Libri

Published on Aprile 17th, 2018 | by Fabio D'Angelo

1

Anni luce – Andrea Pomella – Recensione

 

Andrea Pomella, Anni luce, Add Editore, recensione, una banda di cefali

Andrea Pomella, Anni luce, Add Editore. pp 149.

“C’era una volta il mondo. Nel mondo, c’era una città in cui pioveva trecento giorni l’anno. La città si chiamava Seattle, estremo occidente degli Stati Uniti d’America. In questa città arrivò un surfista che veniva da San Diego, un fan scatenato degli Who e dei Ramones. In questo surfista, c’era un’anima. In quest’anima, c’era lo spirito di un’epoca.”

Poli opposti si attraggono o chi si assomiglia si piglia?
Con buone probabilità, Studio Aperto cercherà di dare risposta a questa domanda attraverso i risultati di importanti ricerche fatte da Università di chiara fama internazionale, ignorando così una delle poche certezze che un consumatore medio di dischi ha imparato ad apprezzare sin dall’adolescenza: il potere della musica di avvicinare quelli dotati della stessa empatia.
E badate bene, questa è una cosa da non trascurare, perché crescendo potrà capitarvi di cambiare gusti alimentari e scoprire, ad esempio, che la pasta e cavolo è buonissima. Potrete diventare vegetariani e poi ritornare a mangiare la carne. Potrete cambiare amicizie, fede calcistica o politica. Insomma, potrete cambiare tutto o quasi di voi stessi, tranne forse quella sensibilità musicale che vi siete formati sin dagli anni dell’adolescenza e che è diventata per voi quasi come un tatuaggio o una seconda pelle. Per cui non c’è da stupirsi se un genere, una città e un album abbiano assunto un valore simbolo e universale per una generazione. Ed è un po’ questo il senso del bellissimo libro di Andrea Pomella, Anni luce pubblicato da Add editore.
Una lettura che per me è stato sia un bagno di bellezza, che di incanto e nostalgia*. 

Perché Anni luce racconta come la musica, nel libro quella dei Pearl Jam, con la voce di Eddie Vedder e i testi cupi e amari che raccontavano la vita di ragazzi calati in una realtà distante anni luce dalla tua, sia stata in grado di intercettare uno stato d’animo, per poi renderlo collettivo e universale anche a migliaia di chilometri da Seattle. Ma Anni luce non è solo la musica dei Pearl Jam, è la storia di un’amicizia, quella di Andrea Pomella e del suo amico Q., nata anche grazie a Eddie Vedder, perché l’empatia prodotta da una canzone unisce, cavolo se lo fa. Nel modo più semplice: sintetizzando e rendendo riconoscibili le angosce, le inquietudini, i desideri e i furori giovani. E questa capacità non era un’esclusiva dell’epoca legata alle solo canzoni dei Pearl Jam. Ragazzi, c’era il grunge, e checché se ne dica, quel disagio e quella voglia di sofferenza non erano solo uno scimmiottare un cantante con una personalità disagiata o una moda da camicioni a quadrettoni e da un maglione bucato.

“Gli adolescenti di ogni epoca hanno finto di essere tristi; gli adolescenti dei primi anni Novanta lo hanno fatto più di tutti gli altri.”

Il grunge era qualcosa di più di una posa adolescenziale: era caduto il muro di Berlino e con esso le ideologie, e c’era la sensazione di essere condannati tutti, in modo uguale e diverso, alla sperimentazione di forme di solitudini che non avremo mai pensato possibili fino ad allora.

“La musica dei Pearl Jam si sovrapponeva all’individuo sociale che ero, le loro canzoni riproducevano esattamente la mia visione delle cose, e non lo facevano solo attraverso i testi, ma soprattutto attraverso il suono, quel suono lancinante riprodotto dagli strumenti e dalla voce di Vedder.”

Con Q. Andrea condivide l’angoscia esistenziale, il bere matto e disperato, la ricercare dei miti americani nella periferia romana, l’avventura del viaggio e quel senso di rovina che si sublima e condensa nelle feste ad alto tasso di distruzione e disagio organizzate da Squama. Ma anche quel senso di rifiuto del sistema, che diventa peso insopportabile, quasi come la sensazione di avere una pattumiera al posto del cuore, con la morte di Marta Russo, la studentessa ammazzata nella cittadella universitaria della Sapienza.

