Visa transit (vol. 1) – quando il viaggio è poesia
De Crécy mon amour
Nicolas De Crécy è tra i più grandi maestri del fumetto europeo contemporaneo. È un autore poetico e visionario, con una capacità espressiva fuori dall’ordinario in grado di scavare nei meandri più oscuri e profondi dell’animo umano. Fino a qualche anno fa era poco conosciuto nel nostro paese, ma per fortuna la casa editrice torinese Eris Edizioni (a cui non sarò mai grata abbastanza) ha colmato questa lacuna pubblicando nel 2015 Il Celestiale Bibendum. Nel corso degli anni, la fedelissima Eris ha proseguito con la diffusione delle opere del Maestro De Crécy pubblicando anche La Repubblica del Catch (2016), Diario di un Fantasma (2017) e Prosopopus (2018). Da qualche mese è finalmente uscito anche Visa Transit, il primo volume di un fumetto autobiografico di cui la seconda parte è prevista nel 2020.

Nicolas De Crécy, Visa Transit (vol. 1), Eris Edizioni, 2019, pp. 136, € 27,00
Visa Transit
Siamo nell’estate del 1986, poco dopo il grave incidente nucleare di Chernobyl. Nicolas de Crécy e suo cugino Guy, appena ventenni, decidono di partire per un lungo viaggio on the road all’insegna dell’improvvisazione, attraversando il Nord Italia, la Jugoslavia e la Bulgaria con l’obiettivo di spingersi fino alla Turchia e da lì, più a est possibile. I due cugini, determinati, partono all’avventura per strade sconosciute a bordo di una vecchia Citröen Visa “rimodernata” per l’occasione, sotto il segno della poesia, presente grazie a una piccola biblioteca allestita sui sediolini posteriori. Un viaggio costellato di meraviglie e sorprese, incontri assurdi ma anche di imprevisti, in cui l’autore mescola i ricordi del viaggio con flashback improvvisi dell’infanzia. Ma Visa Transit non è un mero racconto autobiografico perché, con lo stile e la delicatezza che solo De Crécy sa usare, il viaggio diventa lo spunto per una profonda riflessione sugli ultimi decenni e sui cambiamenti culturali e socio-politici che ha attraversato l’Europa.
“Il viaggio è un sentimento”
Ci troviamo in un’epoca in cui il turismo di massa e i voli low cost hanno radicalmente cambiato la percezione del viaggiare. Ormai bisogna programmare tutto, prenotare, avere un piano preciso del percorso e grazie alle nuove tecnologie, prima di visitare un posto, sappiamo tutti più o meno cosa ci aspetta. Basta cercare una meta per scoprire “le dieci cose da non perdere assolutamente”, i posti in cui mangiare, i negozi e musei da visitare e questo lascia poco spazio all’avventura. Grazie ai cellulari e ai GPS, poi, perdersi è quasi impossibile e in ogni parte del mondo riusciamo (quasi) sempre a trovare la strada. In questo contesto, allora, il viaggio raccontato da De Crécy diventa manifesto di un modo di viaggiare che oggi purtroppo abbiamo dimenticato. È un viaggio nel senso poetico e più magico del termine, senza prenotazioni né piani prefissati, all’insegna dell’estemporaneità e con la sola guida di mappe cartacee talvolta imprecise che portano a perdersi in posti selvaggi e sconosciuti. Un viaggio senza social e senza fotografie, dove la realtà è “palpabile, profumata: senza schermi, senza filtri, senza guide sottoforma di algoritmi, senza dati da consegnare a chicchessia”.

“Un vascello futurista, assurdo e rattoppato.”
Compagna fedele del viaggio nonché protagonista a tutti gli effetti della storia insieme ai cugini De Crécy, è una Citroën Visa, auto che ha fatto la storia delle classi operaie francesi tra gli anni ’70 e ’80. Un’automobile poco spaziosa e per nulla confortevole, dalla forma spigolosa, adatta principalmente a viaggi brevi e spostamenti in città, con cui anche prendere un’autostrada poteva essere presuntuoso. I due cugini riesumano la vecchia Visa dello zio, parcheggiata e abbandonata in giardino come un vecchio catorcio con il motore difettoso e la carrozzeria arrugginita, e le ridanno nuova vita, aggiungendo addirittura un Radar 2000 e trasformandola in un veicolo assolutamente “originale e poetico”. Nonostante qualche piccolo problema di percorso, la Visa li accompagnerà per tutto il viaggio, e non sarà solo un mezzo di trasporto: fuori dall’Europa, ad esempio, comincerà a diventare addirittura un piccolo fenomeno per gli abitanti del posto, svolgendo anche il ruolo di strumento di comunicazione e socializzazione. Non a caso il titolo Visa Transit indica sia il percorso della macchina che l’importanza dei visti (in francese visa) indispensabili per attraversare i diversi Paesi.

Aspettando Visa Transit 2
Per tirare le somme di questo immenso primo volume di Visa Transit, volevo aggiungere che il viaggio dei cugini De Crécy è una condizione totalizzante che coinvolge il corpo e l’anima e arricchisce lo spirito. Un viaggio che a distanza di trent’anni è ancora impresso nella memoria dell’autore che lo racconta con una tale delicatezza ed efficacia che sembra quasi parlare direttamente al lettore. Le splendide tavole creano a tratti un’atmosfera onirica, sospesa nel tempo, per una storia che si alimenta di riflessioni e ricordi e non si limita al puro racconto, ma risveglia nel lettore il desiderio di mollare tutto e partire per una meta indefinita, per conoscere, osare ma soprattutto rischiare e farsi sorprendere senza fare troppi programmi.
Carla De Felice
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