Libri

Published on Gennaio 31st, 2017 | by Roberta Rega

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La storia dei miei denti

La storia dei miei denti

 “Questa è la storia dei miei denti: il mio trattato sui pezzi da collezione, i Collezionabili, come li chiamo io, sui nomi propri e sul riciclaggio radicale. Prima viene l’Inizio, poi il Centro, e poi la Fine, come in un qualsiasi altro racconto. Il resto, come dice un mio amico, non è altro che letteratura: paraboliche, iperboliche, ellittiche, allegoriche e circonlocuzioni. Non so che cosa venga dopo. Probabilmente l’ignominia, la morte e, infine, la fama post mortem. Ma a quel punto non toccherà più a me parlarne in prima persona. Sarò allora un uomo morto, felice e invidiabile.”

Mi piacciono i libri che mi portano ad altri libri” ci ha detto Valeria Luiselli quando l’abbiamo incontrata a Roma, durante una colazione organizzata dal suo editore italiano. Beveva tè, aveva gli occhi vivi, di un’intelligenza impenitente, di chi ne sa più degli altri ma non dà peso alla cosa.

In quella frase c’è forse la natura più vera e appassionante del suo ultimo romanzo, La storia dei miei denti, che da semplice narrazione in prima persona diventa, dopo poche pagine, una giostra di rimandi e citazioni, un labirinto dove perdersi è un obbligo, un piacere e una scoperta.

Attesissimo da critica e pubblico, La storia dei miei denti conferma Valeria Luiselli come una delle voci più interessanti della sua generazione per creatività, capacità mimetica e uso sapiente e controllato della lezione dei grandi maestri della letteratura ispanoamericana. Tra tutti, il debito più grande lo paga a Julio Cortàzar, perché vi ritroviamo quella stessa follia linguistica, il piacere smodato della parola scritta e la densità di un testo che vuole a tutti costi significare, pesare e pensare.

La storia è bizzarra, ed è il resoconto della vita di Gustavo Sànchez Sànchez, un banditore d’aste che prima di trovare la sua fortuna grazie alle sue sorprendenti doti di venditore era stato un bambino brutto, un uomo insignificante, un marito maltrattato. Quando Gustavo detto Autostrada scopre di avere un autentico talento nella vita, la sua sorte si ribalta, ma gli ritorna indietro come un boomerang per presunzione, o forse per masochismo, nel corso della sua ultima, straordinaria asta alla fine della quale si gioca tutto e perde tutto, compresi i suoi denti.

Ma la sua vicenda non finisce qui, perché non è negli oggetti che si trova il valore di un’asta, bensì nelle storie che li circondano e soprattutto nella capacità di Autostrada di raccontarle, affabulando il pubblico dei compratori e intercettandone i desideri di onnipotenza o la semplice smania di possesso. E non è forse un banditore d’asta lo scrittore stesso, che costruisce un’architettura di significati intorno a una convenzione, conferendole un valore inestimabile e fino ad allora impensato? Come il naso di Vitangelo Moscarda, i denti di Autostrada assumono un valore nuovo, e diventano il centro di una riflessione sul rapporto tra segno e significato – come suggerito dai paratesti, utili spunti di riflessione e divagazione. Tutta questa densità testuale è supportata da una grande ironia che non risparmia nemmeno gli illustri nomi che ne impreziosiscono il tessuto (Julio Cortàzar è il vicino di casa morto di tetano e Ruben Darìo l’edicolante all’angolo della strada), e che hanno un effetto straniante sul lettore, oltre che esilarante. L’effetto sorpresa generato dallo stridore dei grandi nomi nel mezzo della narrazione è il gioco di una bambina che sta ridendo di noi lettori.  La storia dei miei denti è un’opera brillante di una scrittrice di grande talento, spessore e immaginazione, che introduce grandi temi di riflessione fingendo che si tratti solo di un banditore d’aste di Pachuca.

Roberta Rega

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"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"



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