“Le lezioni e le ore di studio che perdevo in quella ridicola cattedrale che era diventata l’università, università che avrei abbandonato qualche anno più tardi, a tre esami dalla laurea, a seguito di un fatto insopportabile, la morte di Marta Russo, la studentessa ammazzata la mattina del 9 maggio 1997, in pieno giorno, nella città universitaria di Roma, con un colpo in testa sparato per gioco da una mano omicida, mentre io me ne stavo sulle scale del Rettorato a leggere Il cavaliere e la morte di Sciascia. Mollai l’università quello stesso anno (salvo poi riprenderla e completarla cinque anni più tardi), nauseato dall’atteggiamento degli insegnanti, dei direttori di dipartimento, dei contrattisti, degli assistenti, dei ricercatori, nauseato dall’istinto di autoconservazione cui essi si attaccarono, in cui si rintanarono quegli adulti disgustosamente reali finiti nel mirino dei magistrati e dell’opinione pubblica, divorati dai sospetti. Non potevo farmi giudicare da uomini e donne simili, da uomini e donne così meschini.”

Pomella dà forma ai ricordi e il richiamo è fortissimo. Leggo Anni luce e riascolto Ten. E poi in loop anche Vs, Vitialogy, No Code e Yeald. E ritrovo intatta quell’empatia con i testi e con le sonorità. La stessa provata nell’estate 1994, quando una mia amica dell’epoca di cui ho perso ogni traccia con la fine di quel estate (faccio un appello: fatti viva se leggi questa recensione), mi passò le cassette** di Ten e Nevermind dei Nirvana, condannandomi, senza volerlo, a una grave forma di dipendenza dal disagio umano. Nel senso che da allora lo attiro come api al miele, credeteci sulla fiducia.

“«Take a bottle, drink it down, pass it around…» era qualcosa di più di un ritornello, era un trattato comportamentale.”


Mi sento un reduce, o forse lo sono veramente. Sta di fatto che quei dischi continuano a parlare delle mie inquietudini e del mio modo d’essere.
Della mia complessità e del dolore, del passaggio dall’adolescenza alla maturità che forse alla soglia dei quaranta non si è ancora compiuta; di Seattle, il posto dove una generazione è nata e poi è morta con gli scontri durante la conferenza dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ma soprattutto continua a farmi riconoscere le persone dotate della mia stessa empatia da una scintilla negli occhi o dall’insofferenza verso una realtà che ancora oggi poco ci rappresenta manifestata ingenuamente attraverso una maglietta nostalgia, una playlist su Stotify o da una voce che continua ad uscire intatta e lancinante, da un autoradio ultratecnologico che però non gira più a musicassette.

Fabio D’Angelo

Note:
* la citazione al titolo di una canzone di Alessandra Amoroso non è assolutamente voluta.
** le musicassette erano  naturalmente duplicate, perché era un gesto romantico regalarle così, con tanto di tracklist riportata a penna sulla copertina.

 

Facebook
Facebook
Google+
Google+
https://www.bandadicefali.it/2018/04/17/anni-luce/
Instagram
Twitter
Visit Us
LinkedIn
RSS
Follow by Email
Anni luce – Andrea Pomella – Recensione Fabio D'Angelo

Summary:

5

Voto:


Tags: , , , , , ,


About the Author

è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



One Response to Anni luce – Andrea Pomella – Recensione

  1. emy says:

    ma che bella recensione!!!
    i complimenti servono per invogliarti a scrivere una nuova recensione
    Rimango in attesa 😀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑
  • Iscriviti alla nostra Newsletter

    Privacy Policy
  • Seguici su facebook!

  • #unabandadicefali su instagram

    • #Repost @s_tribuzio with @get_repost・・・Di domenica si lavora pure colpiti dall'influenza.Il risultato sarà online per gli amici di @unabandadicefali: sul sito leggerete la recensione di Aquatlantic del maestro Carpinteri. Dopo trent'anni torna a raccontare una storia a fumetti e con la solita potenza grafica vista negli anni del collettivo artistico Valvoline!
    • Un nuovo #streetcefalo panoramico #unabandadicefali #stickers #igerslondon #westminsterabbey
  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • BBB (Book Bloggers Blabberling)

    BBB (Book Bloggers Blabberling)
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Cookie policy