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Published on gennaio 15th, 2018 | by Guest

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L’impero del sogno

Vanni Santoni, L'impero del sogno, Mondadori, una banda di cefali, recensione

Vanni Santoni, L’impero del sogno, Mondadori

“La realtà è sopravvalutata.”

È possibile miscelare in un solo romanzo l’asfittica provincia italiana di fine millennio con un rutilante universo di elementi e citazioni fantastiche? Se a scriverlo è Vanni Santoni, la risposta è sì.

L’autore, toscano classe ’78, è uno scrittore poliedrico capace di una scrittura variegata che va dagli epigrammi di Personaggi precari al romanzo realistico Gli interessi in comune, fino al coordinamento dell’opera collettiva In territorio nemico, romanzo storico che vanta il record del maggior numero di autori coinvolti.

L’impero del sogno prende le mosse dalle vicende, ambientate nel 1997, di uno studente di giurisprudenza, originario del Valdarno. Federico Melani, detto “il Mella”, trascorre le sue giornate tra il bar di paese e la fumetteria, o, per essere più precisi, un negozio di giochi e strategia. Potrebbe sembrare la classica storia iper-realistica, con un protagonista “bamboccione”: fuori corso, dedito a sostanze lisergiche e droghe di ogni tipo nonché dotato di un senso di responsabilità inesistente; eppure Federico ha una capacità particolare: “il Mella” sogna spesso, o meglio fa un sogno ricorrente che sembra più vero della realtà.

Il giovane, in quelli che man mano si configurano come veri e propri viaggi onirici, si ritrova in un palacongressi in qualità di delegato del “popolo d’argilla”, la razza umana, durante un consesso di esseri extra-ordinari. Ed è proprio qui che si dispiega la capacità immaginifica di Santoni. Dai draghi dei giochi di ruolo a streghe, alieni, dèi e altre creature mitologiche, l’autore ci fornisce un catalogo fantasmagorico dell’immaginario che mescola folklore medievale e classico alla cultura nerd. Amalgamando riferimenti e rivisitazioni che abbracciano le cosiddette culture alta e bassa, da Kafka a DrangonBall, da Ariosto a Magic, fino al misticismo sufista, Santoni fornisce una grande lezione su quanto siano labili certi confini, smembrati e inglobati in un pastiche pluristilistico funzionale a rendere la trama sempre movimentata e varia. Infatti il ritmo del testo diviene man mano più incalzante, trasfigurandosi in una vero e proprio road book dove a Federico vengono affidate le sorti di Gemma, una neonata dalle capacità molto particolari.

L’andamento della trama è scandita per quadri di difficoltà, che ricalcano i livelli dei videogiochi. “Il Mella”, coadiuvato dall’indomita Livia Bressan, secondo membro della delegazione umana, si equipaggia con oggetti incantati, dalla Sindone ai letti onirici del Museo Egizio, in un continuo upgrade – vero e proprio specchio della maturazione del protagonista. Nel romanzo, l’impero del sogno e il dominio della realtà tendono a fondersi e a sovrapporsi in un gioco di riflessi e mise en abyme, dove la divinità etrusca Phersu (da cui deriverebbe il latino “persona” cioè maschera) diventa un fattore dell’aretino, e i suoi mastini infernali degli irresistibili cagnoni.

A tratti, Santoni sembra ricalcare l’andamento dei misteri tardo-medievali, dove le sacre rappresentazioni assumevano tinte ruvide miscelando sacro e profano. L’autore,in questo modo, affronta e sdogana una “sotto-cultura”, quella videoludica, con un’operazione simile a quella già compiuta nei confronti dei giochi di ruolo con il precedente La stanza profonda (candidato al premio Strega) e dei rave-party con Muro di casse.Nelle opere precedenti Santoni aveva già affrontato il ruolo delle sostanze stupefacenti (dagli oppiacei agli psicofarmaci), che ne L’impero del sogno consentono a Federico di ottenebrare i sensi più vigili ma al contempo risvegliare una coscienza onirica, vera e propria chiave d’accesso al mondo dell’immaginario. L’autore in questo modo fonde il razionalismo occidentale con lo slancio mistico orientale, in ossequio alla lezione del filosofo e poeta indiano Tagore, secondo il quale “i sogni fanno il nido con i frammenti caduti dalla carovana del giorno”.

Lo stile del romanzo è variegato a volte agile e fumettistico, nel senso più nobile del termine, con un plasticismo splapstick nelle scene d’azione più splatter, fino a prendere connotazioni parossistiche che sembrano ripercorrere i passi della lezione dell’espressionismo letterario e figurativo da Borges a Grosz, da Moebius a Kafka. L’inserto di vere e proprie riscritture di passi di altri autori non risulta mai gratuito né posticcio, dimostrando come l’autore abbia elaborato e fatta propria la lezione post-modernista.

Una particolarità delle opere di Santoni è la metatestualità, e infatti Federico Melaniè un personaggio già apparso ne Gli interessi in comune e l’intero romanzo costituisce un vero e proprio prequel fondativo di Terra ignota, la saga fantasy che vede già due episodi (Risveglio e Le figlie del rito) sempre edite per i tipi di Mondadori.

La scrittura di Santoni, solo in apparenza sventata e colloquiale ma in realtà sorvegliatissima e attenta, pare omaggiare il dettato giovanilistico di uno dei più grandi successi letterari dell’ultimo scorcio di millennio italiano, quel Jack Frusciante è uscito dal gruppo che costituì una vera e propria sferzata alla prosa nostrana. Il libro offre uno spaccato dell’Italia della fine degli anni ’90, nella quale sembrano essere già in nuce le storture del ventennio successivo, con una serie di rimandi all’attualità: un Paese in cui una ragazza avrebbe preferito rifugiarsi e, perché no, perdersi e morire nel mondo dei sogni, piuttosto che essere torturata e uccisa da una mano umana quanto spietata (ogni riferimento a Giulio Regeni è puramente voluto).

Una menzione speciale va anche alla curatela grafica, con l’utilizzo di diversi font e grafie per rappresentare il variegato universo di riferimenti culturali e all’illustrazione di Vincenzo Bizzarri in copertina.

Giancarlo Marino

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