Libri

Published on marzo 20th, 2018 | by Carla De Felice

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Challenger

Guillem Lopez, Challenger, Erisi Edizioni, una banda di cefali, recensione

Guillem López, Challenger, Eris Edizioni, 2017 pp. 416

A chi non è mai capitato, in occasione di un evento tragico, magari di portata mondiale, di cercare di ricordare quello che stava facendo a ridosso del fatto? Un collegamento strano, inspiegabile, eppure a volte ci sentiamo come se le nostre azioni potessero in qualche modo influenzare il corso degli eventi.

È da un principio del genere che si sviluppa Challenger, il corposo romanzo dello spagnolo Guillem López, pubblicato lo scorso anno in Italia da Eris Edizioni con la traduzione di Francesca Bianchi. Il punto di partenza è un evento storico: l’esplosione in diretta televisiva della navetta spaziale Challenger il 28 gennaio 1986. Dal decollo all’esplosione passarono 73 secondi e per ognuno di quei secondi il lettore rivive l’esplosione da un punto di vista diverso. 73 (-1)  prospettive, che possono essere di esseri umani, ma anche di oggetti inanimati, insetti, mostri, ciascuna come un piccolo volo con un’esplosione finale. Frammenti di vite che si incrociano, si sfiorano, e si spargono proprio come i resti del Challenger nello spazio. Se all’inizio sembra non ci sia alcun collegamento tra i vari racconti, dovremo ben presto ricrederci e ci troveremo dinanzi a un rompicapo che vorremo risolvere assolutamente. Un racconto polifonico e appassionante, che imbocca sempre strade nuove e inaspettate nonostante l’episodio che fa da sfondo è alla fine sempre lo stesso.


Senza dubbio Miami è un posto in cui tutto è possibile e anzi più che probabile.
«Allucinante, vero capo?» continua il ragazzo di fronte alla calca di curiosi, infermieri e poliziotti. «E pure la storia del Challenger. Che giornata!»
Jacob solleva un sopracciglio rivolgendo al suo impiegato una domanda muta.
«Non ci credo…» sbuffa Billy. «Tutti i canali tv non parlano d’altro da ore.»
«Di cosa?»
«La navetta spaziale… È esplosa durante il decollo. Una tragedia. Capo, ma su che accidenti di pianeta vivi? Non la guardi la televisione? Non la senti la radio? Per Dio, capo.»
L’unica risposta che ottiene è un grugnito spento. Jacob scorre con gli occhi i ripiani dei televisori e su tutti gli schermi le immagini dei diversi notiziari mostrano l’esplosione della navetta spaziale in diverse forme e dimensioni. Sembra un puzzle irrisolvibile, il passatempo di un Dio che ha perduto il senno e ripete mille volte la stessa immagine, non riuscendo a far capire il senso dei suoi lamenti. 

E l’effetto iniziale che si ha è di straniamento: Guillem López smonta e decostruisce la percezione della realtà, scaricando sul lettore un senso di alienazione. Vengono meno certezze e punti di riferimento. Ma pensateci, non è proprio quello che si prova quando si viene travolti da un groviglio di suggestioni prodotto da un evento catalizzante, che inchioda un quartiere, una città o un Paese intero davanti alla TV? Avete ricordi legati ai 73 secondi che hanno preceduto il goal di Grosso ai mondiali in Germania del 2016 o lo schianto degli aerei nelle torre gemelle di New York?
Probabilmente no, perché quello che succede dopo ti travolge e non ci si può fare niente. Salvo che attendere, quasi remissivo, di essere trascinato dalla forza di quel groviglio di sensazioni collettive che genera la storia, capace di abbatte barriere, persone, e nel caso del libro di Guillem López, anche i generi letterari: Challenger spazia dal pulp, alla fantascienza, all’horror, al poliziesco.


Guillem López, al tempo stesso, aiuta il lettore a mettere ordine e sgrovigliare la matassa fatta di narrazioni personali nel modo più semplice: piantando sulla mappa di Miami, che dista qualche chilometro dallo spazio porto Cape Canaveral, 73 punti di osservazione, ognuna delle quali rappresenta un filo del racconto. Le tante piccole storie di uomini, donne, bambini, animali che per un istante brevissimo entrano a far parte di un racconto più ampio, in cui gli amori, la disperazione, la solitudine e il dolore personale convergono in un unico sentimento collettivo, in grado di  fondere in un unico blocco le singole paure individuali. In questo è anche aiutato dalle splendide illustrazioni realizzate con la tecnica dello scratchboard a inizio di ogni storia (dell’edizione italiana) a cura di Sonny Partipilo, tra cui è pressoché impossibile scegliere la più bella.

Guillem Lopez, Challenger, Erisi Edizioni, una banda di cefali, recensione

Per questo Challenger è un romanzo come se ne leggono pochi in giro, pressoché impossibile da catalogare in un unico genere letterario.
Un libro da assaporare piano, che in alcuni passaggi o capitoli si farà rileggere più volte, perché è scritto (e tradotto) in maniera impeccabile ed è sempre in grado di stupire il lettore come solo la grande letteratura sa fare.

Carla De Felice e Fabio D’Angelo

 

Con @guillemlopez e @francapirina a colazione 🚀 @erisedizioni

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L'unico vero realista è il visionario.



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