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Published on marzo 13th, 2018 | by Simona Di Rosa

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Addicted. Serie TV e dipendenze

Addicted. Serie TV e dipendenze, liberAria, recensione, una banda di cefali

Addicted. Serie TV e dipendenze, edizione liberAria, collana Metronomi. 10 €

Se l’addiction dell’essere umano dalle storie è vecchia come il mondo, i mezzi con i quali questa dipendenza viene alimentata sono aumentati con il tempo: le storie ne hanno fatta di strada, reinventandosi e riadattandosi a supporti sempre diversi. Gli strumenti narrativi si sono moltiplicati e sono diventati estremamente più complessi, divenendo non solo contenitori passivi di narrazioni, ma riadattando e rimodulando quelle stesse storie in base alle caratteristiche specifiche del medium.

Anche i tempi e le modalità di fruizione da parte del pubblico hanno influenzato le dinamiche di produzione e distribuzione della cultura: il consumo privato dei prodotti cinematografici e musicali ha, col tempo, modificato i rapporti di dipendenza interni a questi due settori; allo stesso modo, l’avvento di Netflix, con la sua velocità e continuità di fruizione, ha cambiato il modo in cui le serie TV vengono scritte, girate, infine fruite dagli appassionati.

Siamo addicted dalle serie TV, ma al tempo stesso queste ultime sono in rapporto di addiction con altri elementi: cinema, musica, budget, share, fandom, oltre ovviamente alle trame, alle storie che raccontano. È a partire da questo assunto che nasce Addicted. Serie TV e dipendenze, una raccolta di cinque saggi edita da LiberAria nella collana Metronomi, curata da Carlotta Susca e illustrata da SoniaQQ.

Addicted. Serie TV e dipendenze, liberaria, recensione, una banda di cefali

Grazie alle voci, oltre che della curatrice, di Michele Casella, Jacopo Cirillo, Marika Di Maro e Leonardo Gregorio, il tema della dipendenza viene scomposto e analizzato nelle sue dinamiche essenziali, senza dimenticare l’intento divulgativo – ma al tempo stesso offrendosi come strumento d’analisi valido anche in ambito teorico e narratologico. La copertina accattivante, la stampa in bicromia, la bellezza delle illustrazioni e il formato tascabile, (coadiuvato da un prezzo più che abbordabile per un prodotto scientificamente valido) rendono questo libro un prodotto trasversale, che merita di essere letto anche e soprattutto dai semplici appassionati di serie televisive.

Se il primo saggio, Le altre vite del cinema, analizza il rapporto evidente che intercorre tra  serie TV che rielaborano storie raccontate inizialmente in ambito cinematografico (Ash vs Evil Dead, Minority Report, Fargo), Il ritmo delle storie di Michele Casella affronta il rapporto tra serie TV e musica, prendendo a esempio serie come Twin Peaks, Vynil, Stranger Things e Gomorra.

Addicted. Serie TV e dipendenze, liberAria, recensione, una banda di cefali

Nel saggio di Marika Di Maio, La trama e il personaggio, si prendono in considerazione le modalità in cui la storia innesca la dipendenza nel pubblico – ovvero con una trama avvincente e dominata dal cliffhanger (come in Pretty Little Liars) e grazie a personaggi iconici e amati dai fruitori dei prodotti seriali (si pensi a Sheldon di Big Bang Theory e Young Sheldon). Più difficile è il saggio di Jacopo Cirillo Love addicted, che a partire dalle teorie semiotiche e narratologiche di Greimas analizza i gradi di dipendenza affettiva interni alle stesse serie TV.

Dulcis in fundo, l’ultimo saggio, The end, analizza il rapporto complicato che si instaura tra trama e finale, ed eventuali ampliamenti del finale grazie a spin off, revival e reboot; all’interno di questo saggio la curatrice affronta anche i casi in cui i prodotti seriali non si concludono a causa di esigenze economiche, rendendo evidente l’inevitabile relazione per qualsiasi prodotto culturale con il budget e i volumi di vendita. Al netto di queste dipendenze materiali, esistono comunque dei momenti di discontinuità come quello rappresentato dal caso Sense8: qui le fandom – il pubblico principe delle serie TV ancor prima che nascesse Netflix – imparano a far sentire la propria voce, creando veri e propri cortocircuiti nelle logiche di produzione, distribuzione e consumo dei prodotti mediali.

Addicted. Serie TV e dipendenze, liberAria, recensione, una banda di cefali

Addicted. Serie TV e dipendenze è un libro che dovrebbero leggere tutti, ma soprattutto coloro che sono affascinati dalla serialità, che siano bingewatchers o fruitori meno abituali, perchè all’interno di questi cinque saggi la riflessione si fa divulgazione, senza perdere di vista la validità scientifica delle tesi sostenute, e soprattutto senza alterare il godimento ancestrale, quel piacere atavico che proviamo quando ascoltiamo storie degne di essere raccontate. Per rispondere, infine, a chi crede che ci si rovini il piacere della fruizione andando troppo a fondo nell’analisi, basti ricordare la risposta che Umberto Eco diede a uno studente che gli chiese se analizzare così in profondità i testi potesse rovinare il piacere della lettura: il professore lo guardò per qualche secondo in silenzio e poi disse: “anche i ginecologi si innamorano”.

Simona Di Rosa


 

 

 

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3 Responses to Addicted. Serie TV e dipendenze

  1. Silvia says:

    Una raccolta di saggi bellissima, anche per me che addicted lo sono poco.

    • Carla De Felice says:

      Anche io voglio recuperarla il prima possibile 🙂

    • Simona Di Rosa says:

      E’ interessante per chiunque ami aprire le storie e capire come sono fatte, quali sono i rapporti di forza “necessari” e quali quelli più sentimentali e legati all’arte di fare storie. Addiction a parte, ci sono degli spunti davvero interessanti 🙂

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