Leviatania. Una favola di mare e di guerra.
Leviatania di Stefano Cardoselli si legge in un tuffo, in meno di mezz’ora, e si rivela così una lettura perfetta per chi è avvolto a causa del clima – a tratti ancora invernale- in quel fagotto di nuvole e meteoropatia che scatena il più temibile dei mali: il blocco del lettore. Se quindi questi primi sentori di primavera non sono ancora riusciti a tirarvi fuori dal vostro bozzolo, date un’opportunità a questo racconto per immagini e provate a ricongiungervi con la vostra voglia di leggere.

Siamo nel 1915. Gebedia è il guardiano dell’Hotel Atlantico, un vecchio edificio di cui si prende alacremente cura. Con indosso la sua tuta da palombaro, ripara i piccoli cedimenti delle impalcature e mantiene così l’equilibrio di questa costruzione pericolante in cui però, non viene mai nessun ospite. L’unica visita fissa è quella del leggendario Leviatano, una creatura mitologica dalle sembianze di un grosso pesce che ogni giorno dispensa oracoli e consigli al nostro protagonista. La solitudine infatti lo divora e una foto di una bellissima donna, ritrovata tra gli oggetti di un transatlantico affondato, mette in moto una serie di scombussolamenti che lo travolgono e lo mettono di fronte a nuovi bisogni ed esigenze. Nonostante gli ammonimenti dell’animale, la curiosità di spingersi al di là di quello che c’è, cresce e aumenta, e l’immagine della donna, come un canto di sirena, lo trascina al di fuori del suo posto sicuro. Saranno quindi questi tormenti a togliere Gebedia dalla stasi della sua vita e a fargli trovare il coraggio di buttarsi in pasto al mondo, quel mondo tragicamente divorato dalla Prima guerra mondiale e dai suoi orrori.

Come suggerisce il sottotitolo – “Una favola di mare e di guerra”- mare e guerra sono le ambientazioni in cui si muovono i personaggi di questa storia, figure abbozzate e galleggianti di cui a stento ci è concesso di conoscere il volto, che si aggrovigliano e sgrovigliano in una dimensione onirica fatta di movimenti lenti e ritmi ampliati. In tal senso, l’atto di voler incastrare in un contesto storico ben preciso Gebedia e i suoi tormenti, è quasi di forza, un binario di costrizione, il filo troppo corto che non permette al nostro romantico palombaro di esprimersi in tutto il suo potenziale.

La lettura, anche a causa di un lettering talvolta difficile da leggere, spesso si incastra e non permette di godere a pieno del flusso della narrazione che, lasciata solo alle splendide illustrazioni ad acquarello di Cardoselli, riesce invece a esprimere quel senso di inquietudine, solitudine e sogno senza il bisogno di una sola parola. Arrivo quindi al punto: Leviatania sarebbe potuto essere un meraviglioso silent book. Vi consiglio quindi di “leggerlo” più volte, con e senza la lettura dei testi, così da poter provare le diverse esperienze di fruizione e godere dell’opzione, della possibilità.
Tolto il piumone e quella sensazione di pesantezza, scegliete se farvi traghettare o se farvi una nuotata solitaria, a grandi bracciate, dovunque vi porterà la vostra testa.
Elettra Bernardo
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