, che durante la lettura, sarete invasi da una curiosità inspiegabile, che vi porterà a divorare le 232 pagine senza pausa, perché volete sapere come va a finire, quali trovate brillanti ha elaborato lo scrittore, che fine fanno i personaggi che adorerete. Quindi, a meno che non siate un po’ spocchiosi o pensate cose del tipo “Tarantino non si tocca”, “ma il film è meglio del libro” a priori, dovete assolutamente dare una lettura a questo geniale esperimento che sì, potrà avere qualche imperfezione qua e là, ma merita assolutamente una chance.

Adesso considerata la particolarità del libro, scrivere una recensione “tradizionale” (se tali possono essere considerate le recensioni dei cefali) mi è sembrato un po’ riduttivo, e visto che avevo un po’ di domande e curiosità, ho deciso di farle direttamente allo scrittore, che, gentilissimo e disponibilissimo, ha risposto immediatamente al mio appello.

Sono una cefala di natura fin troppo curiosa, e ti chiedo scusa per questo, ma dovrò cominciare la nostra intervista con una domanda un po’ invadente. Si dice che le idee più brillanti vengano nei momenti più impensabili, tu ricordi cosa stavi facendo quando hai pensato di scrivere questo geniale remake letterario?

Che cosa stavo facendo nel momento preciso non ricordo, ma probabilmente l’idea mi è venuta dopo avere visto per la seconda o terza volta “Bastardi senza gloria”, il film da cui è tratto. E siccome di solito guardo i film di sera, mi sa che l’idea mi è venuta più tardi, a letto, nel dormiveglia.

La scelta di quest’esperimento è ricaduta immediatamente su Bastardi senza gloria o avevi pensato anche ad altri film? E quante volte hai visto il film di Tarantino per prendere ispirazione?

Sì, la scelta è ricaduta immediatamente su “Bastardi senza gloria”. All’inizio avrei voluto scrivere una storia simile, in seguito mi è venuta l’idea del remake. In realtà non l’ho visto chissà quante volte, il film. Forse tre?

Nel tuo romanzo stravolgi i personaggi rispetto al film di Tarantino. Qual è il tuo preferito nel libro e quale dal film di Tarantino?

Il mio personaggio preferito del libro è senza dubbio Florio, il rockettaro grunge dai capelli tinti che se ne intende di cinema. Del film, quello interpretato da Eli Roth: il sergente Donny “the Bear Jew” Donowitz — per intenderci, quello che gioca a baseball con le teste dei Nazi…

Una regola tramandata oralmente di criticone in criticone comanda che, in caso di trasposizioni cinematografiche, l’ordine giusto sia sempre leggere prima il libro e poi guardare il film. Considerato il caso particolare di Bastaddi, cosa consiglieresti a chi non ha mai visto il film, di leggere prima il libro o viceversa?

Consiglierei di rispettare la regola! Prima il libro e poi il film. In questi mesi ho incontrato parecchi lettori, e devo dire che quelli che “sono contento di avere letto prima il libro” e quelli che “sono contento di avere visto prima il film” si eguagliano. Quindi forse vanno bene entrambi i comportamenti.

C’è un film di Michel Gondry che a me piace molto, si chiama Be Kind Rewind (Gli acchiappa film in italiano). Per errore vengono smagnetizzate tutte le videocassette di una videoteca e per rimediare i protagonisti cominciano a girare nuove versioni di ogni film, i cosiddetti film “maroccati”. I risultati sono esilaranti. Il tuo romanzo, secondo me, è sulla buona strada. Se si facesse la stessa cosa con il tuo esperimento letterario facendo nascere un nuovo filone di letteratura di libri “maroccati”, tu come lo chiameresti?

Siccome il mio esperimento è metà novelization e metà cover, ogni tanto lo chiamo “coverization”. Può andare come termine per il nuovo filone?

Visto che ormai i picciotti moderni (o almeno quelli campani) vanno all’università, navigano su internet, leggono i libri etc., l’ipotesi che leggano Bastaddi non è poi tanto remota. Come potrebbero reagire? Si sentirebbero presi in giro o riuscirebbero a ridere?

Se io fossi un picciotto, leggendo “Bastaddi” mi arrabbierei moltissimo e andrei a cercare l’autore per dirgliene e suonargliene quattro. Quindi spero che non lo leggano. E se lo leggono, spero si facciano quattro risate, magari riflettendo sulle magagne che combinano.

Un cinema o una letteratura che aiuti a sconfiggere Cosa Nostra secondo te è possibile?

Forse sono possibili un cinema o una letteratura che ispirino degli uomini a trovare la chiave giusta su come sconfiggere Cosa Nostra. Questo sì, credo.

 

Ringrazio di cuore Stefano, che è stato squisito, e vi consiglio, oltre a leggere il libro, di dare anche un’occhiata al suo divertentissimo blog: l’apprendista libraio

 

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