Fumetti

Published on marzo 8th, 2018 | by Carla De Felice

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L’odore dei ragazzi affamati

L’odore dei ragazzi affamati è il graphic novel scritto da Loo Hui Phang e illustrato da Frederik Peeters, pubblicato in Italia da Bao Publishing nel bellissimo e grande formato originale francese 23×80, che permette al lettore di godere appieno della potenza e della maestosità delle immagini.

L’odore dei ragazzi affamati, Loo Hui Phang e Frederik Peeters, Bao Publishing.

“Un fotografo in fuga. Un contadinotto del Kansas senza cervello. Per essere un’organizzazione dai grandi progetti non è molto meticolosa, no?”

Siamo nel selvaggio West. Seguiamo il viaggio di uno strambo trio guidato dall’ambiguo ed eccentrico Signor Stingley, in compagnia di Oscar, un fotografo irlandese e il giovane Milton, garzone tuttofare che non è quel che sembra. I tre stanno seguendo una missione per conto di privati di cui solo Stingley conosce l’identità. L’obiettivo: mire espansionistiche verso l’ovest.

“Il desiderio e i sentimenti sono irreprimibili. Viviamo di questo. Siamo nati per questo. E non c’è niente di più bello dell’odore dei ragazzi affamati”.

Non badate alle apparenze, però, perché quello di Lui Hang e Peeters non è affatto il solito western, come in fondo potrebbe sembrare raccontato così. Anzi, potrei quasi dire che questo fumetto di western ha (quasi) solo le ambientazioni e tanti elementi tipici del genere, come la polvere, i paesaggi desolati, gli indiani, i colpi di pistola. Perché è prima di tutto un fumetto che si lascia scoprire pagina dopo pagina, affascinante e seducente, in costante bilico tra mistero e desiderio, realtà e sogno, apparenza e inganno. Effimero e difficile da incanalare in un genere, è uno di quei fumetti le cui immagini e domande continuano ad impegnare il lettore anche a lettura conclusa.


I personaggi hanno tutti un segreto da nascondere, non si esprimono mai pienamente e proseguendo con la lettura acquistano un’aura sempre più ambigua e indefinibile. Sono costruiti molto bene, in maniera complessa e fluida, proprio come la storia e l’intreccio narrativo dove si susseguono in maniera mai scontata misteri, allucinazioni, spettri, animali morti dissanguati, foto strane, spiriti evanescenti che escono fuori dagli incubi. L’elemento surreale, sempre costante, conferisce ancora più spessore all’opera, diventando una metafora di cambiamento, di scoperta, ma anche un modo per dare più chiavi interpretative all’opera, soprattutto per il finale, tutt’altro che univoco.

Le tavole, costruite quasi sempre su quattro strisce, sono evocative e potenti, anche grazie al formato, e riescono a riprodurre sia l’immensità e la desolazione dei paesaggi del West ma anche i giochi di luci, i colori, i silenzi, gli sguardi e le parti più oniriche/allucinatorie. Bellissima la sequenza iniziale del paesaggio capovolto, che riproduce la visione dell’obiettivo nella camera oscura della macchina fotografica.

 

Un western dunque solo nella forma, ma storia di passione, desiderio e viaggio nell’anima. Un viaggio non tanto inteso come conquista territoriale, ma soprattutto di scoperta, che può essere di sé, delle proprie passioni e desideri, in costante bilico tra onirico e realtà.

Carla De Felice

 

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L'unico vero realista è il visionario.



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