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Published on febbraio 20th, 2018 | by Guest

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Di tutti i mondi possibili

Di tutti i mondi possibili – 9 saggi attraverso il fantasy a cura di Silvia Costantino, recensione, una banda di cefali

Di tutti i mondi possibili – 9 saggi attraverso il fantasy a cura di Silvia Costantino. Effequ, pp. 102, 10 €

Se c’è un genere letterario che sta vivendo uno stato di ottima salute – se non una vera e propria riscoperta a livello internazionale e in Italia – seppure con una serie di resistenze da parte del realismo imperante nel Belpaese, è il fantasy. Dopo aver conquistato anche il cinema (dalla trilogia tolkieniana di Peter Jackson alle trasposizioni di Harry Potter) e il fumetto (si pensi ad esempio alla nuova edizione da edicola del Conan di Howard nella versione di Roy Thomas per la Marvel) a darne ulteriore riprova e spessore scientifico la recente pubblicazione di Di tutti i mondi possibili – 9 saggi attraverso il fantasy a cura di Silvia Costantino per i tipi di Effequ.

Fin dall’introduzione di Licia Troisi, vera regina della narrativa fantastica italiana (basti pensare al ciclo del Mondo Emerso o a quello della ragazza drago) comprendiamo come il fantasy sia la più diretta filiazione dell’epica e della mitologia, dove elementi fiabeschi si mescolano alla narrativa d’avventura. I nove saggi adottano tagli diversi, da quello accademico (Rialti, Matteoni) al filosofico (D’Isa, Marasco) rendendo la lettura sempre gradevole e varia anche per il lettore meno addentro a questo sottogenere dell’immaginario fantastico.

Si tratta di un’opera caleidoscopica che declina in “tutti i mo(n)di possibili” il fantasy. Il libro si apre con la disamina, da parte di Edoardo Rialti, di uno degli elementi fondativi del genere: il Cattivo. Infatti non c’è storia fantasy (ma forse dovremmo dir meglio che non ci sia storia possibile) senza conflitto; e in questo caso l’ostacolo contro il quale deve scontrarsi l’Eroe protagonista è una vera e propria personificazione del male, dal Satana della Gerusalemme liberata al Sauron di Tolkien che con il suo occhio malvagio scruta le lande di Mordor, fino alle incarnazioni del fantasy più recente, da Brooks a King.

Il testo prosegue con l’analisi, da parte di Sergio Vivaldi, della figura del barbaro. Fin dagli albori della letteratura, con l’epopea babilonese di Gilgamesh, questi costituisce l’incarnazione della natura selvaggia, specchio distorto e speculare dell’uomo civilizzato. Nel fantasy, il barbaro diviene vero e proprio paradigma grazie al Conan il Cimmero di Robert Howard che da guerriero di un popolo nomade viene fatto schiavo, ma riuscirà ad affrancarsi fino a divenire re della civilizzata Aquilonia.

Francesco D’Isa rende conto di tutte quelle moltitudini, dalle guardie di palazzo alle masnade di orchi, che fanno da vero e proprio mezzo di contrasto per mettere in luce l’unicità degli eroi. Passando dall’analisi dei personaggi Galattici della Marvel ai sutra indiani, il saggio mostra come le infinite potenze che imperano nella letteratura fantasy non sarebbero tali, se non fossero comparabili ai singoli individui, spesso mera “carne da macello” che abitano quelle stesse terre incantate (e incantevoli).

Vanni Santoni prende in esame il tema del party degli eroi. L’insieme che dalla Compagnia dell’Anello fino ad arrivare ai gruppi di pg di Dungeons&Dragons conferiscono quella polifonia e coralità, di talenti e caratteristiche ma anche di psicologie e motivi narrativi, così peculiare per opere fondative di mondi come il fantasy. Infatti, il saggio di Giovanni De Feo sulle ambientazioni fantasy dimostra come questo genere non sia pensabile se non come ciclo di storie, dove ogni avventura si inserisce in un intreccio di vicende, in continuo rimando a età passate, a un Eden perduto verso il quale non si può che provare una struggente nostalgia, diretta filiazione del romantico Senhsucht. Insomma, il fantasy se ha in sé lo spirito guerriero dell’Iliade, non è affatto estraneo alla letteratura odeporica, figlia dei viaggi di Ulisse.

Matteo Strukula affronta l’apporto dei personaggi femminili nel fantasy a partire dall’epica (le Amazzoni greche, le Valchirie norrenne) fino ad arrivare alle protagoniste delle serie fantastiche di recente successo internazionale come Hunger Games e Divergent, in diretto collegamento con il lavoro della curatrice Silvia Costantino sui giovani nel fantasy.

Al tema dei bambini si ricollega il saggio di Francesca Matteoni dedicato ai folletti. Il “piccolo popolo” infatti è strettamente correlato al tema degli “scambiati”, leggenda nata per giustificare, agli occhi degli adulti, difetti fisici e psichici dei neonati. Dallo shakespeariano Puck al monaciello napoletano, essi abitano un territorio liminale al nostro mondo, una terra di mezzo tra realtà e fantasia che costituisce il vero nucleo di fascinazione del fantasy. Difatti, come spiega Vincenzo Marasco nel saggio sociologico che chiude il volume, gli eroi fantasy eredi di un portato antico sanno ancora parlare al lettore contemporaneo: essi ci insegnano a trovare una speranza, un moto di reazione al mondo prosaico e senza fate in cui ci è toccato vivere. Una fuga che, come insegna Tolkien e questo libro dimostra, non è mai quella vile del disertore bensì quella eversiva e ribelle del prigioniero.

Giancarlo Marino

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