Libri

Published on febbraio 13th, 2018 | by Noemi Borghese

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La Guerra dei Meme

Guardiamoci in faccia: la realtà ha assunto un colorito merdoso che è difficile farsi sfuggire mentre ammiriamo il panorama. Ci vuole proprio abilità a non vederlo. Questo colorito merdoso pare essere in grado di complicare particolarmente la strada, il percorso, la tratta A-B che separa ognuno di noi da un qualsivoglia obiettivo.
Una vita stabile, conoscere persone e non nomi, avere non dico certezza ma assumere con una certa probabilità di non star imboccando un percorso che porti al baratro.
In questo scenario roseo, vi invito a non abbandonare questo pensiero marrone: fate un respiro profondo, e leggete La Guerra dei Meme.

La Guerra dei Meme è un piccolo saggio che parla di semiotica, comunicazione, politica, ironia: più che leggerlo, credo di averlo studiato.

Dall’introduzione di Raffaele Alberto Ventura fino a tutti i passaggi con cui l’autore Alessandro Lolli ci prende per la manina e ci accompagna con sé, ho sentito la necessità di fermarmi, andare a cercare i riferimenti, tornare indietro, poi andare avanti spedita e credo di averci visto giusto quando l’ho finito e mi sono detta “vorrei che tutti i miei coetanei lo leggessero”.

In realtà La Guerra dei Meme, edito da Effequ e scritto da Alessandro Lolli, classe 1989, comincia da lontano per spiegare al lettore perché si dice proprio meme. Comincia dalla memetica, e poi ci accompagna alla prima definizione di meme – anzi, di internet meme.
Spiega come è nato il linguaggio utilizzato da persone di una certa età, che interagivano nei primi anni 2000 su un certo tipo di piattaforme: e ci porta con la mano nel magico mondo degli strati di ironia: how many layers of irony are you on?

La guerra dei meme, effequ, Alessandro Lolli, recensione, una banda di cefali

Loss, il meme che preferisco in assoluto: lanciato dalla vignetta a sx, per la tematica complessa e drammatica è stato completamente ridotto alla struttura a dx. Il meme non è più la vignetta in sé ma la disposizione degli elementi umani

Per molti di noi i meme sono quelle immagini con una figura, che è sempre la stessa, e la caption che varia, in font Impact, in alto (top) e in basso (bottom). Ma i meme cambiano e si evolvono e scopriamo che Impact non piace più – è per normie, e i normie sono quelli che non sanno cosa significhi normie – ed è meglio l’Helvetica, anzi no, ormai il vero trend è il vaporwave.

Sembrano informazioni del tutto fuori dal nostro sistema, vero? E invece sono l’essenza della rivoluzione che ha modificato per sempre la comunicazione: se il prosumer (consumer + producer) avesse un manifesto, sarebbe un meme.

La guerra dei meme, effequ, Alessandro Lolli, recensione, una banda di cefali

Tipico esempio di Loss, regia di Alessandro Lolli <3

Poi però, dopo aver letto il libro, sono andata ad ascoltare la presentazione, martedì 6 febbraio, al Perditempo di Napoli.
Per chi non lo sapesse, il Perditempo è un localino fumoso, sempre molto frequentato e caratterizzato da un viavai di volti amici o conosciuti per tutti i napoletani che vivono il centro storico. Uno di quei bar in cui, se parli di politica devi fare molta attenzione a cosa dire e come dirla, perché il locale è grigio fumo, ma i suoi frequentatori sono o per il bianco o per il nero, e di solito di un unico layer.

Mentre Alessandro raccontava il ribaltamento dei ruoli vincente-perdente, e l’influenza che un gruppo piuttosto folto ha avuto e continuerà ad avere sulla comunicazione di un certo tipo di messaggi altamente politicizzati, sul politically correct, sull’ironia che spesso sembra andare oltre, ho capito che è necessario conoscere, capire, comprendere e infine empatizzare con la violenza usata in modo leggero.
E anche che una certa generazione più matura di noi è davvero sprovvista degli strumenti per comprendere questo passaggio delicatissimo: la politica non è più fine ma strumento, l’ironia giustifica tutto, scompare la satira perché si atrofizza il fine etico.

Non credo di dovervi dire io quanto sia stato incosciente sottovalutare i malumori del popolo e girarsi dall’altra parte: leggere La Guerra dei meme è una di quelle cose che consiglierei a chi, quando non capisce un tormentone, un’immagine, un trend, un filone, perfino un abominio, preferisce deriderlo e bollarlo come “ragazzata”, piuttosto che fermarsi a leggerlo.

I meme sono (diventati) una cosa seria.

Noemi Borghese

 

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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