Fumetti

Published on febbraio 7th, 2018 | by Carla De Felice

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Brucia

Nella provincia italiana, sono tante le cittadine e i paesi che vivono all’ombra di una fabbrica che in una maniera o nell’altra rappresenta una sorta di anello di congiunzione tra gli abitanti del posto. Ci lavorano i genitori, i ragazzi, c’è chi sogna un giorno di lavorarci, chi invece vorrebbe solo scappare per sfuggire da questo destino. È in un posto così che si svolge Brucia, il graphic novel della bravissima Silvia Rocchi, pubblicato l’ottobre scorso da Rizzoli Lizard.

Silvia Rocchi, Brucia, Rizzoli Lizard, 2017 PP 158

Siamo negli anni ’80, in una piccola città della provincia toscana non ben identificata. Qui si trova la Zeni Sider, una fabbrica che dà lavoro a tutti. È qui che due donne, Tamara e Maria, si conoscono e diventano amiche nonostante abbiano ben poco in comune. Non soltanto perché hanno più di dieci anni di differenza, ma anche per la diversa estrazione sociale. Una frequenta la scuola superiore, è di famiglia ricca, borghese e figlia dei dirigenti della fabbrica; l’altra è sposata e di lavoro fa l’operaia. Le due donne sono anche alle prese con fasi diverse della vita: una sta affrontando le prime cotte e relative delusioni, l’altra è frustrata per le aspettative di una vita diversa. Eppure, nonostante le differenze evidenti, il loro sembra un rapporto di complicità quasi come tra sorelle, dove non mancano le difficoltà e i problemi, ma l’affetto che le lega ha (quasi) sempre la meglio. Improvvisamente, un avvenimento tragico nella fabbrica dividerà i loro destini, che si incroceranno dopo molti anni.

Negli anni scorsi, Silvia Rocchi aveva già pubblicato altri graphic novel con Beccogiallo (la storia di Alda Merini e quella di Tiziano Terzani), il bel lavoro a quattro mani con Alice Milani pubblicato da Eris Edizioni (Tumulto) e illustrato, tra le varie cose, il bellissimo e prezioso I giorni del vino e delle rose (Valigie Rosse). Brucia, però, rappresenta il suo primo lavoro lungo di finzione in solitaria, dove ha curato sia la sceneggiatura che la parte grafica. Una sfida difficile, che ha superato a pieni voti. La Rocchi è molto brava a tessere le trame tra i personaggi, a costruire il ritmo e i tempi della storia ma soprattutto a mostrare le varie vite in momenti diversi, senza mai essere troppo invadente. Nel corso della storia, suddivisa in tre capitoli che scandiscono tre fasi differenti (Novità, consuetudine, lontananza), l’autrice riesce a raccontare di tutto: vite ordinarie, amicizie, una tragedia, il dolore della perdita e nel farlo non risulta mai banale o retorica. Anche la cittadina dove si svolgono i fatti è una come tante, riconoscibile e universale ma mai stereotipata o troppo costruita.

Dal punto di vista grafico, poi, il lavoro di Silvia Rocchi è un vero spettacolo. Attualmente lei è una delle mie fumettiste e illustratrici preferite, per il suo tratto particolarissimo, intenso, carico di emozioni. In Brucia l’autrice ha scelto i disegni a matita in bianco e nero, dove secondo me ha sempre dato il meglio di sé, lasciando dei piccoli particolari arancioni solo in alcune tavole in un momento preciso della storia. In questo modo i suoi disegni sono più istintivi, potenti, e soprattutto nella seconda parte mostrano al meglio l’intensità e la violenza delle emozioni narrate. Come per l’aura/fiamma ardente che segue le protagoniste e lascia intendere ancora di più il dolore e la tempesta emotiva che le scombussola.

Brucia di Silvia Rocchi può essere dunque un ricordo, una suggestione, quello dei quartieri operai ormai in via di estinzione, la cui vita viene spesso relegata a trafiletti di cronaca racchiusi in una fredda etichetta: morti bianche. Ma è soprattutto la storia di un legame profondo che persiste negli anni e di un dolore che continua a bruciare, che il tempo sembra aver spento mentre invece la fiamma resta accesa, assopita, pronta a risvegliarsi in qualsiasi momento.

Carla De Felice

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Brucia Carla De Felice

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4.5


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L'unico vero realista è il visionario.



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