Fumetti prosopopus

Published on giugno 27th, 2018 | by Selvaggia Serini

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Prosopopus


“Non è come un cavallo o un bue, un cane o un maiale, un lupo o un cervo. […] Il cane e il maiale, il lupo e il cervo, sappiamo cosa sono. C’è solo il prosopopus che non si può riconoscere.”

Nicolas de Crécy, classe 1966, è un autore che non ha più bisogno di presentazioni. Un grande romanziere a fumetti, completamente europeo, quasi un espressionista dei giorni nostri.
Dopo Il Celestiale Bibendum (2015),  La Repubblica del Catch (2016) e Diario di un Fantasma (2017), Eris Edizioni prosegue nella mai troppo lodevole diffusione dell’opera di de Crécy, con Prosopopus, edito in patria nel 2003 e finalmente disponibile anche in Italia.

prosopopus

Prosopopus, Nicolas De Crecy, Eris Edizioni

Prosopopus arriva ancora un passo più in là rispetto alla costante ricerca espressiva di de Crécy, che è in grado di regalarci un romanzo grafico completamente muto.
Non c’è una parola di troppo, perché non ci sono parole, eppure in Prosopopus c’è tutto quello che abbiamo bisogno di sapere su senso di colpa, vendetta e perfino amore.
La narrazione mescola una realtà fatta di tratti duri e un livello quasi onirico abitato dalle creature decrecyane che ormai conosciamo, grottesche, grasse, apparentemente goffe e gigione, fino a trascinarci nell’allucinazione del senso di colpa, del peso (in senso letterale) delle nostre azioni.
Il senso di colpa ci nutre e si nutre di noi allo stesso tempo, arrivando a farci provare una sorta di schifata pietà nei suoi (o nei nostri?) confronti, e mettendoci di fronte allo sguardo fisso dell’ossessione.
Pur essendo quindi antecedente ad alcune delle altre opere che Eris Edizioni ha portato al pubblico italiano, Prosopopus si incastona perfettamente nel corpus artistico dell’autore, come fosse sospeso all’interno di un’unica, grande visione dalle mille sfaccettature, un caleidoscopio di forma e sostanza artistica, delineando con ancora più precisione la “metà oscura” dell’anima di de Crécy.
prosopopus
Quello che potrebbe sembrare un classico copione noir vira così verso una narrazione chiarissima, inequivocabile, tanto più nitida quanto meno bisognosa di parole, libera da ogni vincolo che non sia quello dell’immagine e dell’immaginazione.
Si procede veloci, strattonati di pagina in pagina da sensazioni diverse, guidati dai colori primari che ci portano in un passato ocra, un presente blu e un orrore rosso.
Prosopopus
Con Prosopopus, de Crécy ci guida nell’affrontare un ulteriore passo all’interno dell’animo umano, che non è mai semplicemente buono o cattivo, crudele o innamorato, ma è un groviglio muto di sensazioni che ci guidano, difendendoci e ferendoci nello stesso momento.

Selvaggia C. Serini

 

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